
Di Alberto Foà
A proposito di pesci, non nel senso di scherzi ma di nuotatori, pare che gli atleti sudafricani partecipanti ai mondiali in vasca di Barcellona viaggeranno a spese loro perché la federazione è più stirata delle camicie di Costanzo e gli sponsor non tirano fuori un soldo.
Bene, cioè male, anche perché in Italia c’è chi ha problemi simili: non gli atleti, l’Italia intendo. Tanto – cioè in questo caso poco – che servirà un miracolo per organizzare in maniera decente i Mondiali di ciclismo in Toscana.
Venendo a noi, cioè al pallone – che degli sport è quello economicamente più scoppiato di tutti ma come ogni bolla che si rispetti è tenuta in vita fin quando non ci sarà qualcuno cui scaricare in toto la patata bollente – a fine marzo si sono avute diverse conferme: la Juve vincerà il titolo, il Napoli è tutt’altro che morto nonostante presidente e allenatore abbiano cercato di avvelenarlo al momento del dolce, da quando è arrivato Balotelli El Shaarawy non segnerebbe nemmeno su rigore a porta vuota potendo usare le mani, l’Inter di Stramaccioni terminerà lontana dalla zona Champions e Stramaccioni terminerà di allenare l’Inter, il problema della Roma non era Zeman e se c’è una squadra che trae vantaggio dal fatto che a Cagliari si giochi a porte chiuse quella è il Cagliari.
Il campionato ormai ha ben poco da dire, la Nazionale anche (si è cercato di far passare la vittoria su Malta come un’impresa), stiamo a vedere la Champions dove, per ora, è sopravvissuta la Juve e dove, comunque, ci sono delle squadre – e dei giocatori – capaci di giocare un buon calcio.
Intanto, tra i vari Pesci d’Aprile, circolati tra Pasqua e dintorni, vanno segnalati il ritorno di Mourinho all’Inter, il passaggio di Conte all’Inter, l’acquisto di Messi da parte dell’Inter, l’Inter che vende Chivu e Cambiasso e in cambio ha Robben, Sanchez e Montoya e la Juve che compra Anelka. Tutte puttanate. In un senso o nell’altro…
