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Il Sociale

“Le politiche abitative rivolte ai rom non garantiscono in alcun modo la cura e la sopravvivenza dei bambini con disabilità fisiche e mentali”, abbandonati in alcuni casi alla “selezione naturale”. È quanto denuncia l’associazione 21 luglio nel Libro bianco sulla condizione dell’infanzia rom a Roma “Rom(a) underground” presentato questo pomeriggio presso la Sala Ersoch dell’ex Mattatoio di Testaccio nella capitale. Secondo il rapporto, all’interno degli insediamenti formali e informali di Roma sono stati incontrati numerosi minori rom affetti da disabilità psico-fisica. Una quotidianità difficile per le precarie condizioni abitative e igienico-sanitarie, acuita dalla mancanza di terapie adeguate a causa della scarsità di risorse economiche. “In tali situazioni talvolta prevale un meccanismo di selezione naturale”, spiega il rapporto riportando un’intervista ad un medico della Caritas di Roma: “Se sei invalido mentale nella vita di strada tutto è un rischio, tutto mette a repentaglio la tua vita. Se sei invalido fisico c'è una selezione naturale, non ce la fai. Hai bisogno di una carrozzina, di qualcuno che ti imbocchi, di una bacinella per essere lavato”.
 
Emblematico  il caso di una bambina incontrata dall’associazione nell’aprile 2011 presso il centro di raccolta rom di via Salaria. La minore affetta da una grave forma di paralisi infantile con tetraparesi spastica e alimentazione enterale, avrebbe necessità di cure e assistenza specifiche che secondo l’associazione gli operatori della struttura non sono in grado di offrire. “Le condizioni della bambina sono in progressivo peggioramento – spiega il rapporto -: ai problemi già riscontrati si sono aggiunti complicanze polmonari e respiratorie. Ha necessità di controlli continui e di una assistenza specializzata che all’interno della struttura non può essere garantita; ha necessità di un’alimentazione particolare, a cui provvede la madre a proprie spese”.  Dall’Ufficio di Medicina Preventiva dell'Azienda Asl Roma A, anche una segnalazione al Municipio IV del Comune di Roma con la richiesta di immediato trasferimento in una struttura adeguata. Richiesta respinta per la mancanza di residenza anagrafica dei genitori, “condizione necessaria – spiega il rapporto - per entrare nel circuito di assistenza sociale del Municipio di appartenenza”.
 
Le scarse condizioni igienico-sanitarie in cui vivono molti minori rom della capitale, però, sono spesso la causa di eventi drammatici, come nel caso di un ragazzo affetto dalla sindrome di down che nel 2010, all’età di 16 anni, è deceduto per un’infezione ai reni. “Il minore viveva con la famiglia composta da 10 persone presso un villaggio attrezzato della capitale – spiega il rapporto - in condizioni di estrema indigenza e senza i mezzi economici necessari per le cure”. Indigenza che, secondo le parole della madre del ragazzo raccolte dall’associazione, è stata la prima causa della morte del minore. ”Se mio figlio fosse cresciuto in una casa normale – racconta la madre -, con le pareti in muratura, senza il fango intorno, no, non sarebbe morto. Sarebbe ancora vivo”. Per l’associazione 21 luglio, sono “il mancato sostegno alle famiglie, l’inadeguatezza dei servizi igienici e la precarietà abitativa” a costituire “fattori di rischio che potrebbero concorrere ad aumentare la mortalità infantile all’interno delle comunità rom e sinte della Capitale”.

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libro bianco bimbi romromdisabiliassociazione 21 luglio
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