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Juve-Roma, Malagò: “Bravo Pallotta, una lezione di stile”

Juve-Roma, Malagò: “Bravo Pallotta, una lezione di stile”
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Sulla squalifica di Tavecchio da parte dell’Uefa: “Quelli che hanno votato, malgrado sapessero che questo sarebbe successo, hanno ritenuto che era giusto votare per Tavecchio. Io, come presidente del Coni, ne devo solo…”

“Ho letto le dichiarazioni del presidente della Roma, James Pallotta. Applausi sotto tutti i punti di vista, devo dire una lezione di stile”. Lo ha detto il presidente del Coni, Giovanni Malago’, commentando le parole del numero uno giallorosso che, nel tentativo di smorzare gli animi dopo le polemiche seguite a Juve-Roma di domenica scorsa, aveva detto “Dovremmo fare tutti un respiro profondo e calmarci un po’”. Il numero uno del Comitato Olimpico lega le polemiche alla mancanza di cultura sportiva, che poi ha generato anche interrogazioni parlamentari: “E’ l’Italia, lo sapete – specifica Malago’ -, dico dal primo giorno che siamo un Paese dalla scarsissima cultura sportiva”.

“E non essendoci delle fondamenta di cultura sportiva – ha continuato il numero uno dello sport italiano -, tutti si sentono legittimati a pensare male, a sospettare, a congiure, a comportamenti scorretti”. “Questo e’ il risultato – conclude Malago’ – probabilmente credo che in un Paese molto evoluto come l’Inghilterra non ci sarebbero state questo tipo di situazioni, forse in Inghilterra sono abituati in modo diverso”. Anche per questo, secondo Malago’, “non credo sia un caso che Pallotta non sia italiano…”

Sulla squalifica di Tavecchio da parte dell’Uefa: “Quelli che hanno votato, malgrado sapessero che questo sarebbe successo, hanno ritenuto che era giusto votare per Tavecchio”.

“Evidentemente chi lo ha votato non ha ritenuto che questo potesse essere penalizzante per il prosieguo dell’attività del presidente della Figc”, riferimento alla frase incriminata che ha portato all’inibizione di Tavecchio. “Io, come presidente del Coni, ne devo solo prendere atto. Perché il Coni, lo sottolineo di nuovo, può intervenire solo in casi particolari”.

Il calcio italiano esce dunque indebolito da questo episodio? “Non penso, credo piuttosto che ci sia un problema di immagine, ma questo lo sanno tutti da un pezzo”. “Ora quello che conta – conclude Malagò – è fare bene le riforme e proseguire in quel percorso annunciato. Noi parliamo del calcio perché è lo sport più popolare, ma impatta su tutte le discipline sportive. Non si può più fare il mestiere del dirigente sportivo come si è fatto per molti anni, magari anche molto bene. Questo te lo impone il contesto storico e l’opinione pubblica”.