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Sport

di Pasquale Diaferia

Sono partiti  i Playoff che assegneranno lo scudetto 2013 del basket. La regular season ha incoronato Varese e Sassari come le due outsider che hanno guidato la classifica dalla prima giornata. Ma la Milano di Scariolo può tentare, dopo un tormentato inizio di stagione, numerosi cambi in corsa ed un finale in crescendo, di cogliere un titolo che sotto la Madonnina manca da troppo tempo. Lo conferma anche il pronostico delll’ultima ora dell’ex Ct della Nazionale, Charlie Recalcati, ma anche il desiderio di sangue di Alessandro Gentile (nella foto), il giovanissimo talento della Armani, che quando sente odore di sangue da il meglio di sé. In una stagione in cui le potenze finanziarie Siena, Milano e Cantù hanno sostanzialmente deluso in campionato e coppe europee, è arrivato il momento di provare a dare un senso ad una stagione che altrimenti sarebbe davvero non proporzionata agli investimenti.

Se infatti le prime tre (Varese, Sassari e perfino la Roma che aveva rischiato di non disputare il campionato per mancanza di mezzi) sono riuscite a costruire squadre frizzanti pur con budget minimi, e Cantù è scivolata sempre più in basso nel corso del finale di stagione, vendendo perfino il telento Markohisvili, è proprio una tra le ricche Siena e Milano, curiosamente accoppiate in un quarto che ha già sapore di finale, che può tentare di vincere un titolo che solo tre mesi fa sembrava impossibile solo da pensare. La situazione del tabellone è estremamente sbilanciata. Da una parte Sassari, seconda alla fine della stagione regolare, può andare agevolmente in finale (ieri sera in gara uno ha strapazzato Cantù 90-70): basta battere in semi una tra Roma e Reggio, entrambe non irresistibili (gli emiliani ieri sera si sono aggiudicati gara uno in trasferta 58-70).

Dall’altra invece Varese, se dovesse riuscire a superare Venezia (l’unica ad averla sconfitta due volte in campionato) impatterà in semifinale una tra le due grandi forze del campionato. E se Milano è stata battuta dai varesini più volte in stagione, ma mai con la formazione attuale, Siena ha strapazzato i biancorossi di Vitucci in finale di Coppa. La sensazione, insomma, è che quando il gioco si fa importante e le partite assegnano titoli, Il reale vantaggio vada proprio alle società con maggiore abitudine mentale a giocare i match decisivi. Soprattutto se si aggiunge la variabile impazzita della scellerata decisione federale di giocare tutti i playoff al meglio delle sette gare.

Uno sforzo fisico e psichico alla portata solo di formazioni con panchine lunghe, killer instinct (e magari anche un occhio favorevole degli arbitri). In questo Varese e Sassari, pur avendo giocato un basket piacevole e spettacolare, potrebbero pagare un prezzo molto alto negli scontri decisivi con le corazzate milionarie Siena o Milano. L’uso del condizionale è d’obbligo, viste le follie di una stagione lunghissima, che almeno nella prima fase ha azzerato le differenze di bilancio e privilegiato le scelte oculate di allenatori talentuosi come Vitucci e Sacchetti.

L’unica certezza è che ci sarà da emozionarsi: seguiremo con attenzione una situazione di equilibrio tra formazioni ricche, e ancora potenti, e underdog meno dotati, ma ancora in condizione di scodellare sorprese. La cabala dice che Varese vinse l’ultimo scudetto nel ’99, dopo aver perso la finale di Coppa Italia: esattamente come è successo quest’anno. Ma Giorgio Armani, ambizioso sponsor di Milano, crede poco alle statistiche. Come il senese Luca Banchi, storico assistente di Pianigiani all’esordio come head coach: è l’unico che fino ad ora le tre partite secche della Final Eight di Coppa Italia le ha vinte tutte. E tutti lo sanno: questi sono i play off. L’unico momento in cui, se vinci sempre, vinci tutto.

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