Il calcio italiano sceglie oggi il nuovo presidente federale dopo le dimissioni di Gabriele Gravina. In corsa ci sono Giovanni Malagò e Giancarlo Abete. Il voto passa da un’assemblea con 516 voti ponderati: la LND è la componente più numerosa, ma l’ex numero uno del Coni parte avanti grazie agli appoggi di Serie A, Serie B, calciatori e tecnici.
Voto segreto elettronico e 516 voti assembleari: la maggioranza si calcola sui validi
La presidenza della FIGC passa oggi da un voto che conta molto più per componenti che per singoli delegati. L’assemblea elettiva, convocata al Rome Cavalieri Waldorf Astoria Hotel di Roma, deve scegliere il successore di Gabriele Gravina, uscito di scena dopo la mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali. Per la Nazionale è la terza assenza consecutiva dalla fase finale.
I nomi sono due. Giovanni Malagò, reduce dalla lunga presidenza del CONI, corre con il sostegno della Lega Serie A. Giancarlo Abete, già presidente della Federcalcio tra il 2007 e il 2014, è candidato dalla Lega Nazionale Dilettanti, che oggi rappresenta il blocco singolo più consistente dell’assemblea.
La prima convocazione era fissata alle 8.30, la seconda alle 11. Prima dell’apertura della votazione, i candidati possono esporre il proprio programma davanti ai delegati. L’assemblea non elegge soltanto il presidente federale: nella stessa giornata vengono scelti anche i consiglieri federali in rappresentanza delle varie componenti. L’assemblea è composta da 273 delegati, ma i voti assembleari sono 516. Ogni delegato pesa in modo diverso in base alla componente che rappresenta. La Serie A ha 20 delegati e vale il 18% dei voti. La Serie B ha 20 delegati e vale il 6%. La Lega Pro ha 56 delegati e vale il 12%. La LND ha 99 delegati e vale il 34%. I calciatori hanno 52 delegati e valgono il 20%. I tecnici hanno 26 delegati e valgono il 10%.
Malagò parte avanti. L’ex presidente del CONI può contare, secondo gli schieramenti dichiarati, su Serie A, Serie B, calciatori e tecnici. Sommando queste quattro componenti si arriva al 54% dei voti assembleari. Abete parte dal 34% della LND. La Lega Pro, con il suo 12%, non risulta schierata. Il voto, però, resta segreto. Le dichiarazioni delle componenti indicano un orientamento politico, non obbligano ogni delegato a esprimere una preferenza identica. Per Malagò il vantaggio nasce dalla somma di più blocchi. Per Abete il punto di partenza è la compattezza della LND e la possibilità di raccogliere voti fuori dalla componente che lo ha candidato.
Le votazioni che determineranno il nuovo presidente della Federcalcio si svolgeranno a scrutinio segreto con sistema elettronico. Ogni delegato può votare per un solo candidato.
Secondo il regolamento elettorale della FIGC, il presidente viene eletto, anche in caso di ballottaggio, con la maggioranza assoluta dei voti validamente espressi, comprese le schede bianche ed esclusi i voti nulli. In presenza di uno o due candidati, come in questa assemblea, possono essere effettuati fino a tre scrutini per individuare il presidente eletto.
Se tutti i 516 voti assembleari fossero validamente espressi, la soglia sarebbe fissata a 259 voti. Il risultato viene proclamato dal presidente dell’assemblea al termine della votazione.
La nuova presidenza avrà subito due dossier operativi. Il primo riguarda la guida tecnica della Nazionale, rimasta al centro del dibattito dopo l’eliminazione dal Mondiale. Il secondo riguarda la riforma del sistema, con il rapporto tra professionismo, dilettanti, settori giovanili, sostenibilità dei club e distribuzione del potere federale. Il nome del presidente dirà chi guiderà questo passaggio. Il numero dei voti dirà quanta forza avrà all’inizio del mandato.

