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Pallone d’Oro, vince Harry Kane e tutti si ricordano di lui? Benvenuti sul carro dell’uragano. La storia del più forte del mondo

Scartato dall’Arsenal, quattro prestiti e l’etichetta di perdente: chi è il bomber diventato Pallone d’Oro con 73 reti stagionali

Pallone d’Oro, vince Harry Kane e tutti si ricordano di lui? Benvenuti sul carro dell’uragano. La storia del più forte del mondo
Foto Lapresse

Scartato dall’Arsenal perché considerato troppo “grosso” e poco atletico, quattro prestiti prima di affermarsi al Tottenham e una carriera trascorsa a sentirsi dire che senza trofei non sarebbe mai stato un vero vincente. Poi il Bayern Monaco, i titoli e una stagione da 73 gol. Harry Kane ha conquistato il Pallone d’Oro, ma il fuoriclasse che tutti celebrano oggi esisteva già da parecchio tempo.

Dall’Arsenal che lo scartò ai prestiti in serie: chi è il numero nove che ha conquistato il mondo

Harry Kane ha vinto il Pallone d’Oro e, improvvisamente, tutti sanno che lo meritava proprio lui. Tutti ricordano quanto sia forte, quanto sia completo, quanto sia intelligente. Qualcuno sembra perfino averlo scoperto a Londra, durante la premiazione. Curioso, perché quello che Harry Kane fa oggi al Bayern Monaco lo faceva già al Tottenham, soltanto con meno trofei da mostrare e molti più detrattori da sopportare.

D’altronde, ci siamo abituati a giudicare i calciatori anche attraverso quello che vincono, dimenticando spesso con chi giocano, contro chi devono competere e quanto siano effettivamente capaci di spostare gli equilibri di una squadra. Kane, per anni, ha segnato come un dannato, costruito occasioni per i compagni, trascinato il Tottenham tra le grandi d’Europa. Eppure, puntualmente, qualcuno gli ricordava che non aveva vinto niente. Adesso ha vinto il Pallone d’Oro. Nel frattempo è diventato ancora più completo, ammesso che fosse possibile, e ha dimostrato di saper sollevare, guardate un po’, anche qualche coppa. Finalmente. Ma ridurre la sua consacrazione ai titoli conquistati in Germania significherebbe continuare a commettere lo stesso errore.

Harry Kane è uno dei centravanti più forti della sua generazione. E, senza discussioni, merita un posto nella discussione sui dieci numeri nove più grandi di sempre. Prima del Bayern, prima della Bundesliga, prima delle Scarpe d’Oro. Anche quando qualcuno lo chiamava perdente.

Harry Kane, quel bambino troppo grasso per l’Arsenal è sul tetto del mondo

Harry Edward Kane nasce il 28 luglio 1993 a Walthamstow, nella zona orientale di Londra, e cresce a Chingford. Il calcio entra prestissimo nella sua vita, tra partite al parco con il padre e il fratello Charlie e gli allenamenti con i Ridgeway Rovers, la squadra giovanile dalla quale era passato anche David Beckham.

A otto anni arriva l’occasione di entrare nell’Academy dell’Arsenal. Dura poco. I Gunners decidono di lasciarlo andare perché quel bambino non sembra avere le caratteristiche fisiche necessarie per diventare un calciatore di alto livello. Troppo robusto, troppo lento, poco atletico. Liam Brady, allora responsabile del settore giovanile, ammetterà anni dopo che Kane era considerato “un po’ cicciottello” e riconoscerà senza troppi giri di parole che l’Arsenal aveva commesso un errore. Uno di quelli che, a distanza di anni, diventano piuttosto difficili da spiegare.

Harry però non ha ancora finito di crescere. Fisicamente e calcisticamente. Dopo il ritorno al calcio giovanile londinese e un passaggio dal Watford, trova posto nel settore giovanile del Tottenham. Anche lì nessuno gli regala nulla, e ci risiamo. Deve conquistarsi sempre tutto, lui, a differenza di altri.

A sedici anni comincia a farsi notare con i ragazzi più grandi, segnando 18 gol in 22 presenze con l’Under 18 nella stagione 2009/10. Non bastano per garantirgli un posto in prima squadra. Inizia così una trafila che somiglia molto più alla carriera di un onesto mestierante del calcio inglese che a quella di un futuro Pallone d’Oro.

Dal Leyton Orient al Millwall, passando per Norwich e Leicester: quattro prestiti prima di diventare Harry Kane

Nel gennaio 2011 il Tottenham lo manda in prestito al Leyton Orient, in League One, la terza divisione inglese. Kane ha appena diciassette anni e si ritrova a giocare tra i professionisti, lontano dalle giovanili degli Spurs. L’esperienza gli permette di trovare spazio e misurarsi con un calcio diverso da quello a cui era abituato. Segna cinque gol, poi torna al Tottenham.

