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La rete criminale che per anni ha manipolato il calcio internazionale potrebbe aver perso uno dei suoi esponenti di spicco: nella retata della polizia di Singapore dei giorni scorsi  - 14 arresti per match fixing, cioè l'alterazione dei risultati per ottenere guadagni illeciti dalle scommesse - sarebbe finito anche Tan Seet Eng, su cui pende un mandato di cattura internazionale emesso dalla Procura di Cremona e a capo di un'organizzazione che secondo i magistrati ha aggiustato oltre 500 incontri di calcio negli ultimi 10 anni.

L'Interpol, ufficialmente, non ha ancora diffuso i nomi, ma Singapore, riporta Agipronews, si conferma come uno dei centri operativi del match fixing a livello internazionale: la stessa indagine di Cremona aveva sottolineato come le puntate sospette venissero piazzate non nelle agenzie o sui siti di gioco collegati al sistema nazionale, dove il controllo è stretto grazie al monitoraggio sui concessionari dell’Agenzia delle Dogane, ma arrivassero fino in Asia, laddove il giro d’affari illegale (secondo l’Università di Pechino) si aggira sui 90 miliardi di euro all’anno e sono all’ordine del giorno puntate online senza limiti su gare singole, anche superiori al milione di euro a colpo, impossibili nel circuito legale italiano. E’ una delle caratteristiche “vincenti” dei grandi bookmaker orientali che, spiega Agipronews, raccolgono gioco in Asia attraverso i “rounders”, i broker porta a porta che girano nei mercati e nelle strade delle più importanti città asiatiche, da Singapore a Kuala Lumpur, anche dove il gioco è tassativamente vietato dalla legge. Dall’Europa, invece, le scommesse vengono trasmesse a Singapore attraverso le modalità di pagamento più comuni, dalle banche alle carte di credito, ma anche utilizzando un network definito “Asiatic System”, una rete criminale illustrata in un documento dell'Essa (European Sports Security Association), l’associazione alla quale aderiscono i grandi bookmaker continentali con l'obiettivo di monitorare e contrastare il giro delle scommesse irregolari. Nel rapporto, l'Essa compone lo schema di una organizzazione piramidale, con ogni probabilità simile a quella utilizzata dall’organizzazione che operava in Italia. Come riporta Agipronews, si tratta di una struttura costruita su tre livelli: gli agenti, i super agenti regionali e i “master” nazionali. Questi ultimi rappresentano il punto di contatto tra Italia e Asia, hanno a disposizione decine e decine di conti gioco cifrati e quindi anonimi, che utilizzano in Asia e gestiscono in accordo con il bookmaker asiatico, in cambio di una percentuale sui movimenti di gioco. Le norme anti-riciclaggio vengono aggirate facilmente, perché non c'è alcun passaggio attraverso i normali canali finanziari (dalle carte di credito alle banche). I “master” bancano soltanto apparentemente in Asia e i soldi quasi mai escono dai confini del nostro Paese, perché il cash viene consegnato dai giocatori agli agenti che piazzano le scommesse via telefono utilizzando i conti cifrati e poi – in caso di vincita – ripagano in contanti lo scommettitore. Se la vincita è ingente, nell'ordine delle centinaia di migliaia di euro, se non milioni, l’agente si muove dall'Italia recandosi in banche dell’Est europeo evidentemente disinvolte e senza troppe formalità, nelle quali riempie la valigetta di danaro e riparte alla volta dell'Italia per consegnare il contante allo scommettitore. Un meccanismo perfettamente oliato, che ora il boss agli arresti potrebbe spiegare nei dettagli ai tanti inquirenti interessati al suo racconto.

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