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Il Sociale
Iscrizione negata agli alunni stranieri: "Rimbalzati da una scuola all’altra"

A Bologna l’anno scolastico è cominciato con 33 ragazzi stranieri che, nonostante l’iscrizione, sono rimasti fuori dalle classi. A oggi, dopo un mese, sono ancora 7 quelli senza un’aula. I dati sono dell’Osservatorio sui respingimenti scolastici, un organismo informale costituito da varie realtà cittadine. Secondo i numeri della Prefettura, poi, entro dicembre arriveranno tramite i ricongiungimenti familiari altri 77 minori in età d’obbligo scolastico. Pochi giorni fa, l’annuncio: buona parte di questi 77 saranno accolti da 3 istituti secondari (le scuole Jacopo della Quercia dell’Ic7; le Guinizzelli dell’Ic8 e le Zappa dell’Ic15). Nelle intenzioni del comune e dell’Ufficio Scolastico, non saranno inseriti in classi-ponte (come quella che l’anno scorso fece molto discutere), ma in classi aperte: i bambini saranno distribuiti sulle diverse classi e gli insegnanti faranno anche corsi di alfabetizzazione e laboratori, per facilitare l’inserimento.

"Bene, se le cose stanno davvero così siamo felici - commenta Andrea Grassia dell’Osservatorio, membro anche di Sim, la scuola di italiano con migranti di Bologna -Peraltro quest’anno, per la prima volta, la Prefettura si è premurata di fare avere il numero dei bimbi che sarebbero arrivati in Italia con un po’ di anticipo, come l’anno scorso abbiamo chiesto più e più volte. Però c’è tutto un sommerso con cui nessuno fa i conti: un sacco di bambini – e ovviamente non esistono dati ufficiali – vengono rimbalzati da una scuola all’altra. Faccio presente che questa procedura è illegale. Primo, non sono le famiglie che devono trovare una scuola per i figli, ma sono le scuole a doversi fare avanti. Secondo, c’è un rischio altissimo anche per i genitori. Se i servizi sociali scoprissero uno minore in età di obbligo scolastico non iscritto, dovrebbero intervenire e portarlo via alla famiglia. È normale?”.

La denuncia di Grassia è chiara: capita - spesso - che le scuole vengano meno al loro dovere di prendersi carico dell’iscrizione perché “Siamo pieni”, contravvenendo a un obbligo previsto dalla legge: “Rimandare a casa senza iscrizione tutti questi ragazzi finisce per renderli veri e propri fantasmi del sistema scolastico italiano e in alcuni casi è negato loro il diritto all’istruzione anche per più anni di seguito. Tra l’altro a volte le famiglie non conoscono bene i loro diritti, e le scuole se ne approfittano”. Sono molti, insomma, i casi simili a quello del bambino bengalese escluso dalla scuola l’anno scorso per 8 mesi. Secondo l’Osservatorio, i problemi non finiscono qui: troppi minori sarebbero costretti a frequentare scuole anche molto distanti da casa e, guardando oltre l’età dell’obbligo, “alle superiori, per i ragazzi stranieri è diventato praticamente impossibile scegliere un percorso di studi in maniera autonoma e adeguato alle proprie inclinazioni: sempre più sono costretti a iscriversi in quegli istituti che hanno posti disponibili e che, guarda caso, sono solo scuole di avviamento al lavoro e professionali”. Contro i respingimenti scolastici, l’Osservatorio ha indetto per martedì 14 ottobre alle 10 un presidio davanti all’Ufficio scolastico in via de’ Castagnoli 1. (da redattoresociale.it)

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