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Inter, Moratti: "Thohir deve spendere. Ho lasciato perché...."

Non e' piu' il patron ed e' uscito dal consiglio, ma Massimo Moratti e l'Inter sono uniti da un legame indissolubile. E lui, il presidente del "triplete", non ha nessuna intenzione di scioglierlo come si evince da un'intervista al Corriere della Sera. Per lui l'Inter "e' un sentimento che si trasmette dai tifosi alla societa' ai giocatori e a tutto quello che diventa passione, ricordo, affetto e che ci completa la vita". L'Inter non e' certo "un'azienda, come non lo e' il calcio a maggior ragione nel caso dell'Inter". E poi, aggiunge, "ci sono i tifosi, con i loro sogni, le loro speranze, le loro aspettative. Ho sempre pensato che fossero loro i veri padroni dell'Inter".

Adesso sulla panchina nerazzurra e' tornato Roberto Mancini, l'uomo che lo ha fatto vincere e che Moratti voleva anche da calciatore: "la prima idea che avevo avuto era stata quella di prendere Cantona e Mancini. Poi l'ho cercato altre due volte: a fine ottobre 1996 era tutto fatto, poi Enrico Mantovani mi aveva spiegato che ci sarebbe stata una sollevazione popolare dei tifosi della Samp. E io mi sono tirato indietro". Cosi' a giugno 1997 era arrivato Ronaldo "ed e' stato il miglior investimento dei miei 18 anni di presidenza, perche' ci ha aperto il mondo; era fortissimo, irraggiungibile per talento e velocita' e nessuno pensava che ce l'avremmo fatta a prenderlo, visto che era del Barcellona". C'e' anche Ibra nel suo cuore: "ha doti straordinarie, ma soprattutto ti fa vincere. Con noi tre scudetti di seguito. Qualche giorno fa stavo riguardando la partita con il Parma, sotto il diluvio nel maggio 2008. Era stato grandissimo, ma non solo lui. Penso per esempio a Balotelli, che giocava all'ala. Mi spiace molto che stia attraversando un periodo cosi'; ha avuto grandi opportunita', ma non e' riuscito a raccogliere quanto avrebbe potuto. Si e' involuto rispetto a quando giocava con l'Inter".

Via Ibra, le fortune dell'Inter le ha fatte Mourinho. "Mi ha sempre ricordato Herrera. Grande lavoratore, serio, scrupoloso, sempre pronto a difendere la societa'. E vincente". "Sarebbe potuto tornare a Milano con la squadra, dopo aver vinto la Champions League, ma nessuno e' perfetto - continua Moratti - il bello e' che due giorni dopo, era a cena a casa mia". C'e' chi continua a rimproverare a Moratti di non aver venduto i giocatori migliori e piu' cari dopo il Triplete: "Non capisco come si possa sostenere questa tesi, nei confronti di giocatori che per noi sono stati fondamentali per anni. Campioni e uomini eccezionali, mai li avrei ceduti, nemmeno Milito, per le parole dette a Madrid. Non avrebbe avuto senso, perche' davanti a tutto c'e' il bene della squadra. E con tutti loro abbiamo vinto il Mondiale"

C'e' un altro campione che Moratti aveva sognato per l'Inter: Francesco Totti. "Ero a Roma con il presidente Sensi, nel 2007; stavamo chiudendo per Chivu e gli buttai li': 'se per caso vuoi cedere Totti, devi solo indicare la cifra'. Ma lui senza nemmeno pensarci un secondo, mi aveva risposto: 'no, Totti resta qui, non lo cedero' mai'. E aveva ragione, anche se da noi Totti avrebbe vinto il Triplete, perche' e' un giocatore straordinario, cattivissimo in campo quando ci affronta ma gentilissimo prima e dopo". Da Moratti a Thohir: "Non ho mai pensato di essere un presidente a vita e quando ho capito che era necessario cambiare, per ridare spinta alla societa', ho deciso di cedere la maggioranza. Thohir e' giovane, ha voglia di fare e di fare bene. La sua famiglia ha grandi disponibilita' economiche; vuole comandare ed e' giusto cosi'. Con mio figlio e con Ghelfi abbiamo lasciato le cariche che avevamo perche' si era creata una situazione non molto simpatica. Il silenzio dei dirigenti dopo le parole di Mazzarri su di me non e' stato bellissimo - ammette Moratti - ma sono amico di Thohir e questo episodio non ha incrinato i nostri rapporti che restano ottimi".

"Credo che ormai - continua Moratti - abbia capito che l'Inter e' un club diverso da tutti gli altri. Unico. E vale per tutti: dirigenti, allenatori, giocatori. I tifosi interisti sono molto competenti, ma anche esigentissimi e non contemplano la modestia. Chi segue o fa sport ai massimi livelli non puo' puntare al decimo posto. Una volta un tifoso per strada mi ha detto: 'bisogna spendere di piu''. Aveva ragione. La scelta di Mancini, che e' di Thohir e che a me e' piaciuta, va in questo senso, cosi' come mi e' piaciuto che Mancini abbia parlato del terzo posto come di un obiettivo anomalo".

Quello che Moratti ha capito in tanti anni e' che "il calcio non e' un'azienda. Non lo e' in assoluto e non lo e' a maggior ragione nel caso dell'Inter. E' giusto rispettare perimetri e parametri, ma l'azienda non c'entra niente, perche' non c'e' tempo per i bilanci. Ogni settimana o addirittura ogni tre giorni, c'e' una verifica e il risultato di una partita conta sempre molto. Non esiste la programmazione a medio o lungo termine. E poi ci sono i tifosi, con i loro sogni, le loro speranze, le loro aspettative. Ho sempre pensato che fossero loro i veri padroni dell'Inter. Per questo anche ai tempi di papa', per tutti noi della famiglia, l'Inter e' sempre stata soltanto una passione. E proprio per questo guidarla e' anche una sofferenza, che va al di la' di quella del tifoso, perche' ne hai la piena responsabilita'. Ma e' stata un'esperienza magnifica". Moratti e' stato accusato di aver speso troppo per l'Inter e la moda attuale e' tirar fuori i bilanci di questi anni: "ho sempre cercato di investire, per tenere il club in alto, perche' l'Inter e' fatta per restare al vertice e perche' Milano e' una citta' esigente, alla quale devi sempre dare il massimo; ha forza di trascinamento, entusiasmo, progettualita' vera e sa offrire grandi opportunita' a tutti".

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