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Stephen Hawking 500

"Volevano staccarmi dalle macchine ma mia moglie disse no all’eutanasia". Stephen Hawking, matematico, fisico e cosmologo britannico, descrive l’esperienza di "quasi morte" avvenuta nel 1985, quando si trovava in coma farmacologico a causa di una polmonite. I medici svizzeri proposero alla moglie di lasciarlo morire, ma lei disse di no e riportò il marito, affetto da atrofia muscolare progressiva, a casa. In pratica gli salvò la vita, anche se da quel momento il fisico non poté più parlare

Oggi, a quasi trent’anni di distanza, il fisico ha deciso di svelare i lati più nascosti del suo piccolo universo personale, compresa la “quasi morte” di allora. "Ero a Ginevra, in coma farmaceutico per provare a curare una polmonite, figlia della atrofia muscolare progressiva che mi ha ridotto in carrozzella – racconta per la prima volta nel documentario “Hawking”, in uscita nelle prossime settimane –. I medici pensavano che ci fosse poco da fare. E così hanno offerto a mia moglie (la prima, Jane Wilde, ndr) la possibilità di farla finita". Leidisse di no: "Ha voluto a tutti i costi che tornassi a Cambridge". Lì gli hanno praticato un’incisione in gola "che mi ha rubato per sempre la possibilità di parlare ma mi ha fatto guarire".

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