Giovanni Malagò è il nuovo presidente della FIGC. L’ex numero uno del CONI è stato eletto all’Assemblea federale con il 68,58% dei voti e succede a Gabriele Gravina, che si era dimesso dopo la mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali 2026.
Malagò supera Abete e prende la FIGC: presenti 266 delegati, soglia fissata a 252 voti
La votazione si è svolta al Rome Cavalieri-A Waldorf Astoria Hotel, a Roma. Al momento dell’apertura del voto risultavano presenti 266 delegati su 273. Assenti un delegato della Lega Pro e sei rappresentanti degli atleti. I voti complessivi erano 502,946 e per l’elezione servivano 252 voti. Malagò ha battuto Giancarlo Abete, presidente della Lega Nazionale Dilettanti ed ex numero uno della Federazione dal 2007 al 2014. La sfida era arrivata dopo settimane di schieramenti interni: Malagò sostenuto dalla Lega Serie A, Abete candidato dalla LND. Malagò è il nuovo presidente con il 68.58% dei voti (343.084) contro il 29.17% (145.936) ottenuto dall’altro candidato, Giancarlo Abete.
L’elezione chiude la gestione Gravina e apre una presidenza nata dentro la crisi più pesante della Nazionale: l’Italia è rimasta fuori dai Mondiali per la terza volta consecutiva. Malagò eredita una Federazione con più dossier aperti: vivai, infrastrutture, rapporto con il Governo, peso degli stranieri, riforme dei campionati, ruolo dell’AIA e rapporto con i tifosi.
Nel suo intervento prima del voto, Malagò aveva messo subito il tema della responsabilità al centro del discorso. “Avverto uno spaventoso peso della responsabilità. Se è successo quello che è successo è necessario cambiare”, ha detto il nuovo presidente della FIGC davanti ai delegati. Malagò ha poi ringraziato Gravina e Abete. “Faccio fatica a non essere d’accordo con quanto è stato detto. Ci sono delle grida di dolore, ci sono aspetti oggettivi, problematiche di carattere strutturale, ma se oggi io sono qui è solo per un motivo, che Gabriele Gravina ha ritenuto giusto, è stata una sua scelta di campo, di vita, sicuramente complessa e travagliata, di dimettersi. Questo è l’unico motivo. Grazie a prescindere Gabriele, il tuo testamento in cui c’era dolore, un pizzico di rancore ha voluto sottolineare le cose importanti fatte. E voglio ringraziare lo stile e il fair play di Giancarlo Abete”.
Il passaggio politico della giornata era arrivato poco prima con l’intervento di Abete. Il presidente della LND aveva insistito sul rapporto tra sport e istituzioni. “Dopo 12 anni mi ricandido, cosa è cambiato? E’ cambiato il rapporto tra lo sport e la politica, ma non di destra o sinistra o centro. Nei 12 anni è cambiato il rapporto tra politica, sport e calcio. Noi oggi abbiamo un problema con la politica che spero andremo a risolvere, quando andremo a chiedere, avremo la necessità di interfacciarsi con la politica e dobbiamo migliorare la nostra reputazione”. Abete ha poi attaccato il cambio di centralità nel sistema sportivo italiano: “La politica ha dato uno schiaffo allo sport in termini di centralità. Oggi il dominus non è più il Coni ma Sport e Salute e le medaglie arrivano dalla federazioni”.
Prima della votazione per il presidente, l’Assemblea aveva confermato in blocco il Consiglio federale. L’unico confronto interno riguardava la Lega Pro, dove il consigliere uscente Giulio Gallazzi ha superato Donato Macchia. Per la Serie A sono stati eletti Stefano Campoccia, Giorgio Chiellini e Giuseppe Marotta. Per la Lega B confermato Antonio Gozzi. Per la Lega Pro eletto Giulio Gallazzi. Per la LND entrano Ilaria Bazzerla, Giacomo Fantazzini, Daniele Ortolano, Sergio Pedrazzini e Giuliana Tambaro. In rappresentanza degli atleti eletti Valerio Bernardi, Davide Biondini, Umberto Calcagno e Sara Gama. Per i tecnici confermati Giancarlo Camolese e Silvia Città.
Gravina, nel suo ultimo intervento da presidente federale, ha ricevuto una standing ovation dall’Assemblea. Il presidente dimissionario ha rivendicato il lavoro fatto e ha respinto le critiche legate solo ai risultati della Nazionale. “La nostra reputazione, lo dico a beneficio di chi se ne è preoccupato tanto in queste settimane, non si può misurare sul saper calciare bene o male i rigori”. Gravina ha ricordato anche le mancate qualificazioni ai Mondiali e il ritardo delle riforme. “Ho vissuto anche delle amarezze. Le mancate qualificazioni ai Mondiali e il lento incedere delle riforme, l’Aia ha mostrato profonde lacune. Spero che chi mi seguirà più fortunato in queste dinamiche”. Poi il passaggio sulle critiche subite: “Ci sono stati anche degli attacchi strumentali, fino ai più infimi dossieraggi, di cui sono noti i nomi dei progettisti. Siamo diversi da come ci descrivono, di questo siatene sempre orgogliosi”. Gravina ha parlato anche di infrastrutture, vivai e Governo. “Su infrastrutture e vivai il governo non ha messo un euro. Pensavano di penalizzare la Figc? Hanno fatto il male del calcio. Il decreto crescita che garantiva un regime agevolato per gli stranieri dall’estero. Ne beneficiavano 197 su 654 tesserati. Il paradosso è che da quando è stato abolito la quota di stranieri è cresciuta al 67,2% ed è peggiorata la qualità”.
Fuori dall’hotel, intanto, una cinquantina di tifosi in rappresentanza delle curve ha esposto uno striscione con la scritta “Per un calcio giusto e popolare”. I gruppi hanno rilanciato la petizione presentata al Senato per chiedere prezzi calmierati, orari e calendari più rispettosi dei lavoratori e regole diverse sull’emissione dei Daspo. Tra i cori anche “Trasferte libere”.
Malagò entra quindi in FIGC con un consenso largo, ma con una struttura federale già definita. Il Consiglio resta quello riconfermato dall’Assemblea. Il nuovo presidente dovrà lavorare con le stesse componenti che hanno guidato la fase precedente e che ora chiedono risultati concreti. La prima agenda è già scritta dai discorsi della giornata: reputazione, politica, vivai, infrastrutture, riforme e Nazionale. Malagò ha usato parole nette prima del voto: “È necessario cambiare”. Dal 68,58% con cui è stato eletto parte il suo mandato. Ora dovrà trasformare quel consenso in decisioni.

