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Il Sociale

 

tony iwobi

di Alberto Maggi

Leghista da più di 20 anni, Toni Iwobi è nato il 26 aprile 1955 a Gusau, in Nigeria. Quinto di 11 fratelli, ha svolto i suoi studi nel suo paese e si è laureato in Scienze dell’Informazione negli Stati Uniti. È arrivato in Italia nel 1977, a Spirano (Bg), dove è assessore della giunta monocolore leghista: qui ha sposato una bergamasca e ha avuto due figli. Ora è nonno di due nipotini. Alle ultime elezioni in Lombardia ha sfiorato l'elezione al Consiglio Regionale con il Carroccio. Iwobi parla a tutto campo con Affaritaliani.it del problema immigrazione in Italia, del ministro Kyenge, dello 'ius soli', del reato di clandestinità e di razzismo. "Che cosa fanno il ministero degli Esteri e quello dell'Interno? Adesso c'è anche il ministero per l'Integrazione, che è irrilevante, quanto ci costa? Non possono farsi sentire nel mondo e in Europa per fermare il nuovo schiavismo?"

L'INTERVISTA COMPLETA
Che cosa pensa dei continui sbarchi di clandestini sulle coste italiane?

"Sono anni che parliamo di questo fenomeno. Bisogna cercare di contenerlo. Arrivare attraverso il mare e con i barconi in una nazionale non è assolutamente il modo ideale per migrare".

Quindi?
"Ci vuole la volontà politica, soprattutto a livello italiano".

Ad esempio?
"Si potrebbero aprire le ambasciate. La metà dei soldi che i clandestini spendono per venire in Italia illegalmente sarebbe sufficiente per ottenere il visto e arrivare con il canale giusto e meno pericoloso. Non solo, le autorità italiane saprebbero chi viene, dove va e cosa fa".

Però...
"Forse si vogliono agevolare i nuovi schiavisti, io li chiamo così. E tutto questo non è assolutamente giusto. E' il buonismo senza senso. E lo schiavismo del nuovo millennio".

Si vuole abolire il reato di clandestinità. Che cosa ne pensa?
"In tutto il mondo, Nigeria compresa, la clandestinità è un reato. Io sono arrivato in Italia con visto regolare. E prima di sposarmi con un'italiana ogni anno andavo in Svizzera a rinnovare i documenti, perché una volta funzionava così".

Non se ne esce... "E' inutile che si continui a parlare di agevolare e incentivare i clandestini, non è giusto che vengano in questo modo in Italia. Che cosa fanno il ministero degli Esteri e quello dell'Interno? Adesso c'è anche il ministero per l'Integrazione, che è irrilevante, quanto ci costa? Non possono farsi sentire nel mondo e in Europa per fermare il nuovo schiavismo?".

Che cosa pensa del ministro Kyenge?
"Io non ho niente contro la signora Kyenge, ma contesto la politica che lei rappresenta. Se la sinistra ha voluto dare una prova politica usandola come un modo per innovarsi e accattivarsi la simpatia degli extracomunitari può essere accettabile ma è sbagliato".

Che cos'è l'integrazione? "L'integrazione è rivolta alle singole persone. Una persona che viene a casa mia deve cercare di integrarsi e rispettare le mie abituduni e la mia cultura. Quando sono arrivato in Italia mi sono sbattutto perché mi piace questo Paese che mi ospita, il tutto con mille difficoltà. Non si può obbligare a integrarsi e quindi non c'è bisogno di un ministero ad hoc. La Kyenge è stata nominata parlamentare (nominata visto la legge elettorale), basta e avanza. Il suo ministero è demagogia politica".

Che cosa pensa quando accusano la Lega di razzismo? "In Italia c'è una grande necessità della riforma giudiziaria, ma anche di quella giornalistica. Quando conviene alcuni giornalisti usano la parola razzismo a dismisura. In più di 20 anni nella Lega non ho mai subito nessun atto di razzismo, tutti si sono sempre comportati bene con me. Il razzismo avviene quando si incontrano persone ignoranti o arrabbiate per la loro vita sociale. Non credo che in Italia ci sia questa emergenza".

Che cosa pensa dell'introduzione dello 'ius soli' come vorrebbe la sinistra? "Lo 'ius soli', pur nella misura minima, credo non sia la risoluzione del problema dell’immigrazione che incombe sul Paese in questo momento. Quasi tutti i paesi europei che in passato hanno adottato tale legge sono ricorso al riparo con emendamenti restrittivi cercando di mettersi al riparo, visti gli attuali cambiamenti sociali globali. Più che concentrarsi sullo 'ius soli', perché non impegnarsi maggiormente sulla legge attuale che regola l’ottenimento della cittadinanza italiana diminuendo la burocrazia che impedisce di averla in tempi brevi? La questione dello 'ius soli' è un tema che va discusso in modo adeguato con buon senso e senza fretta, poiché non possiamo concedere cittadinanza in modo automatica ai figli nati in Italia senza tener conto dei loro genitori (nuovi italiani con genitori stranieri) né possiamo ignorare il fenomeno che si creerebbe dopo l’approvazione di tale legge".

Ovvero?
"Maggiori flussi di clandestinità senza controllo, perché ci sarà più gente che mette a rischio la propria vita, specialmente donne incinta, solo per venire in Italia a partorire. Il tutto senza ovviamente dimenticare altri rischi che tale legge causerebbe. Per concludere, mi chiedo: se lo Stato non ha la capacità organizzativa di controllo per contenere l’attuale flusso di clandestinità, come può pensare di controllarlo dopo l’approvazione di tale legge? Bisogno riflettere".

Ultima cosa. E quando sente i cori negli stadi contro i giocatori di colore...
"Le tifoserie criticano chiunque sia di un'altra squadra, le parolacce non sono solo contro la gente di colore. Non facciamo diventare ogni cosa un problema, ovviamente va regolato il mondo della tifoseria. Non è razzismo in sé ma sono le tifoserie che insultano i giocatori anche non di colore. Ancora una volta è colpa dell'enfatizzazione politica e giornalistica".

 

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