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Cristiano Ronaldo annuncia l’addio alla Nazionale: finisce un’era per il Portogallo. I numeri da leggenda di CR7

Ronaldo lascia il Portogallo dopo 23 anni: 234 presenze, 146 gol e tre trofei. La storia e i numeri di un uomo diventato leggenda

Cristiano Ronaldo annuncia l’addio alla Nazionale: finisce un’era per il Portogallo. I numeri da leggenda di CR7
Foto Lapresse

Dopo 23 anni, 234 presenze e 146 gol, Cristiano Ronaldo annuncia l’addio alla Nazionale portoghese. Una carriera segnata dalla vittoria dell’Europeo del 2016 e di due Nations League. Sullo sfondo, il recente scontro con il commissario tecnico Jorge Jesus.

Cristiano Ronaldo, addio alla Nazionale dopo 234 presenze e 146 reti: la storia di CR7

Cristiano Ronaldo saluta il Portogallo. Il fuoriclasse dell’Al-Nassr, secondo un primo flash di agenzia, ha annunciato l’addio alla Nazionale. A 41 anni, CR7 si prepara così a chiudere una storia cominciata nel lontano 2003, quando aveva appena 18 anni, e diventata una delle più straordinarie nella storia del calcio.

234 presenze, 146 gol e tre trofei conquistati con il Portogallo. Numeri che hanno reso Ronaldo il calciatore con più partite e più reti nella storia delle Nazionali maschili. Una carriera lunghissima, attraversata da sei Mondiali e sei Europei, nella quale il cinque volte Pallone d’Oro è stato prima il talento destinato a raccogliere l’eredità di Luís Figo, poi il leader e il simbolo di un’intera generazione.

L’addio arriverebbe dopo settimane di tensioni con il commissario tecnico Jorge Jesus, culminate nell’abbandono del ritiro portoghese e in un provvedimento disciplinare della Federazione.

Cristiano Ronaldo, i numeri con il Portogallo: 146 gol, sei Mondiali e tre trofei

L’esordio arriva il 20 agosto 2003, in un’amichevole contro il Kazakistan. Ronaldo ha 18 anni e gioca ancora nello Sporting, anche se è già pronto a trasferirsi al Manchester United. Il primo gol con la Nazionale arriva l’anno successivo, agli Europei del 2004, contro la Grecia. Il Portogallo raggiunge la finale del torneo giocato in casa, ma perde proprio contro i greci.

Da lì comincia una lunghissima rincorsa al primo trofeo internazionale. Ronaldo segna, trascina la squadra, diventa capitano e supera uno dopo l’altro i record di presenze e realizzazioni. Il momento più importante arriva nel 2016, quando il Portogallo conquista il suo primo Europeo battendo la Francia in finale. Ronaldo è costretto a uscire per infortunio durante il primo tempo, ma festeggia il successo grazie al gol di Éder nei supplementari.

Tre anni dopo arriva la prima Nations League, vinta nel 2019 contro i Paesi Bassi. Nel 2025 il Portogallo si ripete, superando la Spagna ai rigori nella finale di Monaco di Baviera. Ronaldo segna anche in quella partita, firmando il gol del 2-2 prima della vittoria dal dischetto. Con 146 reti, Ronaldo è il miglior marcatore di sempre delle Nazionali maschili. Il portoghese è anche il primatista mondiale di presenze, con 234 partite disputate. Il suo ultimo gol in Nazionale risale al Mondiale 2026, contro la Croazia.

Ronaldo e il litigio con Jorge Jesus: l’abbandono del ritiro e la squalifica

Gli ultimi mesi con il Portogallo sono stati segnati da una forte tensione tra Cristiano Ronaldo e il ct Jorge Jesus. Lo scontro è esploso durante gli impegni di Nations League. Ronaldo non aveva gradito essere rimasto in panchina per tutta la partita contro la Norvegia, dopo aver ricevuto, secondo la sua ricostruzione, la promessa di entrare negli ultimi trenta minuti. La situazione è precipitata quando il fuoriclasse ha scoperto che non sarebbe partito titolare neppure contro la Danimarca. Il 30 settembre ha lasciato il ritiro della Nazionale, tornando in Arabia Saudita. Nei giorni successivi Ronaldo ha diffuso un lungo comunicato per raccontare la propria versione dei fatti, accusando il commissario tecnico di non aver rispettato gli accordi presi.

Il capitano ha chiesto scusa ai compagni e ai tifosi per aver abbandonato il ritiro, riconoscendo la necessità di accettare le conseguenze del proprio comportamento. Il 19 ottobre, la Federazione portoghese gli ha inflitto 30 giorni di sospensione e una multa di 255 euro. Inizialmente Ronaldo aveva ribadito la propria disponibilità a tornare in Nazionale dopo aver scontato la sanzione. Il nuovo annuncio di addio, se confermato come definitivo, rappresenterebbe quindi un cambiamento rispetto alla posizione espressa soltanto poche settimane prima.

