La federazione russa di atletica (Rusaf) ha presentato un nuovo ricorso al Tribunale Arbitrale per lo Sport (Tas) di Losanna contro World Athletics, contestando ancora una volta il mancato reintegro degli atleti russi nelle competizioni internazionali. È la seconda causa in poco più di un mese: la prima risale al 9 luglio, dopo l’ennesima conferma del divieto totale da parte del Council guidato da Sebastian Coe. La Russia è fuori dall’atletica internazionale dal novembre 2015, prima per lo scandalo doping di Stato, poi, dal 2022, anche per l’invasione dell’Ucraina, con sanzioni estese pure alla Bielorussia. World Athletics ha riesaminato la propria posizione più volte (2023, 2025, marzo 2026) confermandola sempre. L’ultima conferma, a luglio, ha tenuto fuori russi e bielorussi anche dagli Europei di Birmingham, iniziati oggi.
A differenza di altri sport – oltre una decina di federazioni olimpiche ha già riammesso bandiera e inno russo, altre consentono la partecipazione come “atleti neutrali”, e lo stesso Cio ha revocato a maggio le proprie restrizioni – l’atletica resta un’eccezione: non ha mai riconosciuto nemmeno lo status di atleta neutrale. Per la Rusaf le sanzioni “ledono i diritti dell’organizzazione” e non le permettono di “rappresentare pienamente gli interessi dell’atletica nazionale”. Il direttore esecutivo Boris Yaryshevsky le definisce “senza precedenti” nel panorama sportivo, con danni soprattutto ai giovani atleti: “Difenderemo i nostri diritti attraverso i tribunali”.
A sostegno della causa, la federazione russa può contare su due precedenti: le sentenze Tas favorevoli a slittino e sci a fine 2025, e la revoca delle restrizioni decisa dal Cio. Resta da vedere se basteranno a convincere i giudici di Losanna.

