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Il Sociale
Oltre 130 "lingue immigrate" e 492 scrittori stranieri: così cambia l'italiano

Un censimento curato nel 2003 registrava la presenza in Italia di 130 “lingue immigrate”, che oggi sono parlate da oltre 4 milioni di persone arrivate dall’estero: persone che via via hanno arricchito il nostro idioma di prestiti e usi del tutto nuovi. I mutevoli scenari socio-linguistici italiani sono diventati oggetto di uno studio realizzato dalla Cooperativa di interpreti “Synergasìa” per la Collana “Affari Sociali Internazionali”, Edizioni Idos (n. 3-4/2013, curatori Ginevra Demaio, Giusi Sammartino e Franco Pittau).

Il volume, presentato alla Sala Marconi di Radio Vaticana a Roma, indaga quanto sta avvenendo in Italia: nulla di diverso rispetto a ciò che accadde in passato con la grande emigrazione, foriera di innovazioni linguistiche nelle Americhe, come il broccolino a New York (la lingua della “Little Italy” di Brooklyn), il lunfardo a Buenos Aires (impasto di dilaletti italiani e spagnoli) e il talian in Brasile (unione tra veneto e altri dialetti  con il portoghese). Tuttavia, poiché le questioni linguistiche riguardano sempre anche altre sfere del sociale, i curatori dello studio hanno coniugato, durante il loro lavoro, riflessioni di politici (Claudio Martelli e Laura Boldrini, al momento dell’intervista ancora portavoce dell’Unhcr), rappresentanti dell’Amministrazione dell’Interno (Fausto Gianni, Michela Signorini), docenti e studiosi (Pedrag Matvejevici; Armando Gnisci, Massimo Vedovelli, Andrea Villarini, Gabriella B. Klein, Karim Hannachi, Alessandra Sannella), scrittori di origine straniera (Amara Lakhous e Ndjock Ngana), operatori socio-pastorali (P. Giovanni Lamanna e Marco Mazzetti), ricercatori di Idos e operatori di Synergasìa.

La mediazione linguistica e culturale riveste una fondamentale funzione strumentale perché -sostiene il presidente della cooperativa “Synergasìa”, Jamil Awan Ahamade – “favorisce la conoscenza e l’accettazione dello straniero, in particolare dei richiedenti asilo”. Ma gli immigrati – aggiunge Riccardo Compagnucci, prefetto responsabile del Dipartimento Libertà civili e immigrazione - non sono solo chiamati ad apprendere la nostra lingua, ma ne diventano anche protagonisti con i loro scrittori e, comunque, sono agenti di cambiamento per il fatto che la parlano con alcune specificità e agenti di diffusione nel mondo tramite le reti di collegamento con i Paesi di origine”.

All’inizio del 2014 la Banca dati Basili (Sapienza Università di Roma) ha censito infatti ben 492 scrittori di origine straniera, per lo più donne, europei solo per un terzo, autori di 1.568 opere. I nuovi scenari socio-linguistici dunque, non solo contribuiscono alla inclusione di chi arriva in Italia, ma favoriscono una rinnovata attenzione alle lingue di origine, perchè come scrive il poeta Ndjok Ngana, “conoscere una sola lingua (...) e una sola civiltà è prigione” (da redattoresociale.it)

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scrittori stranieriimmigratilingue
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