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Italia, Repubblica fondata sul delitto: ormai il morto ammazzato è un genere televisivo da prime time

I romanzi noir di Camilleri ci lasciano sempre qualcosa: raccontano la Sicilia, il potere, la lingua, i compromessi e le contraddizioni italiane. Il delitto è il pretesto; ciò che resta davvero è uno sguardo profondo sull’uomo e sulla società. Il plastico del delitto, molto spesso, ci lascia soltanto la paranoia.

Italia, Repubblica fondata sul delitto: ormai il morto ammazzato è un genere televisivo da prime time

Tre italiani su quattro seguono con regolarità cronaca nera, delitti, processi e misteri assortiti. Poi quasi la metà sostiene che tutta questa overdose di sangue aumenta la paura. Straordinario: ci facciamo venire l’ansia da soli e pretendiamo pure il bis dopo la pubblicità!

Una volta la sera si guardava un film. Si leggeva un libro. Si faceva l’amore. O, nei casi più estremi, si parlava con i familiari. Oggi invece l’Italia si accomoda sul divano e aspetta il morto. Secondo i dati raccolti da Only Numbers di Alessandra Ghisleri, il 74,3% degli italiani segue abitualmente contenuti di cronaca nera. Tre su quattro. Una maggioranza bulgara costruita su omicidi, sospettati, reperti, DNA, tabulati e soprattutto sul contributo indispensabile del vicino che «quella sera aveva sentito un rumore».

Il 29,6% chiama tutto questo curiosità. Il 17,9% dice di essere interessato al meccanismo investigativo. Il 42,8% ammette invece l’assuefazione alla moda crime. Una specie di nicotina editoriale: fa male, lo sappiamo, ma un altro collegamento davanti al cancello di casa dell’indagato non si nega a nessuno.

Dal giallo al voyeurismo con opinionista incorporato

Il punto è che ormai la cronaca nera non viene raccontata: viene letteralmente centrifugata. Lo stesso delitto passa dal mattino alla sera, rimbalza tra talk, speciali, podcast e “ultimissime”, anche quando di ultimo non c’è assolutamente nulla. Si analizzano ricevute, scarpe, unghie, tende, messaggi, parentele e smorfie. Ogni dettaglio diventa decisivo finché non arriva quello successivo.

E qui torna utile ricordare Montalbano. Perché leggendo Camilleri, tra un cadavere e un’arancina, si imparavano una lingua, una terra, i vizi del potere, la Sicilia, gli uomini. Conoscere invece il millimetro esatto di una macchia di sangue dell’ultimo delitto televisivo non ci rende più colti: ci rende soltanto più morbosi.

La paura che ci cuciniamo da soli

Il capolavoro finale è che il 46,3% degli italiani ritiene che questi programmi aumentino il senso di insicurezza. Dunque sappiamo che la macchina ci agita, ci altera la percezione della realtà e trasforma il dolore in intrattenimento. Ma continuiamo ad alimentarla con lo share. Una forma di masochismo mediatico perfettamente riuscita: prima guardiamo tre ore di assassinii, poi chiudiamo la porta con due mandate e ci chiediamo perché il mondo faccia così paura.

Forse il vero mistero italiano non è più chi abbia ucciso chi. È capire quando abbiamo smesso di cercare storie che ci insegnano qualcosa e abbiamo cominciato ad accontentarci di dettagli che soddisfano soltanto la nostra morbosità.