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Caos Figc, l’Italia calcistica non ha pace: spuntano nuovi dubbi sull’eleggibilità di Malagò

Il Fatto Quotidiano: nella pratica depositata da Malagò non compare la dichiarazione sui requisiti. Il Coni valuta il commissariamento.

Caos Figc, l’Italia calcistica non ha pace: spuntano nuovi dubbi sull’eleggibilità di Malagò
Malagò

Dopo il mancato tesseramento emerge un’altra anomalia nella candidatura che ha portato Giovanni Malagò alla presidenza della FIGC. Nella documentazione depositata non risulterebbe alcuna dichiarazione sul possesso dei requisiti richiesti per ricoprire la carica. Le nuove carte arrivano mentre il CONI si prepara a decidere se commissariare la Federcalcio.

Nella pratica di Malagò nessuna dichiarazione sui requisiti richiesti dalle norme federali

Il problema non riguarda più soltanto il mancato tesseramento di Giovanni Malagò al momento della candidatura alla presidenza della FIGC. Nella documentazione ufficiale depositata prima delle elezioni non compare neppure una dichiarazione con cui l’attuale numero uno della Federcalcio attestasse di possedere gli altri requisiti previsti dalle norme.

A riportarlo è Il Fatto Quotidiano, che ha potuto visionare le carte ufficiali relative alle candidature alla presidenza federale.

Il verbale di deposito è stato sottoscritto dal segretario generale della FIGC Marco Brunelli. L’avvocato Luca Bergamini presentò la candidatura per conto di Malagò, munito di delega. La pratica comprendeva anche l’accredito delle 18 società di Serie A che sostenevano la candidatura e il documento programmatico. Non risulta invece, secondo la ricostruzione del Fatto Quotidiano, una dichiarazione relativa al possesso dei requisiti previsti per assumere la presidenza federale.

Miele e Abete avevano allegato le dichiarazioni sui requisiti

Il confronto con gli altri candidati rende evidente la differenza nella documentazione presentata.

Renato Miele, che successivamente ha contestato la posizione di Malagò, aveva allegato alla propria candidatura il documento relativo al tesseramento e una dichiarazione sostitutiva ai sensi del D.P.R. 445/2000, con la quale attestava il possesso degli altri requisiti. Anche Giancarlo Abete, sfidante di Malagò alle elezioni, aveva presentato una dichiarazione con cui certificava sotto la propria responsabilità il possesso dei requisiti e l’assenza di divieti o incompatibilità.

Per Malagò, invece, sempre secondo le carte visionate dal Fatto, l’avvocato Bergamini depositò la delega, l’accredito delle 18 società di Serie A e il programma. Nessuna dichiarazione sul possesso dei requisiti risulta tra i documenti indicati. Questo elemento va distinto dal mancato tesseramento. Le carte non dimostrano automaticamente che Malagò fosse privo di tutti gli altri requisiti, ma mostrano che nella candidatura non venne depositata una dichiarazione che ne attestasse il possesso.

Il tesseramento era già finito al centro del ricorso di Renato Miele

La posizione di Malagò era già sotto esame per il mancato tesseramento alla FIGC alla data di presentazione della candidatura.

Le norme federali e i principi del CONI prevedono condizioni per poter concorrere alle cariche elettive, compresa la regolarità del tesseramento. La questione era emersa dopo il ricorso presentato da Renato Miele. Malagò è stato successivamente eletto presidente della Federcalcio con quasi il 70% dei voti. Il nuovo elemento sposta però l’attenzione anche sulla procedura seguita dalla Federazione nell’ammettere la candidatura e sulle verifiche effettuate prima dell’assemblea elettiva.

La FIGC rischia il commissariamento: il CONI decide a ottobre

Il presidente del CONI Luciano Buonfiglio ha affidato a quattro giuristi il compito di esaminare la questione e fornire i pareri necessari agli organi olimpici. Tra il 6 e il 10 ottobre è attesa una riunione nella quale il CONI dovrà valutare il futuro della FIGC e l’eventuale commissariamento della Federcalcio.

La nuova documentazione si aggiunge quindi agli accertamenti sul tesseramento. Al CONI spetterà stabilire se le irregolarità contestate nella procedura che ha portato all’elezione di Malagò siano tali da giustificare un intervento sulla governance della Federazione.

Un eventuale commissariamento interromperebbe l’attuale gestione federale e aprirebbe la strada alla nomina di un commissario, con la successiva necessità di definire tempi e modalità per riportare la FIGC a una governance ordinaria.

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