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Boolingbrooke:"Inter darà a Mancini ciò che serve per tornare grandi"

Erick Thohir lo ha voluto per riportare l'Inter tra i grandi. Michael Bolingbroke, nuovo CEO (Chief Executive Officer) del club nerazzurro, ci sta lavorando su e in un'intervista alla Gazzetta dello Sport assicura che la societa' "dara' a Mancini quel che serve per tornare fra le grandi del calcio"

Ex Manchester United ("li' ho trascorso un fantastico periodo della mia vita ma era arrivato il momento di una nuova sfida"), Bolingbroke spiega: "per me l'Inter e' un club di Champions League, perche' pur non giocandoci da alcuni anni, come tutti i brand calcistici, il suo appeal resiste a lungo nel tempo. Quello che voglio e' che questo club torni in pianta stabile in Champions: non per un anno soltanto ma per tanto tempo. E' vero che c'e' la crisi ma l'Italia e' una delle piu' importanti economie del mondo e Milano e' una citta' vibrante con un'enorme reputazione. A Manchester la gente veniva solo per il calcio, Milano e' differente, e' una delle citta' piu' visitate d'Europa, c'e' la Scala, c'e' la moda e c'e' pure il calcio".

Il Manchester United ha l'Old Trafford, l'Inter e il Milan il Meazza. "Uno stadio da migliorare, ma ha potenzialita' enormi e un fascino unico. E' uno stadio fantastico, stiamo discutendo su cosa fare, ma saremmo felici di restare a San Siro, e' la nostra prima opzione. Quando vado alle partite casalinghe mi guardo attorno e non riesco a comprendere come meta' stadio sia vuoto. Nell'area attorno allo stadio vivono 8 milioni di persone. Due terzi sono tifosi di calcio e 2,6 milioni tifano Inter: come diavolo e' possibile che non si riempia lo stadio con 80mila persone? Il pubblico dovrebbe diventare parte integrante di una famiglia, la sfida e' riempire lo stadio non solo per il derby ma ogni domenica, anche per le partite normali".

"Adesso - continua Bolingbroke - vengono 30mila persone in media a gara, l'obiettivo e' di arrivare a 50mila. E' ovvio che vanno migliorati i servizi, i trasporti, la sicurezza, con settori adibiti alle famiglie. Ed e' importante dire una cosa: non abbiamo alcuna intenzione di aumentare i ricavi alzando i prezzi dei biglietti ma semplicemente portando piu' gente allo stadio. In Inghilterra e' differente perche' gli impianti sono costantemente esauriti, mentre da noi l'indice di riempimento e' molto piu' basso". Bolingbroke sottolinea: "solo 4 anni fa l'Inter ha vinto il 'triplete', quella deve essere la sua dimensione". Per lui la squadra ha le carte in regola per tornare in Champions League gia' il prossimo anno. "Ci sono due strade, con due dinamiche diverse. Puo' arrivare con il terzo posto oppure vincendo l'Europa League. Mancini e' un vincente. Non mi riferisco solo al suo passato nell'Inter, ma a quello che ha fatto con il Manchester City. Io stavo dall'altra parte e ho potuto osservare come ha trasformato la mentalita' di quella squadra. Era un club a meta' classifica e lui l'ha portato a vincere".

Da conoscitore del calcio inglese, Bolingbroke spiega come vede quello italiano. "La Serie A 20 anni fa era il meglio. Prima la Premier e poi la Bundesliga hanno creato dei brand. Se la Serie A guardera' a quei modelli potra' tornare al vertice. Non puo' essere che cosi': il calcio e l'Italia camminano a braccetto. Il problema e' che gli italiani non hanno fiducia nel loro prodotto. Bisogna investire negli stadi perche' si attiverebbe un circuito virtuoso: non solo per la gente, ma anche per tv e sponsor che preferiscono migliori scenografie. Poi la globalizzazione: si pensi agli orari delle partite, che dovrebbero essere piu' orientati ai mercati americano e asiatico. Sky e Mediaset sono interlocutori molto importanti per la Serie A, ma le 20.45 di domenica allontano le famiglie e i ragazzi perche' l'indomani c'e' la scuola". Secondo Bolingbroke bisogna pensare al "al mercato internazionale, alla Cina per esempio, li' e' notte quando e' prime time da noi.Una grande opportunita' e' data dallo sviluppo della tecnologia digitale. Adesso c'e' la possibilita' di far vivere ai tifosi all'estero la stessa partecipazione emotiva di chi segue una partita allo stadio. La Serie A deve sfruttare questa leva per costruire un marchio forte nel Nord America e a Est. Ci sono club italiani come Juve, Inter, Milan che sono marchi forti di per se', ma la Serie A collettivamente puo' dare un valore aggiunto. Nemmeno s'immagina quanti benefici deriverebbero da un lavoro collettivo. Bisogna lavorare tutti assieme, stilare piani a 5-10 anni, pensare alla crescita complessiva del sistema".

Si sta per aprire il mercato. "Se ci saranno opportunita' le coglieremo. Dipende da cio' che vuole l'allenatore: tutto parte da lui, dalle sue necessita'. Dobbiamo rispettare i parametri Uefa ma la priorita' e' dare all'allenatore quel che serve per tornare in Champions. Se Mancini chiedera' rinforzi troveremo il modo per accontentarlo. Ma sia chiaro: sempre dentro i vincoli del fair play finanziario. L'importante e' che i tifosi, tutti quanti capiscano che in quest'era non e' possibile spendere senza limiti.E' cambiato il modo di gestire le societa' di calcio, non solo l'Inter. I proprietari non possono piu' iniettare soldi senza limiti nei club. L'unico modo e' incrementare i ricavi e aumentare il potere di spesa".

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