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Aspettare anche 16 anni per avere una risposta. È quello che succede ad alcuni richiedenti asilo nel Regno Unito, secondo un rapporto della commissione parlamentare per gli Affari Interni sullo stato del sistema di asilo nel paese. Nel documento - i cui risultati sono stati pubblicati dal Guardian - i deputati esprimono preoccupazione per le “pessime” condizioni abitative dei richiedenti asilo, e per la pressione che soffrono i richiedenti omosessuali per provare la loro identità sessuale. La commissione, spiega il quotidiano britannico, ha sollevato dubbi sulla qualità del processo di valutazione delle domande, tenuto conto che un 30 per cento dei ricorsi fatti su precedenti dinieghi sono stati accolti nel 2012. Un altro indice del malfunzionamento del sistema sono i ritardi che si accumulano.

La commissione ha scoperto che 32.600 casi registrati nel 2011 non sono stati ancora risolti. Nel 2012 il numero di richiedenti che, dopo sei mesi, ancora aspettavano una risposta, è aumentato del 63 per cento. “Alcuni attendono da oltre 16 anni”, sottolinea il Guardian. Delle 21.955 richieste registrate lo scorso anno in Regno Unito, 12.632 hanno ricevuto una risposta definitiva. “Il sistema di asilo è sovraccarico e sottopressione”, ha dichiarato il presidente della commissione, Keith Vaz. “Il sistema deve funzionare perché altrimenti i richiedenti sono intrappolati in un circolo di impotenza e vulnerabilità”.

Il rapporto denuncia anche le condizioni di alloggio precarie e inadeguate fornite ai richiedenti asilo da imprese private contrattate nell’ambito di un progetto lanciato nel luglio del 2009 e che affidava a privati la gestione dei servizi. “È incoraggiante che il comitato sia cosciente degli ostacoli che il sistema attuale presenta, ma i livelli di assistenza per i rifugiati non sono ancora sufficienti a coprire necessità di base”, ha commentato al Guardian, Jonathan Ellis, della sezione britannica della Croce Rossa. L’organizzazione aiuta ogni anno 10.000 richiedenti asilo in Regno Unito. “Vediamo molte persone vulnerabili che soffrono in condizioni disastrose perché semplicemente non hanno abbastanza per sopravvivere mentre affrontano il processo di asilo. Persone senza tetto o affamate sono il risultato di un sistema che non funziona”.

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