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gino bartali

"Io ho sempre saputo, con papa' siamo stati tanto assieme e lui mi raccontava tutto raccomandandosi pero' di non dirlo a nessuno, perche', ripeteva, 'il bene si fa ma non si dice', e 'sfruttare le disgrazie degli altri per farsi belli e' da vigliacchi". Andrea Bartali, figlio dell'indimenticato "Ginettaccio" nominato nei giorni scorsi "Giusto tra le nazioni" per aver salvato centinaia di ebrei dallo sterminio, raggiunto telefonicamente dall'Agi non fa nulla per nascondere la sua felicita'.

"Sorpreso? No, si lavorava da anni a questa cosa (gia' nel 2005 il presidente Ciampi conferi' al ciclista la medaglia d'oro al merito civile, ndr) - ammette Andrea - ma Yad Vashem, il memoriale ufficiale israeliano delle vittime dell'Olocausto, preferisce lavorare con calma, fuori dalle luci dei riflettori, e mi era stato chiesto di non farne parola con nessuno: io gli ho dato retta, per quanto ho potuto, ma poi ho dovuto spiegargli che quello di Bartali non e' un nome come gli altri, che non potevo impedire ai giornalisti di parlarne..".

"Quando le leggi razziali hanno cominciato ad essere applicate con rigore in tutta Europa - racconta ancora il figlio di Gino - in Italia arrivarono 14-15mila ebrei che trovarono rifugio per lo piu' nei conventi, nei collegi, nelle comunita' religiose. Dopo l'8 settembre la situazione comincio' a farsi ancora piu' pesante ed allora il cardinale Dalla Costa, che conosceva papa' da anni e che aveva celebrato il suo matrimonio e il mio battesimo, lo chiamo' spiegandogli che per salvare tanti dalla deportazione bisognava portare dei documenti da una citta' all'altra. 'Solo tu puoi riuscirci - gli spiego' - sei uno sportivo famoso ed amato, nessuno puo' immaginare che lavori in clandestinita'. Una cosa pero' devo dirtela - aggiunse - se ti scoprono, ti fucilano'".

La risposta del grande campione non si fece attendere: "si prese qualche giorno per riflettere - continua Andrea - non tanto per se', ma perche' io ero ancora piccolo e lui non voleva lasciare mamma e me soli , ma poi l'istinto prevalse e rispose 'si', lo faccio, lo sport e' vita e solidarieta', altrimenti a che serve?'. Fu cosi' che papa' prese a fare la spola tra Firenze e Genova, nascondendo le carte nei tubi del telaio della bici e facendo tappa alla Certosa di Lucca dove i certosini prendevano i documenti e li smistavano. A un certo punto, per evitare i controlli sempre piu' stringenti sui porti, Della Costa penso' di appoggiarsi ad Assisi e papa' allora comincio' a portare i documenti da Firenze ad Assisi, 160 km all'andata e 160 al ritorno in una sola giornata. Gia' che c'era, i fratigli chiesero di dare un occhio anche ai posti di blocco sulle strade abruzzesi e comincio' a vedere anche un religioso di Pescasseroli, conosciuto come "il frate confessore dei contrabbandieri", che poi erano quelli che vendevano alla borsa nera".

"Aveva paura? Non credo - conclude Andrea - e se anche l'aveva ne ha fatte lo stesso di tutti i colori: ha rischiato la pelle, si e' buttato nei fossi per sfuggire ai controlli, e' persino finito nelle acque nere: torno' a casa e mamma, che naturalmente non sapeva niente, lo fece spogliare da capo a piedi per lavarlo. Quante vite ha salvato? Ufficialmente almeno 800 ebrei, ma nel conto vanno messi pure un bel po' di inglesi e di partigiani".

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