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Mancini bis, la scelta apre il dibattito sul concetto di opportunità

La nomina del nuovo (vecchio) commissario tecnico ha spalancato le porte sulle riflessioni legate a “doppiopesismi” e “amichettismi”

Mancini bis, la scelta apre il dibattito sul concetto di opportunità

La decisione del presidente della Figc, Giovanni Malagò, di riportare Roberto Mancini sulla panchina della Nazionale non ha chiuso le polemiche, anzi. Dopo l’azzeramento del progetto che avrebbe coinvolto Paolo Maldini, Leonardo e Andrea Pirlo, il ritorno del tecnico marchigiano è una scelta di continuità sul piano tecnico che non placa le polemiche. Anzi.

Una nomina che fa discutere

Mancini bis, la scelta apre il dibattito sul concetto di opportunità

Il Mancini bis è stato accolto con sorrisi a denti stretti da alcune componenti, in primis la Lega  Serie A. A livello di curriculum ed esperienza ad alto livello in panchina, fra Pirlo e il tecnico di Jesi, già campione d’Europa nel 2021, non c’è paragone. Se il tema invece riguarda il criterio legato alla valutazione dei protagonisti chiamati a rappresentare l’Italia del calcio, lo scenario cambia sin quasi a ridisegnare il panorama. Chi ha criticato la scelta della FIGC è andato a scavare anche sul percorso extra sportivo di Mancini, finito inevitabilmente sotto la lente di ingrandimento quanto basta per riaprire un dibattito politico anche in relazione a collaborazioni e incarichi che il tecnico marchigiano ha ricoperto nel tempo.

I precedenti messi in evidenza dai detrattori di Mancini

Mancini bis, la scelta apre il dibattito sul concetto di opportunità

Oltre ai successi sportivi, il curriculum di Mancini comprende esperienze che i detrattori hanno immediatamente evidenziato. In primis, la parentesi sulla panchina dello Zenit San Pietroburgo nel 2017 e 2018. Si è lontani dalla guerra fra Russia e Ucraina ma il club era di proprietà della Gazprom, società dalla storia abbastanza controversa. Più recente, nel 2023, la questione legata alla firma del contratto plurimilionario con l’Arabia Saudita: petrodollari che hanno spinto Mancini a lasciare la nazionale. Scuse accettate in conferenza stampa ma per chi non appoggia la scelta del CT, resta la macchia del legame con un paese che spesso ha violato i diritti umani ed è stato al centro di osservazioni sul tema dello sportwashing.

Mancini fra politica, immagine e consenso

Chi non ama Roberto Mancini sottolinea anche accordi commerciali con aziende finite poi al centro di vicende discutibili. In realtà, l’attuale CT non ha alcuna contestazione a livello personale in relazione a quanto accaduto a Facile Ristrutturare, finita nel mirino della Agcom per alcune pratiche commerciali considerate scorrette. Ad alimentare il confronto c’è poi il ruolo di testimonial della Regione Marche (come, fra l’altro, anche Tamberi) ricoperto dietro lauto compenso. Tuttavia, il salvacondotto mediatico bipartisan è dietro il calcio d’angolo: basta vincere un paio di partite, meglio ancora un titolo e, come consolidata italica tradizione, il paese, seguendo la traiettoria del pallone, sarà in fila per salire sul carro del consenso.