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Il Sociale

L’insostenibile rischio del lavorare”. Potrebbe essere questo il titolo della storia della sicurezza sul lavoro del nostro Paese oggi. Perché per molti, per troppi lavoratori, uscire di casa al mattino non lascia certezze sul farvi rientro a fine giornata; e non sempre per colpa di una tragica fatalità, ma piuttosto per la sottovalutazione del rischio della propria attività o per lo scarso rispetto delle aziende per la disciplina vigente in materia di sicurezza.

Una situazione drammatica che viene ben definita dall’ultima indagine elaborata dagli esperti dell’Osservatorio Sicurezza Vega Engineering e relativa ai primi sei mesi del 2013. Sono 240 i lavoratori che hanno perso la vita nel primo semestre di quest’anno. Con una drammatica media di 40 decessi al mese, 10 alla settimana. 54 le vittime nel mese di giugno.

Cresce la percentuale degli infortuni mortali in agricoltura arrivando al 45 per cento del totale, seguita dalle costruzioni (18,8 per cento). Mentre in Lombardia si conta il maggior numero di morti 32, seguita dall’Emilia Romagna (28), dalla Sicilia (21), dalla Puglia (17), da Liguria, Campania e Piemonte (16) e da Veneto e Lazio (15). Ma il tasso di rischio di mortalità più alto rispetto alla popolazione lavorativa viene rilevato in Liguria (25,3 contro una media nazionale di 10,5), seconda la Calabria (19,4 ) e terza l’Umbria (16,6).

La causa principale di morte è quella dovuta al ribaltamento di un veicolo/mezzo in movimento (27,5 per cento dei casi), mentre lo schiacciamento dovuto alla caduta di oggetti pesanti è stata la causa di morte nel 21,7 per cento dei casi. La caduta dall’alto nel 20,8 per cento. Rispetto ai primi sei mesi del 2012 nel 2013 si rileva un decremento della mortalità pari al 9,4 per cento. Ma, nonostante il calo occupazionale e la crisi, il numero di vittime rispetto al 2010 è addirittura essere aumentato. Nel primo semestre di tre anni fa, infatti, i decessi erano 218.

Guardando alle classifiche provinciali è Genova a condurre le fila del Paese, purtroppo, con 13 vittime; seguita da Foggia (8), da Brescia, Milano e Roma (7), Chieti e Cosenza (6). Mentre il rischio di mortalità più elevato appartiene ad Oristano (indice pari a 54,1), seguito da Foggia (45,8) e da Chieti (42,5). E nei primi 6 mesi del 2013 siano già 12 le donne che hanno perso la vita al lavoro. In tutto il 2012 erano decedute 9 lavoratrici.

La fascia d’età più coinvolta nell’emergenza morti bianche nel primo semestre 2013 è quella degli ultrasessantacinquenni. Sempre gli ‘over 65’ quella a maggior rischio di mortalità considerando la popolazione lavorativa.

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