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Livio Proli ad Affari : “Milano campione d’Italia riparte da Gentile”


Di Giordano Brega

Incontri Livio Proli al Forum, quando le luci si stanno spegnendo e lo scudetto è vinto da un paio d’ore. Milano brucia di passione per il basket, dopo l’ennesimo tutto esaurito che viene premiato con un titolo che mancava da 18 anni. Ecco il presidente che riconsegna il tricolore all’Olimpia di Giorgio Armani, che sente dentro di sé quella stessa passione e la trasmette. Basta parlarci per capire: il piacere di una vittoria inseguita pazientemente negli anni e colta in una gara 7 emozionante contro Siena. Dopo una serie thrilling.

Un veloce salto indietro nel tempo, flashback per chi si fosse perso le precedenti puntate: quattro giorni prima la Mens Sana espugna il Forum, va sul 3-2 e si ritrova in mano il match ball in casa propria.

Due giorni prima arriva il canestro di Jerrerls allo scadere di una partita tiratissima che dà a Milano il 3-3. E siamo alla notte della finale, con la squadra toscana allenata da Crespi che sprofonda a -12 a inizio terzo quarto, salvo ribaltare tutto e arrivare a +8 ancora all’inizio dell’ultimo quarto. Poi la rimonta di Milano: spinta da un capitan Gentile stratosferico (lui uomo scudetto, come lo fu suo padre con la maglia della Stefanel Milano nel 1996), dall’animus pugnandi di un Daniel Hackett mai domo, da Curtis Jerrerls che ha l’innata dote di sentire l’odore del sangue e colpire a morte gli avversari in quel momento. Per non parlare di Niccolò Melli, monumentale in difesa. Ma il mattoncino lo mettono tutti: da David Moss a Langford (magari non irresistibile come mille altre volte, però umile nel capire i momenti della partita: difendendo e mettendosi al servizio della squadra), passando per Samuel, Lawal e Cerella.

Questa la cronaca di una cavalcata scudetto che meriterebbe un libro lungo 18 capitoli come gli anni di attesa. Si torna a Proli, che dedica il titolo alla famiglia che gli è sempre stata vicino, a Giorgio Armani e al pubblico di Milano.

livo proli
 


E si concede in un’intervista a cuore aperto con Affaritalialiani.it:

Qual è stato il momento più difficile della stagione?

“Mi aveva fatto arrabbiare la sconfitta di Cantù (in regular season nel girone di andata, ndr). Perché il ko in Coppa Italia con Sassari (al primo turno delle Final-8 giocate al Forum, ndr) è venuto però per un’atteggiamento di superficialità di quella partita: era un mese che stavamo giocando da squadra e più di tanto non mi ero preoccupato. Invece prima di Natale avevamo ancora tanto da mettere a posto e quella resa, quasi umiliante, in terra canturina mi aveva un po’ preoccupato”

Poi arrivò Hackett. E lì iniziò a cambiare Milano...

“Lui ha rimesso in equilibrio una serie di incastri ed è cresciuto il contributo e la prestazione di tutti e dodici. E devo dire che anche i playoff lo hanno dimostrato. Daniel ha pagato qualcosina più di altri per infortuni-stanchezza e tutti hanno messo un mattoncino”

Ci ripensa all’eliminazione con il Maccabi nelle final-8 di Eurolega, con quella gara 1 persa a Milano che girò male negli ultimi secondi di tempi regolamentari (partita poi persa ai supplementari)?

“Gara 1 fu la dimostrazione che siamo giovani a quel livello. E’ stata la prima volta da più di dieci anni che la nostra società ha potuto competere e fare esperienza a quel livello dove’ due secondi’ sono fondamentali. Avete visto poi il Cska Mosca in semifinale di Eurolega poi come ha perso: e per loro forse è più grave, perchè sono una società e una squadra abituata”

Avevate anche fuori Gentile in quella serie...

“E Langford veniva da un infortunio. Ma non è quello, è che l’esperienza non la puoi andare a comprare la devi fare. Io credo che se in futuro dovessimo ritrovarci in una stagione e in partite di quel tipo, magari ne faremo altri di errori... ma non quelli”

Si può pensare l’anno prossimo alla final-4 di Eurolega?

“Si può pensare e si deve pensare. E si deve sempre sognare. Però non è facile, la concentrazione deve essere di tutti”

Milano riparte dal capitano Alessandro Gentile, malgrado le scelte del draft Nba (chiamato da Houston con la 53° chiamata)?

“Sì”

Avete alcuni giocatori già sotto contratto (Samuels, Hackett, Moss). E Niccolò Melli?

“No, ma non credo che non voglia non rinnovare”

C’è il dubbio Langford...

“Risolveremo con lui. Ci siamo abbracciati prima e ci sentiamo nei prossimi giorni. Dipende molto da lui, sa che in società abbiamo fatto passare una linea guida: ci vuole una certa armonizzazione salariale. Se lui dovesse sposare questo tipo di progetto, accettare con piacere di stare a Milano a cifre più modiche perché no? Comunque oggi dovremmo confermare il blocco vista la squadra che fa una stagione così...”

Ovviamente si riparte da Luca Banchi in panchina. Scommessa pienamente vinta il suo arrivo a Milano...

“Luca ha un biennale blindato e dopo il Maccabi ho parlato due giorni con i suoi agenti per fare un anno in più. Perché Luca è fortissimo in palestra e fortissimo a bordo campo. E’ un uomo vero, autentico. Un grandissimo allenatore e un grandissimo formatore”.

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