Dalle nuove testimonianze alla frase intercettata, il fascicolo sulla Serie A entra in una fase decisiva
L’inchiesta sul sistema arbitrale tra Serie A e Serie B continua ad allargarsi. Nelle ultime ore almeno sei arbitri o ex direttori di gara avrebbero presentato nuovi esposti alla Procura di Milano per aggiungere la propria testimonianza al fascicolo.
Le nuove denunce saranno approfondite nei prossimi giorni e potrebbero portare ad altre convocazioni. L’indagine conta al momento cinque indagati. Dopo l’apertura del fascicolo nell’ottobre 2024, il pubblico ministero Maurizio Ascione, che coordina il nucleo operativo metropolitano della Guardia di Finanza, ha già ascoltato almeno 17 tra arbitri ed ex direttori di gara.
I nuovi esposti si aggiungono a quelli già presentati nei mesi scorsi, tra cui quello dell’avvocato-tifoso del Verona Michele Croce e dell’ex arbitro Domenico Rocca, oltre alla testimonianza dell’ex collega Eugenio Abbattista.
Il nome centrale dell’inchiesta resta quello di Gianluca Rocchi, ex designatore di Serie A e B, indagato per concorso in frode sportiva. Con lui è indagato anche il supervisore VAR Andrea Gervasoni, interrogato per quattro ore nei giorni scorsi su una presunta interferenza al VAR durante Salernitana-Modena.
Gervasoni, assistito dall’avvocato Michele Ducci, si è difeso così: «Non ero nemmeno in quella palazzina». Gli accertamenti proseguono anche su altri episodi, tra cui Inter-Roma e un fallo non sanzionato su Bisseck.
Nelle nuove testimonianze viene descritto quello che alcuni colleghi avrebbero definito “il sistema Rocchi”. Il quadro raccontato è quello di un ambiente con “figli e figliastri”, dove chi criticava rischiava di essere escluso e le designazioni sarebbero state condizionate anche da interessi personali.
Tra i racconti emerge anche la vicenda di un ex arbitro che, dopo un diverbio su una direzione di gara e un successivo infortunio, sarebbe stato progressivamente emarginato perché considerato fuori da una presunta “cerchia”.
C’è poi il capitolo dell’intercettazione tra Rocchi e Gervasoni. Tutto ruota attorno a una parola: “Loro”. Il pronome compare in una telefonata dell’aprile 2025. La frase attribuita a Rocchi è: “Loro non lo vogliono più vedere”.
Quel “loro” non ha ancora un nome e un cognome. Secondo l’ipotesi investigativa, potrebbe riferirsi a chi avrebbe chiesto a Rocchi di orientare alcune designazioni in senso favorevole. Il punto resta aperto e, a distanza di oltre un anno, continua a pesare sull’ipotesi di frode sportiva formulata nell’invito a comparire notificato a Rocchi dieci giorni fa. Il dirigente si è avvalso della facoltà di non rispondere.
Nella telefonata, Rocchi appare insofferente. Secondo quanto captato dalla Guardia di Finanza, qualcuno, tramite una terza persona, avrebbe fatto pressioni affinché venisse scelto Daniele Doveri per la semifinale di ritorno di Coppa Italia del 23 aprile 2025. L’obiettivo, nella lettura degli inquirenti, sarebbe stato quello di “schermarlo”, cioè fargli arbitrare quella gara per evitare di ritrovarlo poi nelle partite decisive del campionato, visto che l’arbitro romano era ritenuto poco gradito agli ambienti nerazzurri.
Parallelamente, sarebbe stata chiesta la designazione di Andrea Colombo per Bologna-Inter del 20 aprile. Quelle designazioni furono effettivamente disposte, ma l’Inter perse entrambe le partite. La gara di Bologna fu accompagnata anche da polemiche per un presunto errore arbitrale ai danni degli stessi nerazzurri.
Il nodo resta l’identificazione del presunto intermediario. Nonostante settimane di nuove intercettazioni chieste e ottenute dalla Procura nella primavera del 2025, il nome non sarebbe emerso. All’inizio dell’estate il giudice per le indagini preliminari ha negato altre proroghe, ritenendo esaurita l’utilità investigativa. Anche le audizioni testimoniali successive non avrebbero sciolto il punto.
Nel dialogo compaiono il ruolo di “club referee manager” e un nome di battesimo, Giorgio. Gli inquirenti avrebbero preso in considerazione Giorgio Schenone, ex guardalinee spesso in coppia con Rocchi durante la sua carriera e da anni figura di riferimento dell’Inter in questo ambito. Ma nulla, finora, è stato provato.
Gli scenari sul tavolo sono tre. Il primo, più favorevole al club nerazzurro, è che Rocchi abbia fatto valutazioni autonome sugli arbitri, arrivando alle stesse designazioni senza condizionamenti. Il secondo prevede interlocuzioni formali tra Inter e vertici arbitrali attraverso i canali consentiti, non direttamente tra Schenone e Rocchi, ma tramite il referente Andrea De Marco. Il terzo, più grave, ipotizza un condizionamento reale proveniente dal club, capace di influenzare le scelte del designatore.
L’indagine resta aperta. I nuovi esposti e il nodo del “loro” nella telefonata tra Rocchi e Gervasoni segnano un altro passaggio delicato di un fascicolo che continua a muoversi tra testimonianze, intercettazioni, designazioni arbitrali e ipotesi ancora da verificare.

