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Milano-Cortina 2026, chi è Braathen: primo brasiliano d'oro ai Giochi che si è rimesso in pista dopo un anno di stop
Lucas Pinheiro Braathen ha realizzato il suo sogno e capolavoro

Milano-Cortina 2026, chi è Braathen: primo brasiliano d'oro ai Giochi
Un oro 'gigante'. Perché fa brillare di gioia un Paese intero dove neanche sulla montagna più alta, il Pico da Neblina, nello stato dell'Amazonas, al confine con il Venezuela, nevica mai. Lucas Pinheiro Braathen realizza il suo sogno e il suo capolavoro. Tre anni fa, alla vigilia della tappa di Soelden, aveva deciso di smettere per contrasti con la federazione norvegese riguardanti accordi di sponsorizzazione. Per la nazione scandinava, dove è nato nel 2000, aveva vinto diverse gare di Coppa del Mondo (tra cui una coppa di specialità nello slalom), eppure era stanco e demotivato e non ne voleva più sapere. Ma dopo un anno di inattività si è rimesso in gioco, o meglio sugli sci, cambiando nazionalità e prendendo il passaporto brasiliano, ereditato dalla madre, Alessandra Pinheiro de Castro.
Una scelta che è diventata una "missione" sociale (ma anche con risvolti personali commerciali) per diffondere lo sci tra una popolazione locale che ha sempre dato l'impressione di essere più interessata alle lunghe spiagge sabbiose. Ha scelto la giornata perfetta, olimpica, umida prima e bagnata poi da una fitta nevicata sulla pista iconica dello Stelvio, per vincere la sua prima gara in gigante con la nuova nazionalità, prendersi il titoloa cinque cerchi, spodestare un sovrano delle nevi come Marco Odermatt e stringere in un abbraccio ideale il Brasile e l'intero Sudamerica.
Lucas, come lo chiamano i suoi amici più stretti, Pinheiro, come lo invocano i tifosi innamorati della sua sciata "dolce come una musica", Braathen, come lo esaltano i telecronisti stranieri appena taglia il traguardo, era uno dei personaggi da seguire. E lui non ha tradito le aspettative in un Olimpiade dove alcune divinità, a partire da Odermatt così come Lindsey Vonn, il pattinatore americano Ilia Malinin e la ceca Ester Ledecka, sono cadute o non sono arrivate alla medaglia più preziosa. Il brasiliano ha ipotecato l'oro nella prima manche infliggendo quasi un secondo a Odermatt che nella seconda frazione ha provato a spingere per ridurre il gap: ma il brasiliano era in una giornata di grazia, ha indovinato tutto alla perfezione, disegnato linee pulite e chiuso mantenendo praticamente lo stesso vantaggio costruito nella prima manche sull'alvetico che si deve accontentare di un argento amaro, terzo l'altro elvetico Loic Meillard.
"Ho sciato seguendo completamente il mio intuito e il mio cuore, ed è questo che mi ha permesso di diventare campione olimpico. Non aveva nulla a che fare con la medaglia o con la storia che potevo scrivere. Volevo solo sciare come la persona che sono. So che posso diventare il migliore al mondo, se ci riesco al massimo", ha detto Braathen abbracciato da tutti, non solo dai brasiliani ma dall'intero Sudamerica rappresentato sugli spalti dello Ski Centre di Bormio. "Spero di poter ispirare alcuni ragazzi là fuori a credere che, nonostante ciò che indossano, nonostante il loro aspetto, nonostante la loro provenienza, possano seguire i propri sogni ed essere chi sono veramente - ha proseguito - . Perché questa è la vera fonte di felicità nella vita".
Per gli azzurri poca gloria. Alex Vinatzer, che arriva da un unico acuto stagionale (il secondo posto a Beaver Creek ad inizio dicembre), ci ha provato: undicesimo nella prima run ha gettato il cuore oltre l'ostacolo nella seconda ma come spesso gli accade la troppa foga lo ha fatto deragliare ed è uscito di traiettoria e dal tracciato. Con de Aliprandini (sfortunato per il distacco di uno sci) e Kastlunger fuori nella prima manche, alla fine l'unico azzurro a terminare la gara è stato Giovanni Franzoni arrivato a questo gigante esausto fisicamente e mentalmente ("Non ne avevo più, sono arrivato al limite e mi era anche uscita la spalla prima della seconda manche") che ha chiuso al 24/mo posto. Ora riposo prima di rigettarsi in Coppa del Mondo. Per Vinatzer invece la possibilità di usare le ultime cartucce: "Darò tutto e andrò al massimo". Di fronte avrà un avversario pieno di magia che veste i colori del Brasile e che piange a dirotto consapevole di aver fatto la felicità di mezzo continente. "Era scritto che sarebbe finita così - ha spiegato Braathen -, per me è ancora incredibile vedere il sogno che si realizza. E questa medaglia non mi cambierà".

