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Sport
Football Usa, rapporto choc sui Miami Dolphins: abusi, violenze e omofobia

Un rapporto choc sta facendo tremare il campionato professionistico di football americano, l’Nfl. Nel mirino è finito lo spogliatoio dei Dolphins di Miami. In 144 pagine, si possono leggere abusi e violenze. Il tutto prima e dopo le partite di una delle squadre più famose d’America. E del mondo.

Insulti omofobi, minacce e madri e sorelle, frasi razziste e intimidazioni fisiche ai confini della violenza sessuale. C’è tutto nel rapporto di ciò che è successo negli ultimi due anni in casa Dolphins. L’indagine è stata voluta da Roger Goodell, commissario di Lega. Nel club, c’è un vero e proprio clan che condiziona tutti i giocatori, impedendo qualsiasi tentativo di ribellione. Tre i leader indiscussi: Richie Incognito, John Jerry e Mike Pouncey.

In particolare, nel mirino finisce il compagno di squadra Jonathan Martin, accusato di poca aggressività e predisposizione al gioco violento. Jonathan diventa quindi un gay per gli altri tre. Arrivano sms con frasi come “Codardo”, “Cagna” e “femminuccia”. Ma la violenza verbale è solo l’antipasto. Simulazioni di atti sessuali sempre più esplicite e allusioni alla sorella e alla madre: “Dovremmo fare un’orgia con loro”.

Martin entra in crisi, tanto da rivolgersi al medico della squadra che lo cura con un antidepressivo. Pensa di andarsene e addirittura di ritirarsi. Poi al suicidio. Alla famiglia scrive: “Non riesco più a difendermi”. I tre boss, intanto, se la prendono anche con uno degli assistenti allenatori di origine giapponese. Qui le offese sono a sfondo razziale: imitano il suo accento, lo irridono e, nell’anniversario di Pearl Harbor, lo circondano con in testa fasce bianche e rosse da kamikaze, minacciandolo di picchiarlo come rappresaglia al bombardamento nipponico della Seconda guerra mondiale.

La lunga inchiesta ha portato alla sospensione dei tre giocatori e a pesanti sanzioni. Il proprietario del club, Stephen Ross, dice: “Ho fatto capire a tutti che questi comportamenti non saranno più tollerati, lo spirito della nostra squadra è diverso. Quando ho letto quel rapporto sono rimasto disgustato dalle frasi che ho trovato”. I Dolphins, però, non sono certo gli unici. Un ex allenatore, Herman Edwards, spiega al New York Times: “Con minore o maggiore intensità, questi episodi fanno parte dell’ambiente delle nostre squadre”.

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