L’inchiesta partita dalle denunce di Lotito, verifiche anche sulla protesta dei tifosi
L’inchiesta della Procura di Roma che ha portato alle perquisizioni nei confronti del presidente della Banca del Fucino Mauro Masi, dell’amministratore delegato Francesco Maiolini e di Luigi Bisignani è partita da una serie di denunce presentate da Claudio Lotito.
Gli investigatori stanno verificando anche se dietro una parte della protesta dei tifosi della Lazio contro il presidente possa esserci stata una “regia”. La contestazione prosegue da mesi, con partite casalinghe disertate da una parte della tifoseria e una presenza invece numerosa nelle trasferte. Già all’inizio di giugno era stato annunciato lo “sciopero” della curva e degli abbonamenti.
Le prime denunce di Lotito risalgono a giugno-luglio 2025. Il presidente della Lazio aveva segnalato anche gli striscioni “Lotito Libera la Lazio” esposti in piazza del Parlamento, davanti alla Camera dei Deputati e a piazza San Lorenzo in Lucina. Aveva inoltre denunciato una campagna diffamatoria che, secondo la sua ricostruzione, mirava a danneggiarne la reputazione e a costringerlo a vendere il club, insieme a “continue telefonate, ricevute a tutte le ore”, messaggi ingiuriosi sui social e via email.
Nel nuovo decreto di perquisizione gli inquirenti fanno riferimento a “ulteriori elementi funzionali a ritenere la sussistenza di un disegno più ampio e unitario volto, da un lato, a diffondere notizie false idonee a cagionare una riduzione del prezzo delle azioni della società sportiva quotata in borsa e, d’altro lato, a indurre e costringere l’azionista di maggioranza a cedere il pacchetto azionario di controllo sono stati raccolti ancora nelle ultime settimane dalla acquisizione delle pseudonotizie diffuse attraverso la pubblicazione on line ‘Millenovecento’ volte a orientare una protesta delle tifoserie della Lazio contro Lotito e riportate nell’ultima delle annotazioni depositate dai carabinieri”.
Banca del Fucino: “Non siamo indagati, nessun finanziamento contro la Lazio”
Nel pomeriggio è arrivata la posizione della Banca del Fucino, che distingue l’istituto dagli accertamenti riguardanti il presidente Mauro Masi e l’ad Francesco Maiolini.
“La Banca non è indagata e non è destinataria di alcun provvedimento. Banca del Fucino esprime piena fiducia nell’operato del Presidente Mauro Masi e dell’Amministratore Delegato Francesco Maiolini, sicura che gli accertamenti in corso ne confermeranno la correttezza. Si intende comunque precisare che Banca del Fucino non ha mai finanziato, direttamente o indirettamente, alcuna iniziativa, campagna o attività riconducibile alle vicende oggetto dell’indagine, né alcuna iniziativa lesiva degli interessi della S.S. Lazio S.p.A., dei suoi azionisti e dei suoi vertici”. L’istituto precisa inoltre di non avere partecipazioni o incarichi collegati alla società biancoceleste: “non detiene azioni della S.S. Lazio S.p.A., non ha mai ricevuto alcun mandato per l’acquisto della società o di sue partecipazioni e non ha mai svolto attività di advisory per soggetti a qualunque titolo interessati alla stessa”.
Banca del Fucino “ha piena fiducia nell’operato della magistratura, assicura ogni collaborazione utile all’accertamento dei fatti e conferma che la propria operatività prosegue con assoluta regolarità, nel pieno rispetto della normativa di vigilanza e a tutela dei propri clienti, dipendenti e azionisti. La Banca si riserva di tutelare la propria reputazione e i propri interessi in ogni sede nei confronti di ricostruzioni distorte e lesive”.
Cosa è successo
I carabinieri del nucleo investigativo di Roma, coordinati dai pm della Dda, stanno effettuando perquisizioni nei confronti del presidente della Banca del Fucino, Mauro Masi, dell’ad Francesco Maiolini nell’ambito di una indagine in cui si ipotizza il reato di aggiotaggio su quote societarie della Lazio.
Diffusione di “notizie false” per ”provocare una sensibile alterazione del prezzo delle azioni della Ss Lazio S.p.a., società quotata”. Questa l’accusa contestata dai pm della Dda della procura di Roma nell’inchiesta che ha portato alle perquisizioni effettuate oggi dai carabinieri del Nucleo Investigativo nei confronti del presidente della Banca del Fucino, Mauro Masi, dell’ad Francesco Maiolini.
In particolare i tre sono accusati di manipolazione del mercato, perché ”agendo in concorso tra loro e con terzi, alcuni dei quali in corso di identificazione, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, concorrevano moralmente alla diffusione a mezzo social network o attraverso la testata ‘Millenovecento’, e concorrevano moralmente e materialmente attraverso il quotidiano II Tempo alla diffusione di notizie false, relative alla imminente cessione da parte di Claudio Lotito del pacchetto azionario di controllo della Ss Lazio s.p.a., allo stato di decozione delle società controllate da Claudio Lotito.
Oltre alla intenzione di Claudio Lotito di far deliberatamente retrocedere la squadra della Lazio in una serie minore al fine di ottenere il cosiddetto paracadute di 35 milioni di euro, notizie false la cui diffusione è concretamente idonea a provocare una sensibile alterazione del prezzo delle azioni della Ss Lazio s.p.a., società quotata”. I fatti sarebbero iniziati dal giugno 2024 e sono tuttora in corso.


