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Le associazioni Rom? Ancora troppo poche

Non esiste un registro ufficiale delle associazioni romanés, ma sono le 68 realtà che hanno risposto alla chiamata dell’Unar per partecipare ai tavoli tematici di discussione nell’ambito della strategia nazionale di inclusione d Rom, Sinti e Caminanti, approvata dal governo nel 2012. Di queste, solo 16 sono composte esclusivamente da romanès. 12 hanno respiro nazionale e 56 solo locale. Sono i dati forniti da Giampietro Losapio, presidente del Consorzio Nova, nell’ambito del congresso delle comunità romanès che si è tenuto ieri e oggi a Silvi Marina in Provincia di Teramo.

Losapio ha però sottolineato “l’incoerenza tra quanto accade nei piani ufficiali e nella realtà”, affermando che “secondo l’Unar non esiste associazionismo Rom da Roma in giù”, dato smentito dalle diverse realtà attive sul tema nel meridione. Agenzia giornalistica Amnesty International: in Slovacchia continua la segregazione degli alunni rom “Viva lo zaino”, parte la raccolta di materiale scolastico per i bimbi rom “Rom, basta con l’emergenza”. Il comune di Roma ora punta sull’inclusione I rom di via Salviati scrivono a Marino: “Ci aiuti a uscire dai ghetti, vogliamo integrarci” www.agenzia.redattoresociale.it “Secondo l’Istat c’è un’associazione ogni 185 italiani, mentre per i Rom il rapporto è 1 a 2000”, ha detto Losapio, ricordando che la strategia nazionale di inclusione d Rom, Sinti e Caminanti prevede tra gli obiettivi la promozione dell’associazionismo Rom. Il presidente di Nova ha poi citato il caso della Fondazione Romanì Italia, che da associazione è diventata fondazione puntando su “un vincolo patrimoniale non più solo sociale”, sottolineando come “la causa Rom si può legare al fatto di poter drenare risorse”.

La mancanza di un sistema decisionale democratico nell’ambito dell’associazionismo Rom è stato poi evidenziato da Losapio che ha affermato come “il mondo Rom ha una tendenza al leaderismo, in cui la guida è affidata soprattutto a uomini”, e “manca una modalità di organizzazione democratica comunitaria” costituita da un consiglio e da soci. Il presidente del consorzio Nova ha poi sottolineato che nell’associazionismo Rom in Italia vige, così come nell’associazionismo italiano in generale, “il principio secondo cui poche grandi organizzazioni possono dire qualcosa”, mentre “tante piccole associazioni che lavorano sul territorio hanno scarsa rappresentanza”. “Spesso i Rom sono solo delle comparse all’interno di associazioni non Rom, che in alcuni casi speculano sulla causa romanì”, ha detto Baskim Berisa, giovane Rom di origine kosovara, presidente dell’associazione “Rom stanziali del Kosovo in Trentino Onlus”.

Berisa ha espresso critiche su progetti portati avanti da associazioni di promozione sociale (“portare la cultura Rom in piazza organizzando eventi flocloristici e musicali non serve per combattere la discriminazione”) e sulle attività delle associazioni che si occupano di campi nomadi: “Perchè non usare quei soldi non vengono usati per costruire edifici in cui gli stessi rom potrebbero lavorare??. “Basta all’assistenzialismo e al folklorismo”, ha concluso Berisa. “E’ necessario costruire con progetti seri un futuro soprattutto per noi giovani”. “Se in futuro noi Rom avremo le competenze giuste perchè non potremo competere con i non Rom? Con l’istruzione si possono aprire delle prospettive molto ampie”. (