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Marcello Lippi is back: "Voglio fare gli Europei..."

"Ho preso una decisione e quando la prendo la mantengo: non faro' piu' l'allenatore di club. Quando finiro' la mia esperienza in Cina da direttore tecnico, tornero' in Italia e se ci sara' una nazionale che mi piace, con un programma serio che mi permetta di fare qualcosa che non ho mai fatto, cioe' partecipare agli Europei, allora accettero'". Cosi' l'ex ct azzurro Marcello Lippi, ai microfoni di "Radio Anch'io Sport" su RadioUno, su quello che sara' il suo futuro una volta che avra' concluso la sua avventura al Guangzhou Evergrande.

"Che effetto mi fa vedere Conte battersi per la Nazionale? Un effetto bello ma conosco il carattere di Antonio, e' sempre stato un trascinatore, un combattente nato. Ma gli stage non sono la cosa piu' importante. Puo' anche essere che una squadra, nell'immediata vicinanza di un ottavo di Champions possa non mandare i giocatori, non e' un vero problema".

 "Secondo me e' piu' importante la questione delle date perche' anticipare l'inizio del campionato significherebbe avere 15 giorni in piu' per preparare l'Europeo e poi c'e' il rapporto fra allenatori e ct", aggiunge il tecnico viareggino, che ricorda che durante la sua esperienza si era impegnato a lasciare a casa i giocatori delle grandi squadre in occasione delle amichevoli "perche' il vero problema di chi gioca tanto e' che non puo' allenarsi".

Ma da qui a pensare che Conte possa dimettersi perche' non ha i giocatori per gli stage ce ne corre. "Non credo, si sta parlando di uomini veri, di grande livello morale, non e' che uno prende un impegno e dopo 3-4 mesi succede una cosa del genere - continua Lippi - Lui allena tutti e va a trovare tutte le squadre, la sua mentalita' la vuole trasmettere a tutti, il suo carattere lo porta a dire tutto quello che gli passa nel cuore e nel cervello ma poi si rendera' conto che tutto tutto non si puo' fare".

Lippi riconosce pero' che Conte ha maggiori difficolta' rispetto a quelle che lui incontro' prima dei Mondiali tedeschi, perche' "oggi anche le Primavere vanno in campo con tanti stranieri. Conte puo' scegliere su un 35% di italiani mentre quando allenavo io ero il 65%". Ma fondamentale per il futuro della Nazionale sara' "la qualita' del gruppo che il ct riesce a creare, i giocatori devono sentire di far parte di un progetto importante e mettere le proprie qualita' al servizio della squadra. Quando costruisce un gruppo cosi' sei sulla buona strada ed e' piu' facile trasformare tutto cio' che arriva dall'esterno in energia positiva, come e' successo a noi prima del Mondiale in Germania".

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