A- A+
Sport
Gli errori di Allegri e il Napoli simbolo di un Italia senza identità

Di David Messina

Salutiamo il 14mo anno del secolo 3000 e facciamo un riepilogo. Di solito, a 14 anni l’adolescente entra in puberta’ e comincia a scoprire tutto un nuovo mondo: i primi peli molto radi di una barba incipiente; la compagna di classe o di scuola che in puberta’ e’ gia’ da 2 anni, non piu’ bambina quindi ma ormai bocciolo di signorina davvero degna di circospette attenzioni. E l’adolescente a questo punto comincia a guardarsi allo specchio, a farsi 1000 domande , a commettere molti errori. Ecco, il calcio del 2014 lascia l’adolescenza e parte a testa bassa verso il futuro, tormentato dai 1000 dubbi e dai 1000 errori commessi in precedenza: frontiere aperte a qualsiasi straniero, inebrianti praterie per i nuovi mercanti che scorrono i continenti per arruolare arrembanti guerrieri dei prati verdi. Ed esilio, discriminazione per i giovani talenti italiani.

Dopo di che guardi la classifica del massimo campionato e trovi fior di squadroni di un tempo relegati nell’anonimato di mezza classifica, come la Fiorentina e l’Inter; trovi la Lazio e il Napoli a 12 punti di distacco dalla Juventus, il Milan addirittura a 14 lunghezze, l’Inter a 18. 

Attenzione Inter e Fiorentina traboccano di giocatori stranieri, alla pari di un Napoli che costituisce la squadra–simbolo dei motivi reali che hanno fatto del calcio italiano un balbettante timido adolescente, nonostante la storia mondiale del calcio attesti inequivocabilmente che la nazionale italiana di calcio e’ la squadra che ha vinto piu’ titoli di campione del mondo, (alla pari del brasile), e che le societa’ calcistiche di milano sono quelle che hanno conquistato piu’ coppe dei campioni d’europa, piu’ coppe intercontinentali e piu’ trofei.

Ma, dicevo, il Napoli e’ una ottima squadra. ha appena conquistato la Supercoppa italiana, battendo ai rigori la Juventus in una finale al cardiopalma, durante la quale e’ riuscita a dar fondo a tutte le sue qualita’ soprattutto agonistiche e morali. Ma proprio questa vittoria conquistata innanzitutto con il cuore pone paradossalmente in evidenza perche’ il Napoli puo’ essere considerato la squadra-simbolo dell’autolesionistico contorcimento dell’adolescente calcio italiano di oggi. E spiego perche’: il Napoli e’ imbottito di stranieri che sono ottimi giocatori, buoni professionisti ma che non hanno alcuna radice umana e ideale con lacitta’ di cui difendono i colori.  Il Napoli, fino a due anni fa, ce lo aveva un giocatore – simbolo che avrebbe potuto trascinare i compagni di squadra lungo la strada dell’agonismo piu’ esaltante. Si chiama Cannavaro ,ma gioca oggi nel Sassuolo ed e’ il fratello di quel Fabio Cannavaro che e’ stato capitano della nazionale azzurra che ha vinto l’ultimo titolo di campione del mondo con lippi in panchina.  Cannavaro II e’ un napoletano verace ed era il capitano di questo Napoli. Nei momenti difficili della squadra, Cannavaro II urlava, picchiava, spingeva i compagni all’assalto infondendo loro quel furibondo spirito agonistico che diventa indispensabile per poter combattere, vincere, non mollare mai. 

Ma Rafa Benitez non apprezzava le qualita’ morali ed agonistiche del piu’ giovane dei Cannavaro e lo ha messo fuori rosa, costringendo la societa’ a venderlo. E’ proprio questo ostracismo all’unico giocatore napoletano verace e di grande temperamento dimostra, a mio personale parere, quali sono i limiti strategici dell’attuale allenatore del Napoli e, indirettamente, di molti degli allenatori e dei dirigenti responsabili delle squadre italiane di oggi.  Dimenticano tutti che la prima forza propellente dello sport e’ lo spirito agonistico, l’attaccamento ai colori della maglia, la creativita’, la forza morale. poi vengono la tecnica individuale, la classe, la forza fisica, le qualita’ acrobatiche, tutte quelle qualita’ insomma che insieme danno forza e visibilita’ alla classe pura, al gioco di squadra, come dimostrano del resto le storie di squadre che oggi danno lezioni di coraggio, di bel gioco e di eccezionali qualita’ morali quali il Palermo (22 punti, 1 piu’ dell’inter), il Sassuolo (20 punti), l’Empoli (17 punti). Squadre modeste di piccole e medie citta’. L’Empoli ad esempio, e’ costituito da una dozzina di giocatori che provengono dal settore giovanile, gli stranieri in rosa sono pochissimi e l’allenatore Sarri (che ha percorso tutta la trafila dei campionati dai dilettanti ai professionisti prima di arrivare in serie A) ne fa giocare uno o due al alla volta. Il Sassuolo e’ costituito da un gruppo di giovani guidati da un allenatore, Di Francesco, che preferisce anche lui gli italiani, il nazionale Zazza per primo. 

E se Sampdoria (27 punti) e Genoa (26) chiudono l’anno 2014, navigando tra il terzo e il quarto posto, il merito e’ tutto dei loro bravissimi allenatori che si chiamano Mihajlovic e Gasperini e che prediligono anche loro giocatori italiani dotati soprattutto di temperamento e di amore per la professione e per la propria squadra.

Concludiamo con la Juventus che le prende dal Napoli a Doha, con Pirlo incredibilmente in panchina. Come ai tempi cioe’ in cui Allegri allenava il Milan e in cui il tecnico toscano, Pirlo lo mandava addiritura in tribuna. Certo, gli sfasci prodotti al Milan qualcosa l’hanno insegnata ad Allegri che di errori comincia a commetterne certamente di meno. Ma, come dice un vecchio proverbio, il lupo perde il pelo ma non il vizio. E il vizio di Allegri e’ quello di credere che le partite e i trofei si vincano col giochino di un falso centravanti che arretra o si sposta sulle fasce laterali per lasciar spazio in mezzo all’area di rigore ad un centrocampista che avanza e tiri in porta.

Al Milan il giochino cercava di farlo litigando a morte con Ibraimovic o successivamente, sbattendo fuori squadra centravanti come Pato, Pazzini e facendo inserire da dietro il centrocampista Boateng, dal quale avrebbe preteso la caterva di gol necessaria per vincere uno scudetto. Alla Juve ripete il gioco, sbattendo via Quagliarella, lasciando fuori squadra Morata, Giovinco e inserendo Llorente affinche’ arretri o si sposti lateralmente per lasciar posto a Tevez che e’ ovviamente benaltro cannoniere rispetto al malcapitato Boateng. E, naturalmente, con Llorente e Tevez il giochino riesce meglio, ma non basta per far gol e risultati in Europa o nel mondo. Specialmente se si torna a lasciar fuori squadra un fior di campione come Pirlo!

Tags:
pogbapirloac milaninterjuvenapoli
Loading...

i più visti

casa, immobiliare
motori
Gladiator segna il ritorno del marchio Jeep® nel segmento dei pick-up

Gladiator segna il ritorno del marchio Jeep® nel segmento dei pick-up


Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy Privacy Policy

Cambia il consenso

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.