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Il Sociale
Mauro Righini, dal trapianto di fegato all’oro ai mondiali di sci
La trombosi uccide più del cancro e dell’Aids

 “È stato un vero e proprio fulmine a ciel sereno: domenica sera ero in campo per la partita di hockey, lunedì mattina ero in rianimazione all’Ospedale Baggiovara. Avevo avuto un’emorragia interna: fu così che scoprii di avere un tumore al fegato”. Mauro Righini parte da qui per raccontare la sua storia: quella di un trapiantato arrivato a vincere la medaglia d’oro di slalom parallelo di sci ai Campionati Mondiali per trapiantati, andati in scena dal 12 al 17 gennaio nell’Alta Savoia francese. Il primo intervento, a Baggiovara, per asportare il pezzo di fegato con il tumore. Poi, le cure al Policlinico: “Pochi mesi dopo, la ricaduta: una nuova operazione, la pulizia, la chiusura. Ma si presentò un altro nodulo, e questa volta i dottori decisero di trattarlo con una chemioembolizzazione. Poi, il responso: serviva un trapianto, non sarei sopravvissuto a un nuovo attacco”.

Righini, modenese, classe 1964, ha una moglie e un figlio che sta per compiere 16 anni: “Non ha vissuto nessun trauma: non mi ha mai visto triste o abbattuto, ma sempre sorridente e attivo, grazie anche al meraviglioso aiuto del dottor Nicola Cautero che, prima e dopo l’intervento, non mi ha mai lasciato solo”. Nel 2010, l’operazione più importante: “Accettare un trapianto non è facile né da un punto di vista fisico né da un punto di vista psicologico: non ho mai avuto sofferenza, non ho avuto il tempo di abituarmi all’idea. La notizia del trapianto è stata devastante”. La convalescenza va veloce, e dopo un mese e mezzo Righini è già in sella alla sua bicicletta: “Sono sportivo da sempre e, d’accordo con il medico, ho ricominciato subito con l’attività fisica”.

Attività fisica che ben presto è diventata quella promossa del progetto “Trapianto… e adesso sport” attivo al Policlinico: in palestra tre volte a settimana per dare un calcio alla sedentarietà e riprendersi in mano la vita (Su RS Agenzia giornalistica leggi l'articolo sul progetto per l’attività fisica dei trapiantati).

Visti gli ottimi risultati, Righini diventa l’esempio con cui stimolare altri trapiantati: “Ma che fatica! Convincere altri che come me hanno subito un trapianto di fegato o di rene è un’impresa quasi impossibile. Alcuni non si fidano, temono di non essere in grado: ma non è così, e io ne sono testimone. Il programma di allenamento è assolutamente proporzionato alle possibilità di ognuno”. Righini, per colpa dei farmaci antirigetto è diventato diabetico: “Ma non prendo nessun farmaco, compenso tutto con l’attività fisica”.

Ferdinando Tripi, Direttore del Servizio di Medicina dello Sport Azienda USL di Modena, partner sinergico del progetto, considerato l’ottimo stato di Righini e le sue abilità sciistiche, avanza una proposta ‘indecente’: perché non tentare i Campionati Mondiali? Detto, fatto. Allenamenti più intensi, impegno a mille. Fino al 17 gennaio quando, ai Campionati Mondiali di La Chapelle-d’Abondance, Righini sale sul gradino più alto del podio nello slalom parallelo di sci nella categoria Team Manager. A tenere alto i colori italiani, anche Sergio Cantoni ed Erminio Rigos, che si sono portai a casa 3 ori ognuno nelle rispettive categorie.

Per Righini, nessuna intenzione di fermarsi qui: “Punto ai Mondiali del 2016 in Austria, categoria 50/59 anni. Non posso sciare quanto vorrei, ma faccio il possibile. In fondo, non sono che un uomo normale, ma con la fortuna di avere un atteggiamento positivo nei confronti della vita”.

(da Redattore Sociale)

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