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Rapina a Donnarumma, Alessia Elefante racconta l’aggressione in aula: era incinta. Insulti e minacce durante il processo

Alessia Elefante racconta la notte del 2023: consegnò gioielli e contanti, poi fu aggredita perché non conosceva la combinazione della cassaforte

Rapina a Donnarumma, Alessia Elefante racconta l’aggressione in aula: era incinta. Insulti e minacce durante il processo
Foto Lapresse

Alessia Elefante ha ricostruito la rapina subita nel 2023 insieme a Gianluigi Donnarumma nella loro casa di Parigi. Era incinta quando gli aggressori la tirarono per i capelli e la colpirono alle cosce dopo averle chiesto la combinazione della cassaforte.

Alessia Elefante racconta i colpi subiti e la richiesta della combinazione della cassaforte

Alessia Elefante era incinta quando, nel 2023, alcuni rapinatori entrarono nell’appartamento di Parigi in cui viveva con Gianluigi Donnarumma. La sua testimonianza ricostruisce oggi davanti alla giustizia francese i minuti dell’aggressione, dalla richiesta di denaro e gioielli fino alle violenze subite quando spiegò di non conoscere la combinazione della cassaforte. La coppia venne sorpresa nel sonno nella casa di Avenue Montaigne. Gli aggressori erano riusciti a raggiungere l’abitazione passando dal tetto e poi dal balcone. Elefante consegnò un orologio Cartier, altri preziosi e 2.000 euro in contanti, ma i rapinatori volevano anche aprire la cassaforte.

La donna ha raccontato agli investigatori di non conoscerne la combinazione. “Pensavano che stessi mentendo”. Da quel momento la violenza aumentò: “Mi hanno tirato per i capelli e uno di loro mi ha colpita alle cosce. Ho detto che ero incinta, ma hanno continuato”. La stessa Elefante ha sintetizzato quei momenti con poche parole: “Ero incinta ma mi hanno colpita”.

I rapinatori portarono via borse, orologi e altri beni di lusso, oltre alle chiavi di due automobili. Donnarumma ed Elefante, secondo quanto riferito dai loro avvocati, continuano a risentire delle conseguenze psicologiche di quella notte.

Gli imputati e le accuse per l’assalto nella casa di Parigi

Il procedimento coinvolge diversi presunti componenti e complici della banda. Ilyas Kherbouch e Khyan Mamouni sono accusati di aver pianificato l’assalto mentre si trovavano in carcere. Moktar Diop è invece a processo per la partecipazione alla rapina, senza contestazioni relative a violenze commesse direttamente contro la coppia. Altri due imputati, entrambi minorenni all’epoca dei fatti, sono già stati giudicati dal tribunale dei minori e condannati rispettivamente a tre e quattro anni di reclusione.

Il processo ha avuto anche momenti di forte tensione. Durante un’udienza, gli agenti hanno chiesto a uno dei fratelli di Kherbouch di smettere di comunicare con l’imputato. Dopo un primo alterco, un poliziotto ha invitato l’uomo a lasciare l’aula. Kherbouch ha reagito insultando e minacciando gli agenti. Rivolgendosi a uno di loro ha urlato: “Ehi, brutto figlio di p****na”. Subito dopo ha aggiunto: “Vieni qui, vieni qui, ti sc**erò tua madre”.

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