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Igor Protti, il gol come mestiere: “Questo splendido viaggio, come ogni partita, è arrivato al fischio finale”

È morto a 58 anni l’ex attaccante di Bari e Livorno, malato di cancro al colon. Fu capocannoniere in A, B e C

Igor Protti, il gol come mestiere: “Questo splendido viaggio, come ogni partita, è arrivato al fischio finale”
Igor Protti (Foto Lapresse)

Igor Protti è morto nella notte a 58 anni dopo il cancro al colon annunciato un anno fa su Instagram. Lo Zar aveva legato il suo nome a Bari e soprattutto al Livorno, portato dalla C1 alla Serie A: 257 gol, un titolo marcatori in A e l’ultimo messaggio alla famiglia e ai tifosi.

Dal titolo marcatori col Bari alla risalita con il Livorno, una carriera da 257 gol

Igor Protti ha segnato fino all’ultima parte della sua vita. Qualche settimana fa aveva accompagnato all’altare la figlia Noemi, visibilmente provato e sorretto dal futuro genero. L’ex attaccante, 58 anni, è morto nella notte per un cancro al colon. Nel luglio 2025 aveva scelto di raccontare pubblicamente la diagnosi, definendo la malattia un “ospite sgraditissimo”.

Su Instagram aveva scritto: “Ho subito un primo intervento chirurgico e la prossima settimana comincerò le cure per cercare di migliorare la situazione e poter essere nuovamente operato tra qualche mese”. Poi aveva aggiunto: “È una partita durissima, so benissimo che si può vincere o perdere ma ce la metterò tutta come sempre. E come sempre so di non essere solo, ho la mia grande e meravigliosa famiglia vicino a me anche se non tutti lo possono essere fisicamente”. Le cure e la chemioterapia non hanno fermato l’avanzare del tumore, arrivato anche alle vertebre. Protti ha continuato a mostrarsi vicino alla sua gente e alla sua città adottiva. A Livorno, diventata la sua casa calcistica e affettiva, aveva vestito anche i panni di tedoforo per Milano-Cortina.

La sua carriera era cominciata proprio con la maglia amaranto, a metà degli anni Ottanta. Poi Messina, dove raccolse il posto lasciato da Totò Schillaci e si impose a suon di reti. Nel 1992 arrivò al Bari. In Puglia firmò la stagione che lo portò in cima alla Serie A: 24 gol nel 1995-96, capocannoniere insieme a Beppe Signori. Il Bari retrocesse e quel titolo non bastò a convincere Arrigo Sacchi a portarlo agli Europei. Dopo Bari arrivarono Lazio e Napoli. In azzurro Protti fu l’ultimo giocatore a indossare in Serie A la maglia numero 10 di Diego Armando Maradona prima del ritiro ufficiale. Quelle esperienze non gli diedero la continuità trovata altrove, ma aggiunsero un altro passaggio riconoscibile a una carriera costruita più sui gol che sulle etichette.

Nel 1999 Protti tornò a Livorno. Ripartì dalla C1 e trascinò gli amaranto fino alla Serie A. Vinse due volte la classifica marcatori in C e poi anche in B. Solo lui e Dario Hubner sono riusciti a chiudere da capocannonieri in tutte le categorie professionistiche italiane. Nel 2005 segnò anche nella sua ultima partita, Livorno-Juventus 2-2. A fine carriera il conto dei gol arrivò a 257. Dopo il campo lavorò da dirigente e rientrò ancora nel Livorno, la società che più di tutte aveva finito per identificarsi con il suo nome. La malattia ha riportato Protti sui social in modo diverso, con messaggi diretti ai familiari, agli amici e ai tifosi.

L’ultimo saluto è arrivato ancora dalla sua pagina Instagram: “Questo splendido viaggio, come ogni partita, è arrivato al fischio finale. Difficile provare parole che possano spiegarlo, l’unica cosa che posso fare è ringraziare la mia grande e meravigliosa famiglia che ho adorato. Tutte le persone che mi hanno voluto bene e che mi sono state vicino, tutti i tifosi delle squadre nelle quali ho giocato per l’affetto e l’amore sempre dimostratomi e totalmente ricambiato. Sperando che sia un arrivederci e non un addio”.

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