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kevin prince boateng modificato 1

Un tifoso denunciato per violazione della legge Mancino e un'altra decina di facinorosi in via di identificazione. Il giorno dopo i cori razzisti di Pro Patria-Milan che hanno spinto i rossoneri a lasciare il campo mescola i primi risultati investigativi alle reazioni di sdegno di addetti ai lavori e non. Il primo a finire nel mirino della questura di Varese e' stato un 20enne di Busto Arsizio, sostenitore della squadra locale, accusato di aver scandito "espressioni offensive di tipo discriminatorio" e identificato grazie ai video nelle mani della scientifica. In casa gli agenti gli hanno trovato e sequestrato l'abbonamento alla Pro Patria e la tessera del tifoso ma presto, grazie anche ad alcune testimonianze, dovrebbero avere un nome e un volto anche gli ultras che con lui hanno offeso Boateng, Niang e Muntari. Nei loro confronti la procura di Busto Arsizio aprira' un fascicolo d'inchiesta ipotizzando il reato di odio razziale mentre il Comune si costituira' parte civile nell'eventuale processo.

BOATENG,GRAZIE A TUTTI PER SUPPORTO E COMPRENSIONE - Grazie a tutti per il supporto e la comprensione...significano molto". Così KevinPrince Boateng, dalla sua pagina Twitter, ha voluto ringraziare tutti coloro che in queste ore gli hanno espresso la propria solidarietà per quanto accaduto ieri a Busto Arsizio, col ghanese che ha lasciato il campo, seguito dagli altri compagni del Milan, a causa dei cori razzisti nei suoi confronti.

 INGROIA: "BRAVO MILAN E FORZA BOATENG" - "Bravo Milan e forza Boateng! Le leggi sul razzismo ci sono, lo Stato deve applicarle". E' il Tweet che Antonio Ingroia, candidato leader della lista Rivoluzione Civile, ha lanciato per sostenere la scelta del Milan di abbandonare l'amichevole con la Pro Patria, ieri pomeriggio, in segno di protesta contro i cori razzisti che offendevano Kevin Prince Boateng.

BERLUSCONI: "VIA DAL CAMPO IN TUTTE PARTITE NEI CASI RAZZISMO" - "Ho chiamato poco fa Kevin Prince Boateng e mi sono congratulato con lui per la sua reazione contro il deprecabile episodio di razzismo avvenuto nello stadio della Pro Patria a Busto Arsizio". Lo dice Silvio Berlusconi in una nota spiegando di aver "molto apprezzato il comportamento del mio Milan in questo caso e le dichiarazioni rese dai calciatori, dall'allenatore Allegri e da mia figlia Barbara". "Questi episodi incivili, questi fischi e questi cori denigratori si ripetono ormai con eccessiva frequenza e offendono il calcio e lo sport intero", dice il patron rossonero. "Assicuro che in tutte le partite, anche internazionali, ove si verificassero episodi di questo genere, il Milan lascera' il campo". Lo annuncia Silvio Berlusconi in una nota sul caso aperto dai cori contro Boateng. Berlusconi aggiunge che "di tali gesti odiosi soffrono, oltre agli atleti, le societa' e la stragrande maggioranza dei tifosi".

 FORNERO: "LA CONDANNA DEVE ESSERE UNANIME" - Il ministro delle Pari Opportunita' Elsa Fornero plaude alla decisione di sospendere la partita di calcio "Pro Patria-Milan" a causa di cori razzisti indirizzati a giocatori del Milan. "L'episodio - afferma in una nota - e' contrario sia alle regole dello sport basate sul rispetto e sulla correttezza, sia alle piu' generali regole di convivenza civile". Secondo il ministro "insegnare il rispetto della diversita' dovrebbe essere un compito di tutti e lo sport, con la sua enorme forza, e' un veicolo fondamentale che per questo va tutelato da chiunque tenti di sporcarlo".