Cristiano Ronaldo e il Portogallo, una storia cominciata nel 2003

Ronaldo lascia un’eredità enorme al calcio portoghese. In oltre vent’anni ha partecipato a sei edizioni della Coppa del Mondo, segnando in cinque Mondiali diversi, e ha guidato la Nazionale alla conquista dei suoi primi grandi trofei internazionali. Il Portogallo ha accompagnato tutta la sua carriera, dallo Sporting al Manchester United, dal Real Madrid alla Juventus, fino all’Al-Nassr.

La sua ultima presenza in Nazionale risale alla sfida di Nations League contro il Galles del 24 settembre, quando era partito titolare prima di lasciare il campo al 67′. 234 partite e 146 gol. Cristiano Ronaldo ha portato il Portogallo sul tetto d’Europa e ha riscritto i record del calcio internazionale. Una storia cominciata a 18 anni, con la maglia della Nazionale, e arrivata fino ai 41.

Cristiano Ronaldo, il video dell’addio al Portogallo: “È arrivato il momento di consegnare la maglia al futuro”

Cristiano Ronaldo affida a un video di cinque minuti pubblicato sui social il suo addio alla Nazionale portoghese. Un messaggio rivolto direttamente ai tifosi, nel quale il cinque volte Pallone d’Oro ripercorre i 23 anni trascorsi con la maglia numero 7 e spiega quanto sia stata difficile la decisione.

“Portoghesi, è arrivato il giorno di restituire la maglia numero 7 della Nazionale. Non l’ho mai sentita come qualcosa di esclusivamente mio. Ma per 23 anni ho avuto il privilegio e la responsabilità di indossarla, difenderla e portarla con me negli stadi di tutto il mondo. Oggi è arrivato il momento di consegnarla al futuro. Non è stata una decisione facile, perché ci sono decisioni che non si prendono soltanto con la testa. Si prendono anche con il cuore”.

Ronaldo ripensa poi ai tifosi che lo hanno accompagnato durante tutta la sua carriera internazionale, riservando un pensiero particolare ai portoghesi emigrati all’estero: “Concludo un percorso iniziato nell’agosto del 2003 e che ha cambiato per sempre la mia vita. Quando guardo indietro e penso a tutto quello che ho vissuto con la Nazionale, non vedo soltanto partite, gol, record o trofei. Vedo persone. Vedo gli emigrati che per 90 minuti sentivano il Portogallo un po’ più vicino. Vedo milioni di portoghesi che non ho mai conosciuto personalmente, ma che hanno fatto parte della mia vita. Perché, alla fine di tutto, il calcio è molto più di un gioco. Il calcio sono le persone”.

Il campione portoghese assicura di aver “dato tutto quello che avevo per questa maglia”, ricordando anche gli errori e le delusioni vissuti con la Nazionale: “Ci sono stati pomeriggi e serate perfetti, ci sono state vittorie che non dimenticherò mai, ci sono state sconfitte che ancora oggi faccio fatica a ricordare. Ho anche sbagliato, ho anche sofferto, ci sono stati anche momenti in cui non sono stato capace di dare ai portoghesi ciò che desideravano tanto. Ma non mi sono mai arreso. E soprattutto, non ho mai smesso di provare orgoglio nel rappresentare il Portogallo. E se qualche volta vi ho reso felici, se qualche volta un mio gol vi ha fatto abbracciare qualcuno, dimenticare un momento difficile o essere orgogliosi del nostro Paese, allora ne è valsa la pena”.

CR7 rivolge infine un messaggio alle nuove generazioni, chiamate a raccogliere la sua eredità: “Il Portogallo avrà sempre bisogno di giovani che sognano, di giocatori che non si arrendono mai, di nuove generazioni che credono sia possibile arrivare dove nessuno è mai arrivato. Perché un Paese che continua a creare nuovi eroi è un Paese che non smette mai di credere in se stesso”.

Il saluto si conclude con un ultimo ringraziamento al Paese che ha rappresentato per oltre vent’anni: “Oggi si conclude il mio percorso in campo con la Nazionale. Me ne vado a testa alta, orgoglioso della strada che ho percorso e consapevole di aver dato tutto quello che avevo per il Portogallo. Ma non smetterò mai di essere uno di voi. Continuerò a soffrire, a emozionarmi e a festeggiare ogni vittoria del Portogallo con il cuore. Ho trascorso la mia vita lavorando per diventare il miglior giocatore del mondo. Oggi capisco che la vittoria più grande è stata quella di aver meritato di rappresentare il miglior Paese del mondo”.

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