Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Sport » Hanspeter Sinner, chi è il papà di Jannik: dal “Perché proprio mio figlio?” al box per la finale contro Zverev

Hanspeter Sinner, chi è il papà di Jannik: dal “Perché proprio mio figlio?” al box per la finale contro Zverev

Il padre di Jannik atteso con Siglinde, Mark e Laila Hasanovic per la finale: la famiglia che lo lasciò partire a 13 anni

Hanspeter Sinner, chi è il papà di Jannik: dal “Perché proprio mio figlio?” al box per la finale contro Zverev
Hanspeter Sinner e Siglinde Sinner (Foto Lapresse)

Hanspeter Sinner pensava che il figlio sarebbe rimasto a Bordighera soltanto una settimana. Ora è atteso a Wimbledon con Siglinde, Mark e Laila Hasanovic per la finale contro Alexander Zverev. La famiglia ha accompagnato la crescita di Jannik senza entrare nelle sue decisioni tecniche.

La partenza a 13 anni e una famiglia rimasta fuori dalle scelte tecniche

Quando accompagnò il tredicenne Jannik Sinner a Bordighera, Hanspeter era convinto che il figlio sarebbe tornato a casa dopo pochi giorni. Davanti a Riccardo Piatti, secondo il racconto diventato ormai parte della storia del tennista, formulò una domanda diretta: “Perché proprio mio figlio?”.

Piatti aveva riconosciuto nel ragazzo qualità che andavano oltre i risultati ottenuti fino a quel momento. Hanspeter, invece, conosceva soprattutto il carattere di un figlio che avrebbe dovuto lasciare casa, trasferirsi a centinaia di chilometri dalla famiglia e costruirsi una quotidianità lontana dall’Alto Adige. Jannik rimase in Liguria. Piatti seguì il tennis, mentre la famiglia Cvetkovic si occupò di tutto ciò che riguardava la vita fuori dal campo. I genitori accettarono la separazione quando il figlio aveva appena 13 anni e continuarono a sostenerlo senza intervenire nella scelta degli allenatori, nella preparazione o nella programmazione dei tornei.

Hanspeter e Siglinde Sinner sono rimasti un riferimento costante, con una presenza discreta anche durante le partite. Siglinde soffre soprattutto quando gli incontri si complicano. In alcune occasioni ha lasciato il proprio posto in tribuna perché preferiva affrontare la tensione senza guardare direttamente il campo. Per la semifinale contro Novak Djokovic era arrivato a Londra anche Mark Sinner, nato in Russia nel 1998 e adottato dalla famiglia quando aveva nove mesi. Jannik lo ha sempre considerato una delle persone più vicine, cresciuta con lui senza condividere l’esposizione pubblica legata al tennis.

Per la finale contro Alexander Zverev sono attesi Hanspeter, Siglinde e Laila Hasanovic, la fidanzata di Jannik. La presenza della famiglia non cambia però le abitudini costruite negli anni. L’invito nel Royal Box era già stato respinto per un motivo spiegato dal tennista con due parole: “Devono lavorare”. Il lavoro, l’indipendenza e la libertà lasciata ai figli hanno accompagnato la crescita di Sinner. Hanspeter aveva trasmesso a Jannik anche la passione per il tennis, ma non ha trasformato quel legame in un ruolo tecnico. Le decisioni sono sempre rimaste nelle mani del giocatore e dei professionisti scelti per seguirlo.

La storia di Alexander Zverev parte da un ambiente familiare completamente diverso. Suo padre Alexander Sr e la madre Irina Zvereva sono nati e cresciuti a Sochi e hanno giocato per l’Unione Sovietica. La famiglia si trasferì in Germania quando il figlio maggiore, Mischa, aveva quattro anni. Mischa sarebbe poi arrivato fino al numero 25 della classifica ATP. Alexander Sr ha lavorato accanto agli allenatori scelti dal figlio minore e oggi condivide il box proprio con Mischa. Zverev è cresciuto con il tennis in casa e con una racchetta ricevuta quando aveva un anno e cinque mesi.

Sascha ha descritto così il ruolo dei genitori: “I miei genitori sono sempre calmi, sanno quello che faccio. Mi hanno messo la racchetta in mano a un anno e cinque mesi. Crescendo ho giocato soprattutto con mia madre, è stata lei a insegnarmi la tecnica”. Zverev ha preso come riferimento il fratello maggiore, più grande di dieci anni. A sette anni giocava a calcio con Djokovic e frequentava già giocatori che avrebbe poi incontrato nel circuito professionistico. La sua crescita è culminata nel titolo al Roland Garros.

Per la finale, Hanspeter, Siglinde, Mark e Laila Hasanovic sono attesi tra le persone che sosterranno Sinner. Dall’altra parte, Alexander Sr e Mischa continueranno a seguire Zverev dal suo box.

LEGGI TUTTE LE NOTIZIE DELLA SEZIONE SPORT