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di Alberto Foà

Ho un amico che fa il fantino ed è un grande amico, prima che un grande fantino. L’altro ieri, tornato dal Giappone a San Siro, ha subito vinto 3 corse e ieri 4 (anzi, ne avrebbe siglate 5 se non avesse subìto una retrocessione). Poi, felice come una Pasqua allungata è tornato a casa, dalla sua famiglia – “il bene più prezioso che ho”, dice – pronto a gustarsi la partita della sua – “la passione più malata che vivo”, spiega – Inter.

Bene, cioè male, perché il sapore che gli è rimasto in bocca non è stato di certo dei più dolci e se anche poi moglie e figli sono riusciti come (quasi) sempre a farglielo tornare, l’Inter in pochi minuti (specialmente quelli finali) era riuscita nell’impresa di fargli sparire il buonumore.

A voler guardare le cose nel modo giusto – cioè con gli occhi aperti senza le classiche fette di salame del tifoso – però, la vittoria dell’Atalanta di ieri a Milano non è affatto una sorpresa: 1) basta leggere le formazioni e si capisce quale delle due squadre nerazzurre vantasse titolari – e soprattutto riserve – più forti, 2) ammesso che una delle due compagini in campo avesse delle vere motivazioni a parte quelle (del tutto inesistenti) di classifica, quella non era l’Inter, 3) ammesso che la squadra di Stramaccioni – chissà fino a quando sarà di Stramaccioni e fino a quando dovremo sforzarci di chiamarla squadra? – abbia uno straccio di gioco da applicare, in casa funziona ancora peggio – ed è tutto dire – che fuori dove, perlomeno, l’avversario non viene preso sottogamba.

Certo, il mio amico Dario e gli altri tifosi, primo tra tutti il - troppo tifoso e poco presidente – presidente Moratti possono anche imprecare alla malasorte, agli infortuni (attenti però, che se dei 1200 giocatori che hai in rosa se ne fanno male 1199 non è sfiga, è questione di metodo e preparazione, meglio ancora, cioè peggio, le due cose insieme) e agli arbitri.

Ora che il signor Gervasoni abbia arbitrato male è poco ma sicuro ma mentre Dario ha tutti i diritti di lamentarsi, Moratti tutto dovrebbe fare tranne che trovare alibi e attenuanti ai suoi. Ai suoi giocatori, intendo, al suo allenatore e ai suoi errori. Già perché Cassano a parte (tra parentesi, ora si è fatto male anche lui) il centrocampo-attacco della squadra non ha elementi di classe, la difesa è superabile perché superata anche anagraficamente con l’eccezione di Ranocchia (che a vederlo ieri potrebbe fare bella figura con Kermit e la fidanzata Peggy al Muppet Show, non in una squadra di serie A), perché quando si è fatto sedere in panchina il giovane Stramaccioni si pensava si puntasse tutto sui giovani e invece i giovani - Moratti, Branca e lo stesso Strama – o se li sono venduti o non li fanno giocare, ma in compenso si è preso Rocchi…

Per tutti questi più tutti gli altri motivi, Moratti e Stramaccioni (Branca, che dei tre, calcisticamente parlando è il vero “cretino”, è molto più furbo degli altri due e si limita a far danni, tacere e ritirare lo stipendio) non dovrebbero prendersela con l’arbitro. Specialmente Moratti, che dopo tutti questi anni due cose dovrebbe averle imparate: 1) lamentarsi di non avere un rigore a favore da 21 partite non sempre serve ad averne uno alla ventiduesima e tu, Inter, nel caso, diventi la Juve 2) anche se te lo dessero, prima di tornare a vincere qualcosa di serio devi quanto meno non prenderle dall’Atalanta a San Siro dopo che stai vincendo 3 a 1. Altrimenti puoi sempre fare come me e come il mio amico Dario. Darti all’ippica…

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