Martedì 6 ottobre il CONI affronterà il possibile commissariamento della FIGC. La Giunta è convocata alle 13, seguita alle 14 dal Consiglio Nazionale. Al centro della riunione ci sarà il mancato tesseramento di Giovanni Malagò al momento della candidatura alla presidenza federale.
Il CONI porta quattro pareri sul mancato tesseramento, la FIGC prepara la propria difesa
Malagò è stato eletto presidente della Federcalcio il 22 giugno 2026 con il 68,58% dei voti. La contestazione che ha portato il caso davanti al CONI riguarda il requisito del tesseramento alla data della candidatura.
Il presidente del CONI Luciano Buonfiglio ha annunciato la convocazione e chiarito come intende arrivare al voto, e le premesse di quello che potrebbe succedere non sono affatto incoraggianti: “Stamattina è partita la convocazione per la Giunta che si terrà il 6 ottobre alle ore 13, per favorire il presidente Malagò che aveva tempi ristretti. E seguirà il Consiglio Nazionale. Ci siamo attrezzati bene per non lasciare spazio a interpretazioni. Manderemo i quattro pareri dei nostri giuristi ai presidenti delle federazioni. Manderemo i pareri a tutti i componenti di Giunta e del Consiglio Nazionale la documentazione dei nostri giuristi. Faremo sì che la Giunta non possa assumere atteggiamenti personalistici andando al di fuori dell’ambito in cui dobbiamo decidere. Noi siamo chiamati a decidere senza se e senza ma. Da pubblico ufficiale ho il dovere di documentare e questi quattro pareri sono granitici. Presenterò una relazione e saranno inviati i pareri affinché nessuno possa dire di non essere stato informato per tempo. Non ho dubbi sul senso di responsabilità e di appartenenza al mondo sportivo. È necessario ripristinare l’etica e il rispetto delle regole, abbiamo questo dovere perché ci riempiamo la bocca di questi valori ma quando si entra in concreto non abbiamo il coraggio e la coerenza di applicarli”.
La linea è stata sintetizzata dallo stesso Buonfiglio con una frase: “E’ il tempo delle regole”.
I quattro pareri acquisiti dal CONI considerano necessario il tesseramento per la candidatura e l’elezione. La Giunta dovrà valutare se la violazione riscontrata sia abbastanza grave da giustificare il commissariamento della Federazione. La FIGC sta preparando a sua volta le proprie argomentazioni giuridiche.
Il pantouflage non è il motivo del possibile commissariamento
Il caso va distinto dalla questione del pantouflage, emersa prima dell’elezione di Malagò. A giugno l’ANAC aveva escluso che quella disciplina rendesse Malagò ineleggibile alla presidenza della FIGC, ritenendo non applicabile al caso specifico il divieto contestato. Il procedimento ora all’esame del CONI nasce invece dal mancato tesseramento di Malagò alla data della candidatura e dalla verifica sul rispetto dei principi fondamentali ai quali gli statuti federali devono adeguarsi.
Bianchedi torna al voto dopo le dimissioni dalla Nazionale
Le dimissioni di Diana Bianchedi da capo delegazione della Nazionale producono una conseguenza diretta sul voto del 6 ottobre. L’ex schermitrice ha lasciato l’incarico in FIGC, ma resta vicepresidente vicaria del CONI. Viene così meno il conflitto di interessi legato alla presenza contemporanea nei due organismi e Bianchedi torna tra i componenti della Giunta con diritto di voto sul possibile commissariamento della Federcalcio.
Il passaggio ha un peso anche negli equilibri interni. Bianchedi era stata scelta proprio da Giovanni Malagò come capo delegazione della Nazionale ad agosto e ora parteciperà alla riunione chiamata a decidere sul futuro della Federazione presieduta dallo stesso Malagò. Prima delle dimissioni, la contemporanea presenza in FIGC l’avrebbe invece tenuta fuori dalla votazione.
La Giunta conta 16 aventi diritto al voto. Con l’uscita di Bianchedi dalla Federcalcio, il 6 ottobre il suo voto tornerà quindi a far parte dei rapporti di forza chiamati a decidere se procedere o meno con il commissariamento.
Il passaggio sulle possibili conseguenze penali
A rendere ancora più delicato il voto c’è un elemento riportato dal Corriere della Sera. Secondo il quotidiano, da Palazzo H sarebbe stato ricordato ai componenti che il CONI, a differenza delle federazioni sportive, ha natura pubblica e che l’opposizione a un provvedimento considerato un atto dovuto potrebbe avere conseguenze sul piano penale.
Il passaggio non equivale all’esistenza di procedimenti già aperti nei confronti di chi dovesse votare contro. Il 6 ottobre Giunta e Consiglio saranno chiamati a pronunciarsi sulla posizione della FIGC sulla base della documentazione e dei pareri trasmessi ai componenti.