Nell’agosto dello stesso anno arriva il debutto ufficiale con il Tottenham, contro gli Hearts in Europa League. Ma l’avventura nella prima squadra londinese non decolla. Nel gennaio 2012 viene ceduto in prestito al Millwall, in Championship, e qui segna nove reti e diventa il miglior giovane della squadra. Seguono altri due prestiti. Prima al Norwich City, in Premier League, dove un infortunio alla caviglia ne limita l’esperienza. Poi al Leicester City, nuovamente in Championship, con due gol e la partecipazione ai playoff per la promozione.

Leyton Orient, Millwall, Norwich, Leicester. Quattro squadre, quattro prestiti, tante panchine e la sensazione che il Tottenham continui a non volerne sapere di puntare davvero su di lui.

La svolta arriva nell’aprile 2014, quando Tim Sherwood lo schiera titolare per la prima volta in Premier League contro il Sunderland. Davanti a lui, nelle gerarchie, c’era Roberto Soldado, arrivato a Londra per una cifra importante senza però riuscire a convincere del tutto. Kane adesso ha la sua occasione.

Segna nel 5-1 degli Spurs. Poi va in gol contro West Bromwich Albion e Fulham. Tre partite consecutive, tre reti. Il Tottenham capisce finalmente che quel ragazzo che continuava a spedire in prestito può diventare il suo attaccante. E pensare che, poco prima, nessuno avrebbe scommesso che potesse arrivare così in alto.

Il Tottenham, 280 gol e nessun trofeo: ma davvero Harry Kane era un perdente?

Con il Tottenham, Kane diventa un fenomeno. Punto. Segna 280 gol in 435 presenze complessive, supera Jimmy Greaves e si prende il primato di miglior marcatore della storia degli Spurs. In Premier League colleziona 213 reti in 320 partite, vincendo tre volte la classifica cannonieri e aggiudicandosi anche il premio per il maggior numero di assist nella stagione 2020/21.

Eppure, per molti, continua a mancare qualcosa. Un campionato. Una coppa. Un trofeo qualsiasi.

Nel 2019 il Tottenham raggiunge addirittura la finale di Champions League, perdendola contro il Liverpool. In quegli anni gli Spurs riescono a competere con avversarie che dispongono di risorse economiche superiori e rose più profonde. Kane è il giocatore attorno al quale ruota buona parte del sistema. Segna, serve assist, si abbassa a prendere il pallone, detta i tempi. Ma alla fine viene giudicato soprattutto per le coppe che non riesce ad alzare.

Ora, intendiamoci: i titoli contano. Eccome. Ma siamo proprio sicuri che valga lo stesso metro per un attaccante del Tottenham e per chi gioca stabilmente in una delle squadre più dominanti d’Europa? Che un centravanti debba essere considerato meno forte di un altro soltanto perché la sua squadra non riesce a battere avversarie oggettivamente più attrezzate? Anzi, a volerla dire tutta, aver portato quel Tottenham fino a determinati livelli dovrebbe essere un argomento a favore di Kane, non contro di lui.

L’etichetta di eterno perdente è rimasta attaccata alla sua maglia per anni. Talmente a lungo che qualcuno ha finito per dimenticarsi quanto fosse forte.

Harry Kane è un centravanti moderno? Certo che sì. Anzi, chi lo è più di lui?

Da anni sentiamo parlare di centravanti moderni. Attaccanti che vengono incontro, partecipano alla manovra, sanno giocare spalle alla porta, leggono gli spazi e non abitano soltanto l’area di rigore. Abbiamo celebrato Karim Benzema, Zlatan Ibrahimović e tanti altri grandi interpreti del ruolo. Abbiamo imparato ad apprezzare gli attaccanti capaci di essere contemporaneamente finalizzatori e costruttori di gioco. Benissimo. Allora qualcuno spieghi perché Harry Kane non dovrebbe essere considerato uno degli esempi migliori di questa evoluzione del numero 9.

Tecnica da dieci. Piedi da dieci e lode. Visione di gioco da trequartista, capacità di servire i compagni nello spazio con un lancio di quaranta metri e, quando arriva davanti al portiere, l’istinto e la freddezza del numero nove puro.

Kane può giocare da centravanti classico, attaccare la profondità, proteggere il pallone e concludere in area. Oppure può abbassarsi fino alla linea dei centrocampisti, ricevere, orientare il gioco e mettere un esterno davanti alla porta. In alcune azioni sembra un regista offensivo. In altre, un rapace d’area. Spesso riesce a essere entrambe le cose nella stessa partita. E contro l’Arsenal, nell’ultima giornata di Champions League, si è messo pure a battere un rinvio dal fondo. Sì, un rinvio dal fondo, di quasi 70 metri. E poi ci chiediamo quanto siano educati quei piedi.

E segna. Sempre. Con il destro, con il sinistro, di testa, dalla distanza, su rigore. Perché un attaccante moderno non dovrebbe perdere l’abitudine di fare gol. Esattamente quello che Kane ha fatto da inzio carriera.

Kylian Mbappé e Lamine Yamal fanno pagare il prezzo del biglietto? Certamente. Accendono uno stadio e su questo nessuno ha dubbi. Sono più appariscenti, anche fuori dal campo. Ma perché l’uragano cosa fa?

