Dalla gioia per il derby vinto contro l’Inter all’ennesima delusione europea. Il Milan perde 0-2 a San Siro contro il Ferencváros, incassa la terza sconfitta in quattro partite di Europa League e vede complicarsi la qualificazione. Le rotazioni di Amorim fanno emergere i limiti di una rosa che fatica a garantire continuità.
Milan-Ferencváros 0-2, Joseph segna due volte: Torriani/ De Winter che pasticcio
Milan, effetto yo-yo. Così non va. Dopo la vittoria nel derby contro l’Inter, i rossoneri fanno un altro passo indietro, perdono 0-2 contro il Ferencváros a San Siro e si complicano tremendamente il cammino in Europa League. Una squadra capace di vincere una partita importante come il derby e di perdere, pochi giorni dopo, ancora una volta in Europa. E non è più un episodio isolato. Tre sconfitte in quattro partite, seconda consecutiva dopo il 3-0 incassato contro il Bournemouth. In mezzo a tante difficoltà, l’unico successo europeo resta il 4-0 sul campo del Salisburgo. Troppo poco per un Milan che vuole tornare protagonista anche fuori dai confini italiani.
Il Ferencváros, arrivato a Milano a punteggio pieno, si conferma un avversario organizzato e concreto. Dopo un primo tempo chiuso sullo 0-0, gli ungheresi trovano il vantaggio al 52′ grazie a un clamoroso errore della difesa rossonera. De Winter serve all’indietro un pallone complicato a Lorenzo Torriani, schierato dal primo minuto al posto dello squalificato Maignan. Il giovane portiere prova a controllarlo in area, ma se lo lascia sfuggire. Joseph è il più rapido ad approfittarne e firma lo 0-1. Al 66′ è ancora Joseph a colpire, completando la doppietta personale e portando gli ospiti sullo 0-2. Il Ferencváros resta in inferiorità numerica dal 77′, ma il Milan non riesce a riaprire la partita.
Milan, le rotazioni di Amorim non funzionano: la rosa è davvero all’altezza?
Il Milan forse sta sottovalutando questa Europa League. Oppure sta semplicemente mostrando tutti i limiti di una rosa che, almeno al momento, sembra non avere la qualità e la caratura necessarie per sostenere rotazioni così ampie. Ruben Amorim ha cambiato parecchio rispetto alla squadra che aveva battuto l’Inter. In campo dal primo minuto Torriani, Terracciano, De Winter, Diawara, Bartesaghi, Hutchinson, Jashari, Musah, Cisse, Rabiot e Gonçalo Ramos. Fuori alcuni dei protagonisti del derby: Modric, Pulisic, Gila, Pavlovic, Moreira partono inizialmente in panchina.
Nel calcio moderno devono giocare tutti. Il calendario è fitto, gli impegni si moltiplicano e il turnover è diventato indispensabile. Ma cambiare così tanti giocatori non dovrebbe significare cambiare anche il valore della squadra. La vittoria contro l’Inter aveva mostrato un Milan capace di competere ad alto livello. La sconfitta contro il Ferencváros racconta una formazione che, quando modifica buona parte dei suoi interpreti, perde qualità e solidità. E allora viene spontaneo chiedersi se il problema siano le rotazioni di Amorim oppure una rosa che non offre ancora le stesse garanzie tra titolari e alternative.
Milan, Europa League in salita: tre punti dopo quattro giornate, ora serve cambiare passo
La sconfitta contro il Ferencváros lascia il Milan a tre punti dopo quattro giornate, con una sola vittoria e tre sconfitte. I rossoneri si ritrovano fuori dalla zona playoff nella classifica provvisoria e hanno ancora quattro partite per evitare l’eliminazione. Il calendario prevede la trasferta contro l’Olympiacos il 26 novembre, poi il Sunderland a San Siro il 10 dicembre. A gennaio le ultime due sfide della League Phase, contro il Levski Sofia in trasferta e l’Ararat-Armenia in casa.
Per raggiungere i playoff il Milan ha praticamente esaurito il margine d’errore. E per sperare di recuperare terreno sulle prime otto servirà un finale di fase finale quasi perfetta. Amorim deve trovare continuità, capire su quali giocatori può realmente contare e restituire alla squadra quella personalità vista nel derby. I rossoneri hanno bisogno, anche per il morale, di dare continuità ai risultati. Il Milan non può continuare a fare su e giù. Soprattutto in Europa, dove ogni passo falso rischia di coplicare la qualificazione.
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