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Il Sociale
Parcheggio riservato? “Solo se il disabile esce almeno 10 volte al mese...”

ROMA - “Mi creano più problemi gli enti pubblici, con le loro regole vessatorie, che la malattia di mia figlia. Oggi dovrò perdere tempo per spiegare le mie ragioni di fronte a norme irragionevoli”: Marina Cometto, torinese, mamma di una donna gravemente disabile, ci racconta la sua indignazione per quanto accaduto due giorni fa. “Si è presentato a casa nostra, senza alcun preavviso, un vigile: mi ha chiesto se mia figlia, gravemente disabile, non deambulante e del tutto non autosufficiente, si sposta almeno dieci volte al mese con carattere continuativo per esigenze terapeutiche. Non capisco quella domanda, rispondo 'Sì, credo di sì. Ma perché'?. Allora mi chiede di presentare un documento medico che attesti questo, perché lui deve compilare un modulo e inviarlo all'ufficio competente. E' quanto prevede una delibera della giunta comunale di oltre 10 anni fa, di cui non ero a conoscenza, perché evidentemente fino a questo momento non era stata messa in pratica”.

La delibera “Nuova disciplina delle riserve di sosta personali per disabili” include infatti un articolo che recita così: “Per i richiedenti sprovvisti di patente e non abilitati alla guida (esclusi i non vedenti dietro presentazione verbale d’invalidità), occorre documentare mediante la presentazione di un certificato rilasciato dal proprio medico di famiglia lo spostamento di almeno 10 volte al mese con carattere continuativo per esigenze terapeutiche”. E' questa la condizione indispensabile per ottenere uno stallo riservato presso l'abitazione della persona con disabilità. E in un paese in cui i parcheggi “riservati” sono sempre più “diversamente occupati”, una norma così rigida e “vessatoria”, come la definisce Cometto, desta sicuramente più di una perplessità. Ma soprattutto pesa e complica ulteriormente la vita a chi già sopporta l'impegno continuativo dell'assistenza di un familiare con grave disabilità. Come Marina, che alla figlia Claudia, la quale ha superato i 40 anni, dedica tutto il proprio tempo e le proprie energie. “Questa regola è anticostituzionale, incivile e vessatoria – commenta - Fare regole così restrittive e penalizzanti per chi già deve quotidianamente affrontare difficoltà infinite presenta punti perseguibili ai sensi della legge 67/06 sulla discriminazione, visto che, tra l'altro, esonera i non vedenti dal presentare il suddetto certificato, e addirittura fa distinzione tra non vedenti e ciechi parziali”.

In ogni caso, si tratta di un ennesimo passaggio burocratico, che viene imposto a queste famiglie per le quali spesso uscire di casa è una vera e propria impresa. “Io ho il permesso di sosta dal 1999 e mai nessuno, anche in occasione dei rinnovi del tagliando, mi ha richiesto documenti medici che attestassero lo spostamento per esigenze fisse di cure riabilitative. Oltretutto – aggiunge Cometto - non è giusto che, per ristabilire diritti umani e sociali contro la burocrazia ottusa, io debba mettere in piazza tutto il nostro vissuto”. E proprio il “vissuto”, la vita quotidiana di queste famiglie, con le difficoltà e i rischi che porta con sé, è la ragione per cui quel parcheggio riservato serve e basta, a prescindere dal numero di uscite mensili per scopi terapeutici: perché “Claudia ha la vita appesa a un filo e ogni momento potrebbe lasciarci se il suo cuore, colpito da ben due patologie al sistema di conduzione elettrica, andasse in arresto. In caso accadesse, noi dopo aver usato il defibrillatore, dovremmo subito portarla in ospedale, senza poter aspettare l'ambulanza”. L'auto lontana da casa, in una simile circostanza, potrebbe essere insomma una vera e propria condanna a morte. “E io non ci sto – dice chiaramente Marina – E' ovvio che Claudia non esce per cure sanitarie dieci volte al mese fisse: a volte di più, a volte di meno. Ma quel parcheggio, per noi, è questione di vita o di morte”. (Redattore Sociale)

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