C’è qualcosa di sublime anche in un passaggio che taglia fuori una difesa, nel controllo orientato che anticipa due avversari, nella capacità di vedere uno spazio che nessun altro aveva individuato. Benzema ci ha abituati a riconoscere questa bellezza. Kane la esprime da anni, aggiungendoci una quantità di gol che ha pochissimi eguali. Trovate un centravanti più completo di lui e gli facciamo restituire il Pallone d’Oro.

Al Bayern Monaco la consacrazione: 73 gol, otto assist e tre trofei in una stagione

Nell’estate 2023 Kane lascia il Tottenham e si trasferisce al Bayern Monaco. Una decisione che qualcuno interpreta come una fuga verso i trofei, quasi ci fosse qualcosa di disonorevole nel desiderio di un campione di confrontarsi con una squadra costruita per vincere. L’esordio non è incoraggiante. Il Bayern perde 3-0 contro il Lipsia nella Supercoppa di Germania. La prima stagione porta una valanga di gol, ma nessun titolo. Per un momento sembra quasi che la famosa maledizione di Harry Kane lo abbia seguito fino in Baviera.

Poi, nel 2025, arriva finalmente la prima Bundesliga. Si chiude la storia della maledizione. E nella stagione successiva, quella del Pallone d’Oro, il centravanti inglese mette insieme numeri che appartengono alle annate migliori dei grandissimi.

Le statistiche ufficiali di Harry Kane nella stagione 2025/26, tra Bayern Monaco e Inghilterra:

  • 65 partite disputate
  • 73 gol
  • 8 assist
  • 81 partecipazioni dirette al gol
  • 36 reti in Bundesliga
  • 14 reti in Champions League
  • 10 reti in Coppa di Germania
  • 1 rete nella Supercoppa di Germania
  • 12 reti con la nazionale inglese

Con il Bayern, in particolare, segna 61 reti in 51 partite, accompagnate da sette assist. In Bundesliga realizza 36 gol in 31 presenze e si laurea capocannoniere per il terzo anno consecutivo. Conquista anche la Scarpa d’Oro europea, la seconda della sua carriera. Il Bayern porta a casa Bundesliga, Coppa di Germania e Supercoppa di Germania. Kane conquista anche il Trofeo Gerd Müller come miglior attaccante, prima di ricevere il Pallone d’Oro sul palco di Londra, davanti a Mbappé e Yamal.

Con 73 reti stagionali e una media superiore a un gol a partita, il capitano inglese fa registrare una delle annate realizzative più prolifiche del calcio contemporaneo. E lo fa senza rinunciare a essere un giocatore di costruzione. Perché si può segnare come un numero nove e pensare come un numero dieci. Harry Kane lo dimostra ogni settimana.

Harry Kane, i numeri della carriera e le curiosità: da Beckham alla porta del Tottenham, fino al sogno NFL

Oggi Harry Kane ha 33 anni, è il capitano dell’Inghilterra e uno dei giocatori più prolifici della storia. Nel febbraio 2026 ha superato il traguardo dei 500 gol ufficiali tra club e nazionale. Con la maglia inglese ha raggiunto quota 91 reti in 125 presenze, eguagliando anche il record di apparizioni di Peter Shilton.

Ma la sua carriera è piena di episodi curiosi. Uno dei più incredibili risale al 2014, durante una partita di Europa League contro l’Asteras Tripolis. Kane segna una tripletta, ma nel finale Hugo Lloris viene espulso e il Tottenham ha già esaurito le sostituzioni. Tocca proprio a Harry indossare i guanti e mettersi in porta. Non va benissimo: subisce un gol su punizione. Diciamo che, tra i pali, il suo talento è leggermente meno evidente.

Fuori dal campo, è sposato con Katie Goodland, conosciuta quando entrambi frequentavano la scuola primaria a Chingford. Si sono sposati nel 2019 e hanno quattro figli. Una relazione cominciata molto prima dei contratti milionari, dei grandi stadi e dei premi individuali. Kane è anche un appassionato di football americano e non ha mai nascosto il desiderio di provare un giorno a diventare kicker nella NFL, una volta terminata la carriera calcistica. Un’idea che ha ribadito anche recentemente, spiegando di voler affrontare l’eventuale passaggio con una preparazione specifica. Nel 2022 ha inoltre fondato la Harry Kane Foundation, impegnata in progetti dedicati alla salute mentale, all’educazione e al sostegno psicologico, soprattutto delle nuove generazioni. È un giocatore che non ha mai avuto bisogno di costruirsi un personaggio eccessivo, di alimentare polemiche o di cercare continuamente la scena. Gli è bastato giocare a calcio. E farlo straordinariamente bene.

Harry Kane ha vinto il Pallone d’Oro 2026. A Londra, dove tutto è cominciato. A 33 anni, dopo essere stato scartato, mandato in prestito, celebrato e troppo spesso sottovalutato.

Se lo meritava? Eccome. E non certo da ieri.

Adesso tutti sul carro dell’uragano. Purché ci sia ancora posto.

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