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Il Sociale
Solo un libro al giorno, non di più. Carcere, gli assurdi della vita da detenuti

Comprare un libro va bene, ma acquistarne più copie no, non è proprio previsto. E quindi? Bisogna chiedere il permesso e confidare nella comprensione della direzione. È una delle anomalie del sistema penitenziario italiano, denunciata da alcuni detenuti del carcere di Parma e resa nota in questi giorni da Carmelo Musumeci, ergastolano al Due Palazzi di Padova. È lui l’autore del libro incriminato, “L’Assassino dei sogni. Lettere fra un filosofo e un ergastolano”, che raccoglie lo scambio epistolare con il docente di filosofia della morale Giuseppe Ferraro. “Alcuni uomini ombra (così si chiamano fra loro gli ergastolani sparsi nei carceri d’Italia) mi avevano avvertito che ne avrebbero comprate diverse copie per donarle e sensibilizzare gli operatori penitenziari, le associazioni di volontariato e la società civile”, scrive Musumeci. A Parma però non è andata proprio così: la richiesta di acquisto multiplo è stata respinta e ai detenuti è stato spiegato che bisognava “presentare una richiesta scritta con delle motivazioni”.

La vicenda non si è ancora conclusa, ma per i contorni che ha assunto rientra perfettamente nella gamma dei “Piccoli assurdi di ordinaria amministrazione" che caratterizzano il sistema italiano, raccolti da Ristretti orizzonti, il sito dello stesso carcere padovano. Potrebbero sembrare delle barzellette, solo che al classico “ci sono un italiano, un inglese, un tedesco” si sostituisce “ci sono un detenuto e un agente in una cella”. Le risate sarebbero assicurate, se le vicende raccontate non fossero tutte così banalmente vere.

Dentro una ‘istituzione totale’ come il carcere il rischio più pesante è che si diventi tutti un po’ più stupidi - commenta la redazione di Ristretti -: i detenuti, ridotti spesso a bambini indifesi, con quelle domandine cui sono affidate tutte le loro richieste e, spesso, le risposte negative dell’istituzione; ma anche gli operatori, gli agenti, che in nome della sicurezza devono diventare rigidi e intransigenti fino a sfiorare l’assurdo”. Altri esempi di “piccoli assurdi” non mancano. Un detenuto esce dalla doccia con un secchio di acqua calda per lavare il pavimento della cella, ma l’agente lo intercetta dicendo che non si può fare. “Va bene, ora lo so, ma visto che l’ho presa la posso usare per questa volta?”. Risposta: "Io gliela farei portare, ma poi anche gli altri la vorrebbero. Torni in doccia e la rovesci". Oppure: passa il carrello con il pranzo e per secondo c’è tonno in scatola, già aperto. Un detenuto chiede che gli venga consegnata la scatola chiusa, per poterla conservare. Risposta: no, perché il coperchio potrebbe essere usato per tagliarsi. Avrebbe senso, se solo il tonno in scatola, chiuso, non fosse tra i prodotti che i detenuti possono acquistare alla spesa. Cosa cambia? "Se ti tagli con il coperchio del tonno comperato alla spesa è un’altra storia". Ah ecco… Ancora: frutta e verdura non possono essere portate dai parenti ai colloqui, tranne i pomodori. Una donna non lo sa e porta con sé una pesca che le viene sequestrata perché, chi lo sa, potrebbe essere piena di veleno per il marito. "Scusi, ma allora potrei avvelenarlo anche con i pomodori…" giustamente. Risposta dell’agente: "In quel caso io sarei a posto, perché i pomodori sono consentiti". E infine, il taglia-capelli: non può essere comprato alla spesa, mentre il regola-barba sì. Come fare? Si può acquistare un regola-barba e poi usarlo per tagliarsi i capelli? "Certo, l’apparecchio è sempre lo stesso". Ma allora, perché non posso comprare il taglia-capelli? "Perché il regola-barba è consentito e il taglia-capelli no". Ovvio.

Fonte: www.redattoresociale.it

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