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Juventus senza Champions: 60-80 milioni spariti, mercato in saldo e big sotto esame

Champions mancata, ricavi giù e player trading da aumentare: la Juventus deve rifare i conti dopo il disastro

Juventus senza Champions: 60-80 milioni spariti, mercato in saldo e big sotto esame
Damien Comolli, Juventus

La Juventus è fuori dalla Champions e giocherà l’Europa League dopo il sesto posto finale. Il danno economico è pesante: le stime di Reuters parlano di un crollo dei ricavi tra 55-60 milioni e 80 milioni, a seconda delle proiezioni.

Il pari nel derby non è solo una delusione: è un conto da pagare

Il 2-2 nel derby col Torino, con sospensione per diversi minuti per soccorrere un tifoso ferito, ha lasciato alla Juventus una ferita sportiva e un problema economico. Reuters ha certificato il verdetto: Milan quinto a 70 punti, Juventus sesta a 69, entrambe in Europa League, mentre Roma e Como hanno preso gli ultimi posti Champions. Per i bianconeri è una bocciatura doppia: campo e bilancio.

Il punto è che la Champions non era un lusso. Era una necessità industriale. La Gazzetta dello Sport ha scritto che l’assenza dalla prossima Champions produce un crollo dei ricavi di 55-60 milioni; SportMediaset, riprendendo Tuttosport, ha parlato di una stima di 80 milioni in meno rispetto allo scenario Champions. È una forbice larga, ma il messaggio è uno solo: mancano soldi pesanti.

E quando mancano soldi pesanti, il mercato smette di essere una lista dei desideri e diventa una sala operatoria. Si taglia dove fa male, si vende dove conviene, si compra solo se si crea prima lo spazio. Altro che colpi a effetto.

Non è saldo, ma servirà vendere meglio di prima

La Gazzetta ha aggiunto un passaggio decisivo: il differenziale tra Champions ed Europa League dovrà essere coperto attraverso il player trading e, rispetto a una media recente di circa 60 milioni di proventi, nel 2026/27 la Juventus dovrà avvicinarsi a quota 100 milioni. Tradotto: non per forza svendita, ma di sicuro mercato in uscita più aggressivo.

SportMediaset ha sottolineato anche il peso delle regole UEFA, in particolare la squad cost rule, che impone un rapporto massimo del 70% tra stipendi, ammortamenti e ricavi complessivi. Se i ricavi calano, anche il costo della rosa deve essere governato con più durezza.

Qui entra in scena il nome che più pesa sul bilancio: Dusan Vlahovic. Capology stima per il serbo un ingaggio lordo fisso da 22,22 milioni di euro nella stagione 2025/26, con contratto in scadenza al 30 giugno 2026. È il classico dossier che non può essere rimandato: rinnovo al ribasso, cessione o rischio di perderlo a zero.

Transfermarkt valuta Vlahovic 35 milioni. Non è più il valore da maxi-colpo del passato, ma resta un asset vendibile. Il problema è che, con un ingaggio così alto e un solo anno di contratto, Damien Comolli non può dettare condizioni infinite.

Per quanto riguarda Kenan Yildiz, invece, il fantasista turco sembra intoccabile.

Spalletti resta, ma il mercato non perdona

Luciano Spalletti ha detto di non aver mai pensato alle dimissioni e di voler partecipare alla costruzione della nuova Juventus. Il tecnico non vuole scappare dalla tempesta. Ma adesso deve fare i conti con una realtà più stretta: senza le risorse Champions, ogni scelta pesa il doppio.

Il rischio è che la Juve entri nell’estate con una contraddizione enorme: voler tornare grande subito, ma con meno ricavi, stipendi pesanti e l’obbligo di generare plusvalenze. La società potrà anche dire che i soldi per il mercato ci sono. Ma senza Champions non esiste mercato normale: esiste un mercato sotto pressione.

La prossima Juventus dovrà nascere da una domanda brutale: chi è davvero indispensabile e chi è solo costoso? Se la risposta sarà sbagliata, il conto del 2026 rischia di diventare il primo capitolo di un problema ancora più grande.

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