Euro 2032 cambia radicalmente lo scenario del destino degli stadi italiani. Dopo decenni trascorsi fra, progetti naufragati, ricorsi, burocrazia, sindaci che promettevano rivoluzioni finite nei cassetti e presidenti costretti a inseguire autorizzazioni infinite. Questa volta non ci sono alternative. O l’Italia costruisce i suoi nuovi impianti o si rischia una figuraccia storica.
La FIGC prepara la scrematura: dietro le quinte una lunga partita politica
Presentare i progetti è stato il passaggio più semplice. Il vero ostacolo sarà rispettare tempi, autorizzazioni e cantieri: l’unica certezza è che il Governo ha trasformato gli Europei nella leva per sbloccare dossier fermi da anni. Comuni, Regioni e club percepiscono che questa è probabilmente l’ultima occasione per ottenere finanziamenti, autorizzazioni e corsie preferenziali. Il risultato è storico: 13 città candidate, 16 progetti e oltre 4,5 miliardi di euro di investimenti privati, numeri mai visti prima nel calcio italiano. Ora la palla passa alla FIGC che dovrà esaminare ogni dossier sotto il profilo tecnico, economico e autorizzativo prima di indicare entro il prossimo 1° ottobre i cinque stadi titolari e le cinque riserve da sottoporre alla UEFA. Una selezione che inevitabilmente creerà vincitori e sconfitti e più di qualche malumore.
Roma gioca su tre tavoli: la sfida è anche elettorale

La partita più delicata si gioca nella Capitale. Roma presenta tre candidature e sogna la finale: si punta a convincere la UEFA con la proposta di un restyling complessivo dell’Olimpico, ma dal punto di vista politico il core business della città è Pietralata, simbolo della sfida tra politica, amministrazione e investitori privati. Il terzo dossier riguarda il Flaminio, destinato agli allenamenti delle nazionali ma anche al futuro della Lazio. Il senatore e presidente della Lazio Claudio Lotito lavora febbrilmente sul progetto di recupero, incalzato dal Ministro dello Sport Andrea Abodi: lo storico impianto della Capitale deve tornare a vivere prima che sia troppo tardi, perché il cronometro corre veloce: la UEFA pretende impianti completati entro il 2031 e il progetto da 1,3 miliardi di euro deve superare tutti gli ostacoli amministrativi senza ulteriori rallentamenti.
Torino è sicura, Milano insegue, Palermo e Napoli rincorrono
Per entrare nella lista dei magnifici cinque, la corsa è da Nord a Sud. Torino è già sicura di esserci. L’Allianz Stadium è l’unico impianto italiano perfettamente allineato agli standard UEFA e rappresenta il modello che tutto il sistema calcio prova a inseguire da oltre un decennio. Milano punta sul nuovo San Siro, progetto strategico anche dal punto di vista economico. Napoli si gioca una doppia carta: il nuovo Maradona è sostenuto da Comune e Regione Campania, poi c’è il progetto alternativo del presidente Aurelio De Laurentiis, deciso a costruire un impianto completamente nuovo. Nettamente favorita, al sud, è Palermo: il piano di riqualificazione del Renzo Barbera, è fra i dossier tecnicamente più avanzati. Firenze è l’unica città con lavori già avviati all’interno dello stadio mentre Bologna è quasi out.