Scene purtroppo gia' viste ma con un epilogo inedito. Doveva essere una festa l'amichevole di Busto Arsizio tra la Pro Patria, formazione di Seconda Divisione, e il Milan di Allegri, impegnato a preparare la sfida di domenica contro il Siena. Ma qualcosa non e' andato per il verso giusto perche' a un certo punto, dalla curva dei tifosi di casa, sono partiti i soliti beceri insulti razzisti all'indirizzo dei giocatori rossoneri di colore, ovvero Boateng, Niang e Muntari. Insulti proferiti da una minoranza ("non sono fan della nostra squadra, sono persone che non vediamo mai allo stadio", ha precisato poi il patron della Pro Patria, Pietro Vavassori) ma sufficienti per convincere i milanisti a un gesto forte: via dal campo e partita sospesa. Inutili gli appelli dello speaker e dei calciatori di casa al pubblico perche' mettessero fine a quei cori, i tentativi di riprendere la gara sono morti sul nascere anche per volonta' degli stessi calciatori rossoneri, che in questo modo hanno voluto dare un segnale forte.

 
BoatengBOATENG LANCIA IL PALLONE - foto da Milan ChannelGuarda la gallery

"Andava dato - ha spiegato il capitano Massimo Ambrosini -. Non si puo' tollerare una cosa del genere, non si poteva continuare la partita con questo clima anche perche' bisogna far capire certe cose. Ci dispiace per la stragrande maggioranza di persone che non ha nulla a che vedere con quanto successo, proprio per questo abbiamo preso l'impegno di tornare prima possibile". "Siamo dispiaciuti e amareggiati per quello che e' successo, ma credo che il Milan abbia fatto la scelta giusta nel non rientrare in campo - ha aggiunto Massimiliano Allegri -. Bisogna smetterla con questi gesti incivili, l'Italia deve migliorare sotto questo punto di vista, deve diventare un Paese piu' civile, educato ed intelligente". "Dovevamo dare un segnale forte contro questi episodi e spero che serva da esempio se certe cose dovessero succedere in campionato, dalle serie minori fino alla serie A", ha detto ancora il tecnico toscano. La decisione presa dal Milan e' unica nel suo genere anche se in passato non sono mancati esempi singoli di giocatori che, stufi degli insulti, hanno deciso di lasciare il campo in segno di protesta. Come dimenticare, il 30 novembre 2005, il gesto di Marco Andre' Kpolo Zoro allo stadio San Filippo di Messina. Durante la ripresa della partita contro l'Inter, il difensore ivoriano si becca i soliti "buu" razzisti dalla curva avversaria e a quel punto prende il pallone e va verso la panchina. Ci vuole l'intervento di compagni e avversari (Adriano, allora attaccante nerazzurro, lo abbraccia e parla insistentemente con lui) per convincere Zoro a tornare in campo e finire la partita. Qualche mese dopo in Spagna, nel febbraio 2006, e' Samuel Eto'o, ai tempi con la maglia del Barcellona, ad abbandonare il terreno di gioco: in altre occasioni l'attaccante camerunense aveva risposto agli insulti esultando goliardicamente ma davanti ai cori degli ultras del Saragozza ne ha avuto abbastanza, "me ne voy" urlo' dirigendosi verso gli spogliatoi salvo poi essere trattenuto da Ronaldinho. Lo stesso Eto'o fu protagonista suo malgrado nell'ottobre 2010, allora con la maglia dell'Inter e oggetto degli insulti dei tifosi del Cagliari. Nell'occasione fu l'arbitro dell'incontro, Paolo Tagliavento, a interrompere la partita per quasi tre minuti, con lo speaker che avverti' il pubblico della possibile sospensione definitiva. Ma la protesta piu' eclatante resta quella dei giocatori del Treviso, nella serie B 2000-2001, scesi in campo tutti col volto dipinto di nero come gesto di solidarieta' nei confronti del loro compagno di squadra Omolade, che nella gara precedente con la Ternana era stato insultato dai suoi stessi tifosi.

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