Di Pietro Mancini
Milano, all’avanguardia in tutti i settori, nel calcio, è molto triste. E non solo per la scomparsa del gentiluomo degli stadi, Cesare Maldini, applaudito, domenica, al “Meazza” dai tifosi dell’Inter : un omaggio commovente e sentito.
Roberto Mancini, prima che da tecnico dell’Inter, ha fallito come manager. L’allenatore marchigiano non ha il carisma nè la personalità dell’ex santone del Manchester United, Ferguson, che svolgeva, molto bene, entrambi i ruoli.
A Thohir , che non vive nella metropoli lombarda, Massimo Moratti avrebbe dovuto spiegare il significato di un’espressione milanese : “Ofelè, fa el to mesté !.
Significa: “Ragazzo pasticciere, fai il tuo mestiere”. Lo si dice a chi si improvvisa esperto e cerca di fare un compito, per cui è “unfit”, inadatto.
E all’Inter manca un direttore sportivo, competente e presente, sul mercato, non un allenatore tuttofare, che “ordina” al proprietario di spendere tanti milioni per acquistare esose figurine, più che giocatori utili, come Eder e Kondogbia, relegati in panchina.
La crisi del Milan non è imputabile solo ai giocatori e al tecnico, mai gradito al Presidente. Ma risente dell’incertezza e del declino, non solo nel calcio, di Silvio Berlusconi, e dal dilemma : vendere o rilanciare il club ? Certo, il gran torneo del Sassuolo, che domenica potrebbe superare in classifica i rossoneri, è lo spot più efficace per l’arrivo, a giugno, del rampante tecnico, Eusebio Di Francesco, sulla panchina, sempre più traballante, di Sinisa Mihajlovic.




