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Moratti-Moggi, stretta di mano."Telefonate di Bergamo? Presa in giro"

Una calorosa stretta di mano, prima e dopo il processo. Luciano Moggi e Massimo Moratti si sono salutati come due vecchi amici al processo che vede imputato l'ex dg della Juventus per diffamazione nei confronti dell'ex bandiera nerazzurra Giacinto Facchetti.

Moratti ha deposto come teste della difesa. Al termine dell'udienza, i due si sono trattenuti per qualche minuto a parlare tra i flash dei fotografi.

Di fronte al giudice monocratico Oscar Magi, l'ex patron nerazzurro aveva detto che le telefonate ricevute dai designatori arbitrali PierLuigi Pairetto e Paolo Bergamo sembravano una "presa in giro", che "volevano far credere ci fosse un clima di simpatia nei confronti dell'Inter", dopo anni di torti arbitrali.

Moratti e' stato chiamato dalla difesa Moggi a deporre, in particolare, sulle telefonate tra lui e i designatori. Rispondendo alla domande della difesa e della parte civile, il Presidente del 'triplete' ha spiegato di avere avuto "qualche volta, non spesso" colloqui con i designatori. "Erano telefonate di cortesia - ha precisato - che io non ho mai fatto, ma ho sempre ricevuto".

In queste telefonate, ricorda Moratti, "si parlava di com'era andata la partita, se gli arbitri erano stati bravi. C'era da parte di Pairetto e Bergamo un atteggiamento di chi vuole mantenere una certa apertura e dialogo con tutte le societa'". "Io non sono granche' curioso - ha proseguito l'ex Presidente - ero anche imbarazzato per quelle telefonate". Alla domanda se ci fossero stati incontri anche al di fuori delle sedi istituzionali tra lui e i numeri uno dei 'fischietti', Moratti risponde: "Ci siamo visti per i pranzi della Federazione e con Bergamo ci incontrammo anche a Forte dei Marmi, dopo il 5 maggio (ndr la partita persa dall'Inter contro la Lazio che fece perdere lo scudetto ai nerazzurri). Bergamo voleva far vedere che la Federazione non ce l'aveva con noi, che quello era stato un incidente". A Moratti e' stato chiesto conto anche della telefonata con Bergamo intercettata in 'Calciopoli' (gennaio 2005) in cui esprime soddisfazione per la conduzione della gara Inter - Sampdoria da parte dell'arbitro Bettini e racconta al designatore di essere andato a trovare quest'ultimo ("il ragazzo") negli spogliatoi. "Ci andava anche qualcun'altro a trovare gli arbitri - precisa un po' seccato Moratti - non era una cosa proibita, ma un atto di cortesia. Le mie intenzioni non erano di sporcare il calcio, se questo e' il retropensiero della domanda. L'ho gia' detto, quelle telefonate mi volevano far credere ci fosse chissa' quale clima di simpatia, rispondevo perche' sono educato".

Fuori dall'aula Moratti ha parlato della crisi interista sdrammatizzando. "E' una situazione che capita nel calcio, sembra drammatica ma l'importante e' che chi ne e' protagonista non la veda drammatica. Sia il presidente sia l'allenatore hanno le qualita' per uscire molto bene dall'attuale crisi". E ancora: "Ci sono delle partite che riescono male e altre che riescono bene, domenica eravamo partiti benissimo ma il fatto di aver preso quel gol ci ha azzerato. L'obiettivo Champions? Attraverso l'Europa League si puo' fare, in campionato penso sia piu' difficile".

Sul banco degli imputati anche Roberto Mancini, che nelle 10 gare sulla panchina nerazzurra ha raccolto soltanto 10 punti: "Se la scelta di Mancini rimane condivisa da tutti? Mah, non lo so, immagino, certo non e' un momento facile ne' per lui ne' per la squadra. Speriamo di avere piu' fortuna e che anche lui possa far giocare al meglio quelli che ha". Moratti ha poi parlato anche di quanto capitato al termine della gara contro il Sassuolo, con il litigio tra Icardi e i tifosi: "E' un rapporto fra il pubblico e il giocatore, quindi e' sempre difficile capire esattamente quello che e' successo. L'importante e' che i giocatori siano sereni altrimenti non possono svolgere bene il loro compito".

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