Dagli stop per temporali al caldo: perché alcune sedi americane sono sotto osservazione
Il Mondiale 2026 non avrà solo avversari in campo. Tra caldo, temporali e fulmini, il clima può diventare uno dei fattori più scomodi del torneo organizzato da Stati Uniti, Canada e Messico.
Il rischio più immediato riguarda le partite negli Stati Uniti. In diverse città americane il Mondiale si giocherà nel pieno della stagione dei temporali. Se un fulmine viene rilevato nelle vicinanze dello stadio, la gara può essere sospesa anche se sul campo non sta piovendo.
Il precedente è recente. Al Mondiale per Club 2025, l’ottavo di finale tra Chelsea e Benfica a Charlotte, in North Carolina, fu interrotto all’86’ per un fulmine caduto nella zona. La partita, iniziata alle 16 locali, riprese quasi due ore dopo. Il fischio finale arrivò alle 20.38, quattro ore e 38 minuti dopo il calcio d’inizio.
In quel torneo furono sei le partite interrotte da temporali. Con la Coppa del Mondo 2026 il problema può ripresentarsi, soprattutto nelle sedi del Sud-Est degli Stati Uniti e nella regione della Costa del Golfo.
Le città più osservate sono Atlanta, Dallas, Houston, Kansas City, Miami, Boston e l’area New York-New Jersey. Anche Città del Messico e Monterrey possono essere esposte a condizioni meteo complicate. Alcuni stadi, come quelli di Atlanta, Dallas e Houston, hanno tetti fissi o retrattili. Ma il tetto non basta se il rischio è all’esterno dell’impianto e coinvolge pubblico, staff, squadre e sicurezza.
Negli Stati Uniti, in caso di fulmini, si seguono le raccomandazioni delle autorità locali. La National Oceanic and Atmospheric Administration indica la necessità di sospendere le attività all’aperto e attendere almeno 30 minuti dopo l’ultimo tuono o fulmine prima di riprendere. Nei protocolli usati per gli eventi sportivi, il riferimento operativo può essere il rilevamento di scariche entro circa 8 miglia, pari a 12,8 chilometri, dallo stadio. Ogni nuovo fulmine fa ripartire il conto alla rovescia.
La Fifa non può ignorare queste indicazioni. Se una partita viene sospesa per maltempo, la gestione viene valutata caso per caso. Non c’è un tempo massimo fisso oltre il quale la gara viene automaticamente cancellata. La priorità resta la sicurezza di giocatori, staff e tifosi.
Non ci sono solo i fulmini. L’altro fronte è il caldo. Secondo un’analisi di World Weather Attribution, le condizioni climatiche del Mondiale 2026 possono esporre giocatori e pubblico a temperature pericolose, con un rischio più alto rispetto al Mondiale americano del 1994. Reuters ha riportato che fino a un quarto delle 104 partite potrebbe essere giocato sopra soglie considerate critiche da Fifpro, il sindacato mondiale dei calciatori.
Il medico fisiatra Andrea Bernetti, professore ordinario di Medicina fisica e riabilitativa all’UniSalento e segretario generale della Simfer, spiega che il caldo non si misura solo con la temperatura dell’aria: “Il calore ambientale non viene misurato con il semplice termometro, ma con l’indice Wbgt (wet bulb globe temperature), un parametro che calcola la temperatura reale percepita unendo calore, umidità, vento e radiazione solare. Quando questo valore supera i 28-30 gradi, il corpo umano è sottoposto a condizioni pericolose che possono innescare serie problematiche fisiche. Infatti, per disperdere il calore e non surriscaldare gli organi interni, il sangue viene preferenzialmente orientato verso la superficie per favorire la sudorazione, riducendo l’apporto ai muscoli scheletrici in piena attività, che rimangono così a corto di ossigeno. Il risultato è un fenomeno noto come deriva cardiovascolare: a causa della massiccia sudorazione e della vasodilatazione cutanea, il cuore è costretto a battere molto più velocemente, a parità di sforzo, solo per mantenere la normale gittata sanguigna. Le conseguenze in campo sono immediate. Il minor apporto di ossigeno costringe i muscoli a bruciare le riserve di zuccheri in modo molto più accelerato, anticipando l’esaurimento muscolare. A questo si unisce un inevitabile calo della lucidità e della prontezza mentale: rallentano i tempi di reazione e si moltiplicano gli errori tecnici e i falli da ritardo di intervento. Inoltre, la fatica acuta altera il controllo motorio, esponendo l’apparato muscolo-scheletrico a un rischio infortuni nettamente superiore”.
Il problema riguarda anche l’adattamento fisico. Le squadre si muoveranno tra tre Paesi e fasce climatiche molto diverse. Questo può ridurre il tempo necessario al corpo per abituarsi al caldo. Secondo Bernetti, “il vero nodo critico dei Mondiali 2026 risiede probabilmente anche nell’impossibilità di una corretta acclimatazione. Fisiologicamente, occorrono dai 7 ai 14 giorni di esposizione graduale per permettere al corpo di adattarsi al calore, ottimizzando la sudorazione e il volume plasmatico. Ma il format del torneo – osserva – prevede che le squadre, in alcune fasi del torneo, si spostino attraverso tre nazioni con fasce climatiche radicalmente diverse. Dal punto di vista medico gli spostamenti riducono le possibilità fisiche di completare i fondamentali adattamenti termoregolatori, con il ‘termostato’ interno degli atleti continuamente resettato. I Mondiali del 2026, quindi, non saranno vinti solo da chi avrà le doti tecniche migliori, ma da chi disporrà dello staff medico capace di implementare i più avanzati protocolli preventivi, dall’idratazione iper-personalizzata fino alle strategie di pre-cooling, come l’uso di giubbotti di ghiaccio e bagni freddi pre-partita per abbassare la temperatura corporea basale prima di scendere in campo”.
Il Mondiale partirà con l’attenzione sui campioni, sui gironi e sulle favorite. Ma il calendario estivo nordamericano porta in campo un’altra variabile. Una partita può cambiare per un temporale improvviso, per una lunga sospensione o per un caldo che svuota gambe e lucidità.
Negli Stati Uniti il calcio dovrà adattarsi anche a questo. Non solo avversari, arbitri e pubblico. Nel 2026, in alcune sedi, il meteo può diventare il vero uomo in più.

