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Il Sociale
Il "sociale" di Cristicchi, in arrivo un musical sulla legge Basaglia

L'attenzione verso gli ultimi unisce molti lavori di Simone Cristicchi, che in questi mesi sta pensando ad un musical sulla legge Basaglia. Un’esigenza, quella di guardare agli emarginati, che inizia anni fa nei quartieri di Roma. E da un fatto personale, un lutto. "Quando, da bambino, persi mio padre mi sentii parte della comunità degli sconfitti - racconta l’artista - e mi inventai un mondo 'altro', dove poter star bene. Iniziò così il mio dialogo per le strade romane con i malati mentali oppure con i senza fissa dimora, con uno in particolare che incontravo in una fermata della metropolitana". L’attenzione al mondo della malattia mentale ritorna, prepotentemente, quando il cervello di un suo caro amico (la ‘sinapsi’, precisa Simone) viene pesantemente danneggiato dall’uso di droghe pesanti, fino a sprofondare il giovane nella follia.

Da quel momento, Cristicchi inizia a raccontare “i matti”. "Li chiamò così, affettuosamente", spiega. Forse nel tentativo di tenerseli vicino, forse per proteggerli dagli altri e dall’oblio, dando loro quella voce e quella presenza che i più non ascoltano, né vedono. "A dispetto della loro condizione e di ogni apparenza - continua il musicista - trovai un’umanità forte e iniziai a costruire 'un ponte' verso di essa".

Adesso Cristicchi, che nel 2007 vince il 57° Festival di Sanremo con la canzone Ti regalerò una rosa (lettera di amore e di evasione da un centro di igiene mentale), sta immaginando la realizzazione di un musical sulla legge Basaglia, quella 180/78 che riconobbe i malati mentali come persone portatrici di diritti, da reintegrare socialmente. “Serve un musical - afferma Cristicchi - perché tale legge ha prodotto una liberazione, una grande gioia. Inizierò da quando a Gorizia (dove erano rinchiusi 500 pazienti, ndr) e Trieste furono abbattuti i muri e divelte le reti di recinzione dei manicomi, cercando di spiegare - specie ai giovani – quella che è stata una vera rivoluzione italiana che, nonostante i suoi limiti, è ancora oggi ammirata e studiata in tutto il mondo”, afferma il cantautore. Nel 1994 terminò il lungo processo, avviato dalla legge 180, che portò alla chiusura dei 144 manicomi italiani. Una salvezza per tante persone: nel frattempo erano sparite le camicie di forza, l’isolamento nei reparti, le terapie elettroconvulsive che spingevano i pazienti fino al coma.

"In realtà - spiega poi Cristicchi - più che un cantautore sono un ‘ricercautore’. Nel senso che ho l’attitudine più alla ricerca, ad esplorare il territorio della memoria. Tutte le informazioni, i ricordi, le sensazioni che raccolgo le comunico attraverso la musica e il teatro". Così, quando gli hanno aperto le porte del Magazzino 18, nel Porto Vecchio di Trieste, non deve essergli sembrato vero: là dentro ci sono gli oggetti, con su nomi e cognomi, di tanti esuli istriani, come sedie, stoviglie, mobili, letti, fotografie, quadri, ecc. Cose accomunate da una scritta: ‘Servizio Esodo’. Al Magazzino 18, che è poi diventato il titolo di un suo spettacolo (prodotto dal Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e Promo Music) attualmente in giro per l’Italia, Cristicchi ha visto, annusato e toccato “frammenti” delle case e delle vite abbandonate da tanta gente. Con gli accordi di pace del 1947, l’Italia perse gran parte dell’Istria a vantaggio della Jugoslavia titina: fu allora che circa 270 mila persone – fra cui anche sloveni e croati antititini - lasciarono la terra dove erano nati, fuggendo verso l’Italia e l’estero. I casi limite, gli ultimi degli ultimi, anche in quell’occasione, divennero i simboli del dramma: come poter restare in una casa con la cucina in Italia e la camera da letto in Jugoslavia, divisa in due dal nuovo confine pesantemente marcato da una larga striscia di vernice?Altre vittime, stavolta della Storia. Che a Cristicchi interessano lo stesso.

Cristicchi s’imbatte poi in altri uomini dalla vita dura. I minatori. E nel loro mondo del lavoro, ormai quasi scomparso, se non fosse per l’eccezione delle ultime miniere sarde agonizzanti nel Sulcis-Iglesiente. Nasce la collaborazione fissa con il coro dei minatori di Santa Fiora, che produce Canti di miniere, amore, vino e anarchia.

Suo nonno Rinaldo era un personaggio speciale per il piccolo Simone. «Parlavamo molto insieme, ma non mi raccontava mai della guerra in Russia», ricorda oggi l’artista. «Quando è scomparso, mi sono accorto che avevo intervistato e filmato mezzo mondo, ma non lui. Allora mi misi alla ricerca della sua storia». Li Romani in Russia, epopea in ottave romanesche di Elia Marcelli (poeta nato nel marzo 1915 da una famiglia contadina di Fabrica di Roma), narrava il tragico cammino del Corpo di spedizione italiano in Russia (Csir): Cristicchi aveva ritrovato le tracce di suo nonno, arruolato nella Divisione Torino e quelle di tanti altri soldati mandati al macello nel gelo sovietico: le impronte di una guerra “a millanta mila miglia”, nel freddo e nella paura, dove la dignità dell’uomo vacilla o scompare. Con Simone, tutti quei poveracci - vittime di interessi più grandi di loro, costretti a patire stenti e sofferenze - vennero idealmente accolti, un giorno, in un festival mondiale di monologhi a Mosca. Per la prima volta erano “tornati” in Russia e con successo. (da redattoresociale.it)

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