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Benzina, il pieno costa sempre di più: il governo prepara aiuti mirati

Benzina e gasolio salgono ancora. Il taglio delle accise scade il 17 settembre, mentre il governo cerca risorse per nuovi aiuti.

Benzina, il pieno costa sempre di più: il governo prepara aiuti mirati

Benzina e gasolio aumentano ancora a pochi giorni dalla scadenza del taglio delle accise. Domenica 13 settembre il self ha raggiunto 2,105 e 2,214 euro al litro. Il governo punta ora a sostegni più mirati, ma deve trovare risorse e accordo politico.

Benzina e diesel salgono ancora: il taglio delle accise è già costato 2,16 miliardi

Il prezzo dei carburanti sale ancora a quattro giorni dalla scadenza dell’ultima riduzione delle accise. Secondo i dati diffusi domenica 13 settembre dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, sulla rete stradale nazionale un litro di benzina in modalità self service costa in media 2,105 euro, mentre il gasolio ha raggiunto 2,214 euro al litro. Il rincaro prosegue rispetto a sabato, quando l’Osservatorio sui prezzi del Mimit rilevava rispettivamente 2,100 euro per la benzina e 2,208 euro per il diesel. Venerdì i prezzi erano ancora a 2,086 e 2,193 euro.

Aumentano anche i prezzi in autostrada. Domenica la benzina self è arrivata a 2,198 euro al litro e il gasolio a 2,292 euro. Sabato erano rispettivamente a 2,192 e 2,285 euro, mentre venerdì si fermavano a 2,176 e 2,268 euro. L’aumento accumulato negli ultimi mesi emerge dal confronto con il 27 febbraio, prima dell’attacco di Usa e Israele all’Iran. Sulla rete ordinaria la benzina self costava allora 1,67 euro al litro e il gasolio 1,72 euro. Secondo Adusbef, grazie al taglio delle accise da 17 centesimi il prezzo del diesel in Italia è cresciuto del 26% rispetto al periodo precedente alla guerra, pari a 44 centesimi in più al litro, contro una media europea del 30%, circa 55 centesimi.

L’Unione nazionale consumatori aveva già segnalato l’impatto degli aumenti registrati tra venerdì e sabato: “in un solo giorno un pieno da 50 litri costa 70 cent in più per la benzina e 75 per il gasolio”. Dal 19 marzo al 10 settembre il governo è intervenuto con 8 decreti legge e 7 decreti ministeriali, riducendo le accise su benzina e gasolio e, di conseguenza, anche l’Iva applicata al prezzo finale. Fino al 17 settembre questi interventi avranno impegnato complessivamente 2,16 miliardi di euro.

L’ultima proroga mantiene fino a giovedì 17 settembre il taglio di 17 centesimi delle accise sul gasolio. Quasi tutte le risorse disponibili sono però già state utilizzate e Palazzo Chigi punta a sostituire gli interventi generalizzati con sostegni destinati ai consumatori e alle categorie più esposte ai rincari. La premier Giorgia Meloni ha indicato venerdì la direzione del prossimo intervento: “Vorremo un provvedimento più targettizzato verso i consumatori e i fruitori che hanno maggiormente bisogno – ha detto venerdì la premier Giorgia Meloni -. Sono ottimista che i primi della settimana prossima, o comunque al massimo durante la settimana prossima, arriveremo con il provvedimento”.

La maggioranza deve ancora trovare un’intesa su quali risorse utilizzare e a chi destinarle. Una delle ipotesi è attingere al miliardo di euro ricavato dalla vendita delle riserve di gas acquistate nel 2022, durante la fase più dura della crisi energetica. Le altre soluzioni dividono i partiti. La Lega continua a proporre un contributo delle banche, ipotesi osteggiata da Forza Italia. Il governo valuta anche una tassazione degli extraprofitti delle società che operano nella raffinazione, con il rischio indicato nel materiale di scoraggiare gli investimenti nel settore e provocare un aumento dei prezzi dei prodotti raffinati.

Tra gli strumenti per distribuire gli aiuti figurano i buoni benzina per i dipendenti. La Lega chiede di comprendere anche gli autonomi, mentre Forza Italia spinge per inserire i pensionati. Sono allo studio inoltre sostegni alle imprese di autotrasporto e uno sconto sul bollo auto.

Il decreto legge che ha prorogato il taglio delle accise consente inoltre al governo di intervenire sulle autorizzazioni per le estrazioni di gas e petrolio bloccate dalle Regioni, anche attraverso la nomina di commissari. Sono 38 le istanze pendenti per nuove ricerche ed estrazioni di idrocarburi o per il rinnovo delle concessioni.

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