Con il cambio del tecnico, l’Inter non ha fatto l’atteso salto di qualità. La media-punti di Mazzarri era superiore a quella del molto più esoso e carismatico Robi Mancini.
All’andata, al Meazza, la squadra, guidata dal livornese, aveva travolto il Sassuolo, 7a0, con una doppietta di Osvaldo, allontanato dal nuovo allenatore, dopo il litigio con Icardi.
Al ritorno, Handanovic ha incassato 3 “pappine” dagli emiliani, che hanno superato, in classifica, i nerazzurri, adesso più vicini al terz’ultimo posto che al terzo (-13 dal Napoli di Benitez, che fu cacciato da Moratti ). La seconda batosta consecutiva, quella incassata contro i bravi, e ben guidati da Di Francesco, giocatori del presidente Squinzi, ricchissimo e milanista, dopo quella con il Torino.
Qual’è la vera dimensione della “Beneamata”, che in questi giorni, densi di arrivi e partenze, somiglia, più che a un top-club, alla caotica stazione centrale di Milano, nelle ore di maggior traffico ?
Ed era proprio urgente licenziare Osvaldo, che ha un pessimo carattere ma i goal li ha sempre fatti, a differenza di Shaqiri e Podolski, con Kovacic che, dopo 2 anni in maglia nerazzurra, resta, ancora, un progetto di campione?
Ovviamente, no al ritorno di Cassano, con al seguito la moglie, che scrive velenosi tweet per bocciare gli allenatori di Totò, l’eterno incompreso ( ? ) del calcio italiano.
Mazzarri, Frustalupi e Pombelli ? Erano professionisti seri, ai quali, ingiustamente, sono state addossate tutte le colpe per le prestazioni della squadra, allora con una rosa molto meno competitiva di quella messa a disposizione del “Mancio”, Partite, forse, non esaltanti ma più dignitose, certo, di quella di Reggio Emilia contro Berardi e compagni.
Mister Walter è un “livornese di sabbia” scontroso, ma conosce il suo lavoro. Ha rilanciato il Napoli nel calcio di élite e ha avuto successo con presidenti molto esigenti come Spinelli, Foti, Garrone e de Laurentiis.
Qualcuno ha sostenuto, forse non a torto, che il coach toscano, a Milano, è rimasto “vittima di un cocktail letale di nostalgia, snobismo e, in parte, di un po’ di malafede”,
L’ex tecnico dell’Inter non meritava, certo, di far la fine del capro espiatorio.
Pietro Mancini

