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Il Sociale


 

 

pane quotidiano (34)

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La lunga fila si snoda lungo una delle tante circonvallazioni milanesi. Periferia ma non troppo. La pioggia non scoraggia le decine di persone che aspettano l'apertura del cancello per avere qualcosa da mangiare.

Dietro di loro si legge chiaramente quello che è il motto, anche se sarebbe meglio dire il mantra, di questo luogo: "Fratello, qui nessuno ti domanderà chi sei, nè perchè hai bisogno, nè quali sono le tue opinioni".  Siamo fuori dalla Società del Pane quotidiano. Se non si comprendono queste parole  non si capisce la presenza di così tanta gente, e così diversa, in coda nonostante la pioggia battente.

Da quando Edoardo Banfi, nel 1898, decisi di fondare questa opera pia, spinto dalla convinzione che il pane, come alimento base, non dovesse mancare sulla tavola di nessuno. Da allora l'impegno di questa opera pia non si è fermato al solo pane. Ogni giorno vengono forniti tanti bene di prima necessità:  frutta, verdura, pasta, cioccolata e succhi. Con l'aggiunta di vestiti, libri e giocattoli. 

Anche Affaritaliani.it si è messo in fila insieme a queste 3mila persone che ogni giorno aspettano di ricevere qualcosa da mangiare. Chi per se stesso, chi per i familiari. Sono tante e tutte diverse le storie di chi bussa a questo vecchio cancello. Ma attenzione a credere che qui vengano solamente clochard ed extracomunitari. Ci sono famiglie, giovani, pensionati. E non basterebbe un libro per conoscere veramente tutte le storie che ci sono dietro questi volti. C'è chi ha il figlio in prigione e viene qui per fare un po' di spesa da portare tra le sbarre, c'è chi deve pagare l'affitto e non ha i soldi per comprare da mangiare. Chi ha una pensione minima e non arriva a fine mese. Insomma, ci sono tanti italiani che fino a poco tempo fa  non avrebbero immaginato di venire qui. E che, in fondo, se ne vergognano ma non trovano vie d'uscita. Poi ci sono anche gli immigrati, che qui trovano l'unico punto di aiuto. 
 


Sarà per questo che a distanza di più di 100 anni dalla fondazione, la Società del Pane Quotidiano rimane un punto fermo dell'assistenza per tutti quelli che ne fanno richiesta. E sempre senza far perdere dignità. Considerata importante quando il cibo. Ecco perchè nessuno qui - ci ricorda il responsabile della struttura Luigi Rossi - chiede  documenti o registrazioni: "La nostra è solidarietà, non carità. Non abbiamo caratteristiche politiche o religiose. E non vogliamo chiedere a nessuno perchè viene da noi. Ci sembrerebbe  come andare ad indagare nella sofferenza. se uno è qui vuol dire che ne ha bisogno. Per questo diamo aiuto a tutti senza chiedere nulla a nessuno".

"Abbiamo solo tre dipendenti e una novantina di volontari a rotazione", ci tiene a sottolineare Rossi. E non è un elemento banale, visto che molte organizzazioni per coprire i costi di gestione si mangiano gran parte dei fondi che raccolgono: "Tutto quello che riusciamo ad avere ci viene donato direttamente dalla grande distribuzione e dai privati. Solo per citare un nome la Panem, che produce il pane a ciclo continuo. E quando tutto ciò non è sufficiente c'è sempre qualcuno pronto ad aprire i portafogli". Le difficoltà non mancano certo, c'è sempre bisogno di tanto, perchè sono tanti quelli che vengono a cercare da mangiare. Ma Rossi è schivo, deve essere un ottimista di natura. In tutto ciò che dice mette al centro l'opera e i tanti volontari, mai il suo lavoro. Che poi non è un lavoro, visto che è qui - come gli altri amministratori del Pane Quotidiano - a titolo gratuito. Dopo il giro che ci fa fare tornerà al suo vero lavoro. E questo è un altro elemento distintivo. Costi di gestione minimi con una struttura basata in toto sui volontari. Che poi rispecchiano in qualche modo anche le persone che troviamo in fila. Ci sono pensionati, lavoratori e immigrati che mettono a disposizione una parte della loro giornata per aiutare gli altri.

 


Andrea Bufo

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@AbuBufo

 

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