Dai rapporti con Rocchi al Centro Var di Lissone, perché gli inquirenti sentono la Lega
L’inchiesta milanese sugli arbitri entra in una nuova fase. Il pubblico ministero Maurizio Ascione ha convocato Andrea Butti, responsabile dell’Ufficio Competizioni della Lega Serie A, che sarà ascoltato probabilmente in settimana come persona informata sui fatti.
La Procura guarda ora anche ai rapporti tra mondo arbitrale, Lega e club. Butti guida l’area che si occupa dell’organizzazione delle competizioni e, per questo ruolo, avrebbe avuto contatti operativi con il designatore arbitrale Gianluca Rocchi. Non risulta invece una convocazione per l’amministratore delegato della Lega Serie A Luigi De Siervo.
La convocazione di Butti si lega soprattutto alle sue funzioni. Per le edizioni della Supercoppa italiana disputate in Arabia, ad esempio, era il referente per le pratiche di visto dei direttori di gara designati. Anche il Centro Var di Lissone, di proprietà della Lega, può aver avuto un peso negli accertamenti: sale, spazi e necessità logistiche degli arbitri passavano naturalmente dall’Ufficio Competizioni.
Ascione, che dall’estate sarà destinato a un altro incarico, ha già ascoltato decine di figure del mondo arbitrale nell’ultimo anno. Ora l’indagine sembra allargarsi a chi, pur non facendo parte dell’Aia, aveva rapporti funzionali con il sistema delle designazioni e con la gestione delle gare.
Il passaggio successivo dovrebbe riguardare gli addetti agli arbitri delle società di Serie A, oggi considerati figure utili per ricostruire eventuali contatti, richieste o pressioni. Tra i nomi più osservati c’è Giorgio Schenone, club referee manager dell’Inter. Schenone non risulta indagato, ma compare nelle ricostruzioni per il riferimento a un “Giorgio” emerso in una intercettazione tra Rocchi e Andrea Gervasoni, ex supervisore Var.
La telefonata risale ad aprile 2025. Rocchi e Gervasoni, entrambi sospesi dopo essere stati accusati di concorso in frode sportiva, parlano di alcune designazioni finite al centro degli accertamenti. La frase chiave è “Loro non lo vogliono più vedere”. In un altro passaggio il senso viene riassunto così: “Loro quell’arbitro non lo vogliono più vedere”.
Il riferimento, secondo l’ipotesi della Procura, potrebbe riguardare l’Inter. La tesi resta però da verificare. Gli inquirenti non hanno ancora identificato chi avrebbe espresso quelle preferenze e non hanno chiarito con certezza a chi si riferisse quel “loro”.
Le partite finite nel fascicolo sono Bologna-Inter dello scorso campionato e Inter-Milan, semifinale di ritorno dell’ultima Coppa Italia. Nel primo caso si parla della designazione di Andrea Colombo, nel secondo di Daniele Doveri. Secondo la ricostruzione investigativa, Colombo sarebbe stato un nome più gradito, mentre Doveri sarebbe stato indicato come arbitro sgradito ma utile da impiegare in Coppa Italia per tenerlo fuori da altre gare considerate più pesanti.
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Il ruolo di Schenone interessa perché il club referee manager dialoga con il referente della Commissione arbitri nazionale per i rapporti con le società. Per lui, in teoria, il canale corretto non sarebbe il designatore, ma Andrea De Marco. Proprio per questo gli inquirenti vogliono capire se ci siano stati contatti non consentiti tra dirigenti di club e vertici arbitrali.
La Procura aveva chiesto al gip di proseguire con le intercettazioni per chiarire chi ci fosse dietro quella conversazione. All’inizio dell’estate 2025, però, gli ascolti sono stati interrotti perché ritenuti senza utilità investigativa. Il punto è rimasto aperto.
Se il riferimento fosse davvero a un dirigente di club, gli scenari sarebbero due. Nel primo, il designatore avrebbe ascoltato eventuali preferenze decidendo poi in autonomia. Nel secondo, più grave, ci sarebbe stato un condizionamento esterno sulle designazioni arbitrali. Al momento resta un’ipotesi d’indagine, non una conclusione.
Nelle prossime settimane potrebbero essere ascoltati anche altri club referee manager, compresi referenti legati a società come Lazio, Juventus e Parma. Gli accertamenti proseguono pure sul Centro Var di Lissone, per verificare eventuali anomalie nella gestione delle comunicazioni.

